GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – I carabinieri della Stazione di Grassina, guidati dal maresciallo Antonio Bonafede, hanno individuato e fermato gli autori dei furti su auto (una trentina) commessi nel comune di Bagno a Ripoli (in particolare a Grassina e all'Antella) dalla fine del 2014 al mese 2015.
Si tratta di due coniugi, BG.A. e T.L., di 44 e 41 anni, di origine rumena, già conosciuti alle forze dell’ordine.
Fanno infatti parte di una nota e numerosa famiglia malavitosa proveniente dal nord Italia, insediatasi nella zona di Firenze Sud dove, circa un anno fa, aveva occupato abusivamente un appartamento di una casa popolare; subito dopo che il legittimo inquilino era deceduto per cause naturali.
I carabinieri grassinesi li hanno individuati come responsabili dei furti al culmine di un’intensa attività investigativa, nata in seguito alle denunce di furto su auto.
Furti che avvenivano, in maniera sistematica e con lo stesso modus operandi, nei paesi di Grassina e dell'Antella.
In molte delle denunce i cittadini segnalavano la presenza sul luogo del fatto sempre dello stesso veicolo (risultato poi intestato a uno dei due indagati): da qui è partita l'indagine, che che messo insieme il “vecchio stile” e le nuove modalità investigative.
Servizi di controllo capillare del territorio, acquisizione di informazioni e videoregistrazioni (determinanti i sistemi installati all’interno del parcheggio della casa del popolo dell'Antella), sensibilizzazione dei cittadini residenti, l'opera di volontariato dell’associazione nazionale carabinieri (distaccamento di Grassina).
Alla fine i miliatri sono riusciti a identificare gli autori di questa raffica furti che stava creando allarmismo e preoccupazione crescenti tra i cittadini.
I furti si verificavano per la maggior parte nell’orario serale, prima di cena, in zone isolate (parcheggi dei cimiteri, dei supermercati, nelle vicinanze di chiese e parchi pubblici) e con lo stesso modus operandi.
Marito e moglie arrivavano sul posto con un proprio veicolo: la donna faceva da “palo” e l'uomo, dopo aver individuato l'obiettivo, procedeva alla rottura del finistrino e all’asportazione di borse, oggetti, denaro e quant’altro potesse esserci di valore.
La refurtiva veniva immediatamente visionata dai ladri, che trattenevano per loro denaro contante e oggetti di valore, e si disfacevano di tutto ciò che potesse essere riconducibile all’identità dei derubati. In modo tale da non essere sospettati in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine.
I numerosi veicoli utilizzati erano svariati, e tutti in uso alla "famiglia" malavitosa, che però era intestaria solo di uno dei mezzi, mentre gli altri erano intestati a prestanome, residenti anche nel nord Italia.
Ed è proprio dall’individuazione dei veicoli in uso ai responsabili dei fatti (alcuni sono stati anche sequestrati in quanto privi della copertura assicurativa) che i carabinieri sono alla fine riusciti a risalire alle generalità degli autori materiali dei furti.
Carabinieri che sono riusciti anche a individuare il luogo in cui vivevano i due coniugi. Che, manco a dirlo, occupavano abusivamente, insieme ad altri familiari, un appartamento popolare di Firenze. In cui c'erano pure i mobili del precedente assegnatario, deceduto.
Numerosi gli appostamenti che hanno permesso, oltre al resto dell'indagine, di acquisire inconfutabili elementi probatori nei confronti dei due indagati. Che nel frattempo sono stati anche costretti a lasciare il luogo di dimora abusivamente occupato, e a ripiegare nel nord Italia.
Parte della refurtiva recuperata è stata infine restituita ai legittimi proprietari.
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA























