Amore e generosità: l’addio a Francesco Gambassi diventa occasione di vita per altri

A un mese dalla scomparsa del 40enne di San Pancrazio siamo andati dai suoi familiari. Per parlare di donazione

SAN PANCRAZIO (SAN CASCIANO) – E’ passato un mese da quel tragico pomeriggio quando, dopo una giornata di lavoro, un malore fatale colpì Francesco Gambassi, 40 anni, a pochi  passi dal paese, San Pancrazio, che lo aveva visto crescere e trovare l’amore della sua vita.

 

Tornare a parlare di lui, di quel giorno dal quale è stato strappato ai suoi affetti più cari, non è stato facile.

 

Ma d’accordo con i suoi familiari, la mamma Paola, il fratello Alessandro, la compagna Serena, è giusto raccontare che grazie a Francesco altre persone possono continuare a vivere.

 

Grazie alla sua donazione di un rene a un uomo di 36 anni, uno a un uomo di 28 anni, il fegato a un uomo di 60 anni, oltre alle cornee e parte della cute, per casi di persone ferite da grandi ustioni.

 

Francesco era un donatore di organi? "Non era mai capitato in questi anni di parlarne – rispondono i familiari – tranne una volta quando entrammo nell’argomento dopo avere visto un film. Francesco disse: "Sarebbe una cosa giusta donare gli organi, tanto cosa ce li portiamo a fare al di là". Perché poi chi lo conosceva sa bene della sua generosità verso il prossimo, avrebbe dato in vita una mano allo scopo di fare del bene. Quindi abbiamo deciso di donare gli organi".

 

"Ci siamo consigliati con i medici – proseguono i familiari – e così abbiamo deciso per l’espianto. Vogliamo raccontarlo, pur nella sofferenza, per coloro che ignorano questa possibilità in caso di un decesso. Un gesto estremo d’amore e per questo dobbiamo ringraziare anche un nostro caro amico, Paolo Provenzani, che oltre ad esserci stato vicino nei momenti particolari, ci ha messo a conoscenza di poter sensibilizzare pubblicamente verso la donazione".

 

"Inoltre – continuano il fratello e la compagna – ci preme sottolineare che all’ospedale di Careggi abbiamo trovato medici e infermieri, oltre che professionali, eccezionali dal punto di vista umano. Anche oltre il loro ruolo, perché seppure si tratti del loro lavoro, non deve essere facile l’approccio con i familiari colpiti da lutto così grande".

 

"Solo chi ha subito un dolore così – ci dice la mamma – può capire la nostra sofferenza. Un dolore che in questo momento il dolore a quello che avevo già provato dopo la scomparsa di mio marito. E il mio pensiero è che, adesso, lo stesso dolore lo sta provando la sua compagna Serena".

 

Paola è, comprensibilmente e profondamente provata: si alza e prendere un fazzoletto e lo porge a Serena, per asciugarsi le lacrime. Lei contraccambia in segno di amore stringendole le mani, strappando un tenero sorriso, a dimostrazione di un grande amore che contraddistingue tutta la famiglia.

 

"Naturalmente non si è mai preparati davanti a una cosa del genere – prosegue Serena – se si fosse trattato di una malattia, inconsciamente ti prepari a un percorso, ma dall’oggi a domani una perdita così no".

 

Racchiuse in quadri sulle pareti di casa, in cornici appoggiate sui mobili, impossibile non notare le immagini di Francesco: la mamma concentra lo sguardo che si perde in quei momenti felici del figlio.

 

Una foto in particolare ci colpisce, dalla quale traspare l’amore per gli animali, per i cavalli, trasmesso anche dalla compagna Serena.

 

Ed eccolo lì, Francesco. Occhi color del cielo, il suo sguardo che incrocia la sua cavallina in un momento intenso. Un suo sorriso che rimarrà indelebile, come tanti altri momenti belli passati con Serena, Paola e Alessandro.

di Antonio Taddei

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