La storia e i retroscena di “Cristo si è fermato a Eboli” nel lavoro di Coccia

Il romanzo di Carlo Levi è stato scritto a Firenze, se ne parla oggi alle 17 alla biblioteca comunale

SAN CASCIANO  – È a Firenze che Carlo Levi ha scritto “Cristo si è fermato a Eboli” uno dei libri più importanti del dopoguerra. Quella storia Levi, medico e pittore, ebreo antifascista, membro del Comitato Toscano di Liberazione, la scrisse mentre per le strade c'erano le retate di ebrei, si uccidevano renitenti alla leva e dal cielo gli Alleati bombardavano gli scali ferroviari per impedire i rifornimenti ai tedeschi.

 

Il giornalista Nicola Coccia ha ricostruito oggi quella vicenda in un volume intitolato “L’arse argille consolerai: Carlo Levi, dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti”, (Edizioni ETS) che sarà presentato venerdì 16 marzo alle ore 17 nella sala della biblioteca comunale di San Casciano, in via Roma, 37 alla presenza dell’autore che, per sei anni ha setacciato gli archivi di Stato di Matera, Roma, Firenze, Torino, nonché quelli della casa editrice Enaudi.

 

Coccia ha anche rintracciato in Basilicata, Lazio, Toscana, Svizzera e Stati Uniti le persone che avevano incontrato Carlo Levi. Nell’ultimo capitolo c’è l’intervista alla figlia segreta dell’antifascista torinese.

 

Nelle sedici pagine di fotografie, molte inedite, vi è quella dell’uomo che ha suggerito a Carlo Levi il titolo del suo capolavoro “ Cristo si è fermato a Eboli” e un quadro, molto significativo, rimasto chiuso in una stanza per settant’anni.

 

Le vicende umane raccontate nel libro, cominciano dal confino, da Aliano e Grassano in Basilicata, dove Carlo Levi venne sbattuto dal fascismo, per poi concludersi a Firenze dove l’antifascista torinese rimase per quattro anni.

 

Carlo Levi cambiò molte volte casa e infine trovò rifugio nell’abitazione di Anna Maria Ichino in piazza Pitti che dal 1938 al 1944 salvò molti partigiani, ebrei, studenti e intellettuali. Ed è di questi giorni la notizia che sono state intitolate due piazzette ai lati di piazza Pitti, a Carlo Levi e Anna Maria Ichino.

 

Il merito va anche a Nicola Coccia, che con questa sua opera, ha vinto l’edizione 2016 del premio letterario nazionale “Carlo Levi”.         

 

di Antonio Taddei

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