SAN CASCIANO – Sulla riforma delle Bcc, tornata in discussione dal momento dell'insediamento del nuovo Governo Lega-5 Stelle, attorno (e dentro) ChiantiBanca si sta consumando una situazione che potremmo definire, quantomeno, singolare.
Da un lato, pur senza comunicazioni ufficiali, dai vertici della presidenza in via dei Fossi si rimane nell'alveo di quanto sempre espresso nei mesi scorsi. Ovvero sulla sicurezza garantita dal far parte di una holding più forte.
A maggior ragione dopo aver spinto a tutta per scostarsi da Cassa Centrale Banca e andare infine verso Iccrea, più "garantista" (è sempre stato detto) dello spirito cooperativo. Quindi pro-riforma.
Poi c'è la nota, in questo caso ufficiale e senza tentennamenti, diffusa da Confcooperative, Federcasse, Cassa Centrale Banca, Cassa Centrale Raffeisen e, soprattutto, Iccrea (ovvero la holding a cui ha aderito nel dicembre scorso ChiantiBanca), che chiede a chiare lettere al Governo di attuare la riforma stessa (qui il documento ufficiale).
"È interesse di tutti – si legge nella parte finale del documento condiviso – ed in particolare delle banche affiliate, dei soci, delle imprese e delle comunità territoriali, che la riforma parta nei tempi attualmente previsti dalla normativa, con l’avvio dei Gruppi Bancari Cooperativi programmato al più tardi per il 1° gennaio 2019. Siamo convinti che l’attuazione della riforma è per il Credito Cooperativo Italiano un passo decisivo verso il futuro. La grande maggioranza delle Bcc, Casse Rurali, Raiffeisenkassen è pronta a raccogliere questa sfida al servizio e per lo sviluppo del nostro Paese".
Una posizione questa, espressa da Iccrea e sostanzialmente (pur senza conferme ufficiali) condivisa dalla presidenza di ChiantiBanca, che è invece diametralmente opposta a quella avanzata nei giorni scorsi dall'associazione Articolo 2.
Associazione nata a San Casciano, nel dicembre scorso, da un nutrito gruppo di soci di ChiantiBanca.
Associazione che ha diffuso un appello a livello nazionale (con tanto di acquisto di una pagina sul Corriere della Sera) in cui si chiede, fra le altre cose, "di sospendere immediatamente l’attuazione della Legge attraverso una moratoria di almeno 18 mesi che consenta di modificarla nel rispetto della Costituzione e della tutela delle BCC-CR Italiane; di intervenire subito e con ogni mezzo legislativo di urgenza onde fermare il processo autorizzativo dei gruppi bancari, che proprio in questi giorni sta subendo una accelerazione, nel tentativo apparente di porre il Governo e il Parlamento di fronte ad un fatto compiuto".
Si dirà che i soci di una banca hanno diritto di esprimere posizioni diverse, anche diametralmente opposte alla governance. E alla holding a cui è stato deciso di aderire, con un plebiscito nel dicembre scorso in assemblea.
Certo che sì. Solo che fra i soci fondatori dell'associazione Articolo 2 ci sono alcuni elementi che, tutt'oggi, ricoprono ruoli importanti all'interno della stessa ChiantiBanca. E che quindi guidano la "rivolta" contro la riforma da posizioni interne in quella stessa banca che, invece, sulla riforma è (o almeno non ha espresso pubblicamente posizioni diverse) sulla stessa linea di Iccrea. Ovvero per partire.
Stiamo parlando fra gli altri di Stefano Mecocci, ex vicepresidente vicario e attuale presidente della Fondazione ChiantiBanca. Di Filippo Biagiotti (vice presidente vicario della Fondazione ChiantiBanca), Paolo Bandinelli (oggi segretario generale Fondazione ChiantiBanca e attuale presidente onorario di ChiantiBanca).
Ma, soprattutto, di Stefano Sivieri, imprenditore, entrato nel maggio scorso in consiglio di amministrazione con un voto anche in questo caso plebiscitario da parte dell'assemblea.
Insomma, una banca che ha passato un 2017 a dir poco turbolento, oggi si trova inserita appieno nella holding di Iccrea, con la governance che non ha espresso alcuna posizione diversa dalla linea-Iccrea sulla riforma.
E che, allo stesso tempo, vede un'associazione composta da propri soci, fra cui i vertici della Fondazione e un membro del consiglio di amministrazione, alla guida di un percorso che vorrebbe spingere, anche a livello nazionale, in direzione opposta.
Una situazione, come detto, quantomeno singolare… .
di Matteo Pucci
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