L’INTERVISTA / Don Stefano Ulivi a Impruneta: “La chiesa è aperta, ora tocca alle persone”

Da circa un mese ha sostituito don Luigi Oropallo alla guida della parrocchia imprunetina: lo abbiamo incontrato per una chiacchierata piena di entusiasmo, idee, positività

IMPRUNETA – C’è nuovo fermento nella Basilica di Santa Maria, all’Impruneta. Dove da circa un mese, dopo quasi 30 anni di guida spirituale di monsignor Luigi Oropallo, si è insediato don Stefano Ulivi.

Un avvicendamento deciso dall’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, nell’ambito degli spostamenti che ogni anno, a settembre, vanno ad interessare le parrocchie della Diocesi fiorentina.

E si può dire, senza timore di venire smentiti, che per Impruneta è stato un cambiamento “storico”.

Incontriamo don Stefano, 64 anni, in piazza all’Impruneta: arriva a bordo della sua moto, ci sediamo al Bar Italia e iniziamo una chiacchierata nella quale ci travolge di entusiasmo, idee, positività.

Don Stefano, partiamo… dall’inizio del suo percorso.

“Sono nato nel Mugello, ma a sette anni ci trasferimmo a Firenze. Nel 1987 la mia ordinazione a sacerdote. Il primo incarico è stato da vice parroco (1987-93), poi ho avuto incarichi in parrocchie fiorentine fino all’ultimo, dal 2014 al 2026, a Barberino di Mugello. Adesso… eccomi qui”.

Come ha preso la decisione del vescovo, a Barberino di Mugello le erano a dir poco affezionati.

“Ai luoghi e alle persone ci si affeziona, è inevitabile, ma si deve essere pronti a cambiare. Di questi tempi, quando si arriva ai dieci anni in una parrocchia si inizia a sentire un po’ di “vento” di trasferimento. E’ inevitabile: il ruolo dei parroci non è più quello di un “padre”, ma di una sorta di “presidente” di una comunità religiosa, che deve interfacciarsi con tutti, istituzioni, associazioni”.

Che parrocchia ha trovato?

“C’è da impegnarsi un po’, per costruire molti percorsi. Quest’anno ad esempio non ci sono state prime comunioni. Il prossimo anno forse ce ne saranno due o tre. Ma guardo già oltre: nel 2026 si sono iscritti 18 bambini in terza elementare, spero che saranno 18 prime comunioni in Basilica”.

Del resto il ruolo che aveva monsignor Oropallo, qui e in tutta la Diocesi (e non solo), era impegnativo…

“Don Luigi ha svolto un’attività molto delicata, quella degli esorcismi, che lo assorbiva molto. Se continuerà a svolgerli e a celebrare la Messa del mercoledì mattina? Doveva venire una volta al mese, ma non se la sente di continuare. Io gli ho detto che qui deve sentirsi come a casa, ma a meno di situazioni specifiche non verrà più. Se qualcuno chiederà specificatamente di lui, potrà contattarlo: c’è un cartello in chiesa, con un numero di telefono apposito, da chiamare dopo le 16. Il mercoledì mattina svolgerò io le funzioni religiose, con semplici benedizioni al termine”.

Che parrocchia ha trovato?

“Immensa”.

Il “campino del prete” è stato venduto: lei cosa avrebbe fatto?

“Io penso che avrei cercato di tenerlo. O, comunque, se ne sarebbe parlato prima di tutto con la comunità”. 

In paese si dice che fin da subito anche molti giovani hanno cominciato a ri-avvicinarsi alla parrocchia.

“Sì è già aggregato un bel gruppo di giovani. Ho provato subito a ricontattarli, erano quelli del dopo cresima. L’idea è quella di fare il grest, il centro estivo, già dall’anno prossimo. Sto tirando su gli educatori, ci si trova settimanalmente, il mercoledì, per preparare l’incontro della domenica sera. Quando si cena insieme: una volta ce l’ha preparata il circolo, altre volte si porta qualcosa noi. E siamo già ripartiti con il catechismo”.

E per chi è più adulto?

“Inizieremo con incontri quindicinali di catechesi. Nel pomeriggio con le persone più anziane, concludendo con un the; la sera con un incontro a cena. Mangeremo un boccone insieme dalle otto, e alle nove tutti a casa. Se poi qualcuno vorrà rimanere a fare due chiacchiere sarà ben accetto, ovviamente. Ma vorrei che le persone stessero in famiglia la sera”. 

Al Circolo Cattolico ha trovato subito una sponda?

“Ho trovato porte apertissime”. 

Chiostri e cantinone sono due spazi che per anni sono rimasti chiusi, quali le sue idee in proposito?

“Intanto stiamo valutando qualche iniziativa. C’è un bellissimo presepe in terracotta nei chiostri, tutto da ripulire. Verrà pulito e installato per sempre sotto al primo chiostro. Per le feste di Natale li apriremo per farlo vedere a tutti”.

Insomma, tanti impegni…

“C’è da lavorare. Bisogna decidere a che velocità mandarla questa parrocchia. Se ho un vice parroco? Sì, un ragazzo indiano, un angelo. Me lo sono portato da Barberino, dove siamo stati insieme meno di un anno. E lui è stato subito entusiasta di trasferirsi con me”. 

Ha notato se e quanto bisogno ci fosse di aria nuova?

“Non so quando bisogno ci fosse, ma ho notato che è bastato spalancare le porte della Basilica per la Fiera di San Luca per creare stupore. Ora però le porte sono aperte, non ci sono più… scuse: la palla è nel campo delle persone. Noi siamo qui, pronti ad accoglierle”. 

Chiudiamo guardando proprio a questa meravigliosa Basilica, che per il culto mariano rappresenta qualcosa che va anche oltre Impruneta.

“Vorrei rilanciare quanto prima i pellegrinaggi qui a Impruneta. A piedi. Alcune parrocchie dei dintorni si sono già organizzate per la prossima primavera. E quindi anche i chiostri, come luogo di accoglienza dei pellegrini”.

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