BAGNO A RIPOLI – La parola come salvezza nel nuovo romanzo del ripolese Simone Ceccarelli.
“Le parole e il gesto inaspettato” edito da Kimerik è un viaggio introspettivo (cui si affianca l’esteriorizzazione dell’esperienza psicanalitica vissuta in prima persona dall’autore) dove non mancano dolore, disperazione e sentimenti di morte e dove la parola è insieme la strada e la meta per salvarsi.
La parola scritta, detta, urlata o solo pensata è per Ceccarelli nel suo essere ciò che indica e categorizza la realtà dentro e fuori di noi, ciò che dà nome e voce al dolore, lo svela e così ci permette di affrontarlo e superarlo.
Tra il saggio filosofico e la finzione letteraria (dove lo scrittore immagina di dar vita a uno scritto e ne cura allo stesso tempo l’interpretazione da parte di un ipotetico lettore) l’opera è un interessante riflessione sulla psiche umana, cui si aggiungono conoscenze ed esperienze
nell’ambito della psicanalisi.
“Riuscivo a percepire tutto, ma non arrivavo a dirlo – dice Ceccarelli – In essa mi sono poi smarrito. Intendo nell’analisi. Essa, l’analisi, mi ha lasciato esporre liberamente il mio linguaggio, mi ha sorretto nel questionare la dolenza del quieto lamento interiore e mi ha condotto a confrontarmi con quel vuoto".
"Occorre riflettere – dice ancora – che quando il dolore comincia a vocalizzare, a cantare e a spedirci parole come remissive non si può più né trascurarlo, né tantomeno fingere che esso non ci sia o che non faccia parte di noi”.
Un libro-catarsi sia per l’autore (che nel racconto trova una via di scampo, di riflessione e di riappacificazione) ma anche per il lettore che vi si immedesima, si sente capito e non più solo fino a trovare nella lettura di queste pagine una chiave di lettura anche della sua interiorità.
Ecco che allora l’opera di Ceccarelli diventa anche sociale sia per la condivisione di esperienze psicologiche e psicanalitiche, per il coraggio di parlarne, sia perché alla fine di questo percorso trasforma quel dolore in un momento di comunione, per pensare all’altro, imparare a parlarsi ed ascoltarsi.
Un libro per tutti: chi infatti dice l'autore “non si è mai scoraggiato di fronte allo svolgersi di una quotidianità incomprensibile, dai tratti a volte drammatici?”.
Il dolore c’è, “c’è sempre stato – ci ricorda – ed è qui fin dalla nostra nascita. È radicato e sepolto nel sottosuolo come un reperto archeologico. Si deve soltanto avere un po’ di coraggio per iniziare ad ascoltare e a narrare le parole che gentilmente ci dona. Bisogna scavare e lasciarsi soffrire”.
Ma (sempre attraverso la parola) per farlo emergere e guarirlo: “Il dolore va affrontato e superato – conclude Ceccarelli – bisogna affidare alla parola, scritta o detta, la propria "dolenza" ed essa ne sarà guaritrice”.
di Redazione
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