SAN CASCIANO – Massimiliano Pescini segretario regionale del Partito democratico? Ovvero alla guida di un partito diviso, a tratti rissoso, nella regione che ha visto cadere una dopo l'altra ex "roccaforti" come Siena e Livorno (e non solo)…?
La candidatura del sindaco di San Casciano, il cui mandato da primo cittadino scade nella primavera del 2019, rimbalza ormai da settimane. Legata in particolare alla componente renziana del partito che in Toscana fa riferimento al sindaco di Firenze Dario Nardella e all'ex ministro Luca Lotti.
Andiamo a cercare quindi di capire quanto ci possa essere di vero e concreto nell'ipotesi che il primo cittadino sancascianese possa andare, a ottobre, alla guida del Pd regionale.
In un ruolo di rilievo, sia da un punto di vista politico che mediatico, ma a dir poco scomodo: con, alle porte, le elezioni amministrative a Firenze (2019) e quelle per il rinnovo della Regione Toscana (2020).
Innanzi tutto va fatto un passo indietro: il nome di Pescini era stato fatto da qualcuno che, in vista del congresso, voleva dare una guida al Pd regionale nei mesi, settimane, prima che a questo congresso si arrivasse.
Una guida che andasse a prendere in mano quelle redini che la "reggenza" nominata nel marzo scorso (Marco Recati portavoce, Matteo Biffoni, Valerio Fabiani, Leonardo Marras e Adalgisa Mazza), e decaduta nelle scorse settimane, aveva in pratica lasciato "penzolare" da tempo.
Proposta che se da un lato ha fatto piacere al sindaco sancascianese, dall'altro lo ha visto declinare l'ipotesi: non facendo parte di nessun organismo regionale, non avendo mai fatto parte dei "quadri" del partito, in una situazione del genere Pescini avrà pensato che sarebbe stato come fare un triplo salto mortale senza rete.
Nominato dall'assemblea regionale per una sorta di "periodo di prova", fino a un congresso regionale che però, nella situazione che sta vivendo il partito, non avrebbe certo semplicemente "ratificato" la sua segreteria. Tutt'altro.
E la battaglia che nelle ultime settimane ha iniziato a infuriare (e che da qui a ottobre vedrà altri capitoli e altri personaggi scendere sul terreno) è andata proprio in questa direzione.
Quindi ad oggi quante potrebbero essere le possibilità che il sindaco di San Casciano possa diventare, al congresso di ottobre, segretario del Pd della Toscana?
Se si vuole essere realisti poche. Il nome di Pescini non sembra essere, al di fuori dell'area metropolitana fiorentina, quello che può mettere un coperchio alla pentola-Pd in ebollizione.
E allora saranno in molti e gettarsi nel pentolone, per un congresso che si annuncia (a dir poco) caldo. Nella regione, non va mai dimenticato, di Matteo Renzi. Che dal canto suo sta preparando la Leopolda 2018.
Pescini allora cosa fa? Intanto ha schivato il "fuoco amico" di una nomina a termine che, molto probabilmente, non sarebbe stata né costruttiva né utile. Rimane, ovviamente, in campo in vista del congresso regionale. Parla con chi ha letto e vuol sapere. Osserva.
E pensa, soprattutto, a chiudere bene il suo mandato (anzi i suoi due mandati visto che è in carica dal 2009) in vista delle amministrative 2019: che anche a San Casciano per il Partito democratico rappresenteranno un banco di prova molto importante.
di Matteo Pucci
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