SAN CASCIANO – La notizia non poteva che destare scalpore nella comunità sancascianese. Dove i protagonisti di questa vicenda sono molto conosciuti.
L'accusa per i quattro fratelli Conticelli (Paolo, Piero, Gianni e Stefano), è di aver imbottigliato vino Chianti senza che fosse prodotto nei filari entro la denominazione. Anzi, sarebbe arrivato da aree geografiche al di fuori della Toscana.
Un'accusa che li porterà, il prossimo 15 giugno, davanti al giudice Maria Filomena De Cecco, dopo che gli è stato notificato un decreto di citazione diretta a giudizio da parte del pubblico ministero, Fedele La Terza.
L'accusa è quella di contraffazione di denominazioni di origine di prodotti agroalimentari in concorso.
In pratica, sostiene l'accusa, il vino veniva imbottigliato con il bollino Chianti e prodotto in circa 35 di ettari a Rignano sull'Arno (Firenze), in località Castiglionchio: in realtà non sarebbe arrivato da quei filari ma da altre aree geografiche fuori dalla Toscana.
Tutto sarebbe partito dalla denuncia del proprietario del terreno, che lo aveva affittato ai Conticelli. Ma che poi avrebbe evidenziato come questi ettari non venissero coltivati per la produzione.
Da qui gli accertamenti della guardia di finanza. Che hanno portato, infine, a fissare la data di inizio del processo.
Da parte del Consorzio Vino Chianti solo un commento lapidario: "Siamo felici e ringraziamo le forze dell'ordine che così facendo difendono le nostre aziende e i nostri agricoltori che lavorano onestamente. Chi invece è disonesto deve essere fermato".
Adesso spetterà al giudice, a partire dalla prossima metà di giugno, stabilire se le accuse siano veritiere.
di Redazione
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