Ingenui, spensierati, “ruggenti”: il racconto degli anni dell’Estate Castellinese

Le persone, i volti, le storie, le immagini: uno spaccato di paese fra nostalgia e dolci ricordi

CASTELLINA IN CHIANTI – Ogni abitante di Castellina in Chianti ricorda con nostalgia e affetto gli anni dell’Estate Castellinese. Anni in cui le vie del paesino erano colme di gente, in cui stare in compagnia e divertirsi erano lo scopo primario. Anni rimasti impressi e indelebili non solo nella mente, ma anche nel cuore di molti abitanti.

 

Tutto è iniziato con il settembre a Castellina in Chianti: “Nacque perché noi bottegai ci si chiese se si poteva fare qualche festa per farsi un po’ conoscere – inizia a raccontarci Elettro Laini – Fortunatamente per noi, ci fu Sandro Pitigliani che ci disse: guardate che per quello che riguarda la propaganda dell’evento ci penso io".

 

"E fu proprio vero! – esclama – Fece volantini, manifesti, brochure. Inondò Gaiole, Siena, Radda, Poggibonsi. Il primo anno c’erano semplicemente degli stand in piazza dove si vendeva panini. Si chiamavano orchestre, orchestrine. Durò un mese circa”.

 

 

L’anno successivo, si accorsero che settembre era troppo inoltrato: “Si erano appena conclusi i lavori per la restaurazione dell’urna di San Fausto – continua Elettro – All’interno della teca c’è una pergamena con tutte le firme di coloro che avevano partecipato (c’è anche la mia). Una sera, venne don Carli e ci disse: ragazzi perché non organizzate la festa di San Fausto? E così fu".

 

"Subentrò anche il Niccolai – dice ancora – e mise due stand grandi tipo baita di montagna. In uno si vendeva la porchetta, i panini, le bibite. L’altro veniva adoperato come cucina. A me toccava venire a Siena e chiedere alle contrade le panche, le sedie, i tavoli. Non si aveva… niente”.

 

L’anno successivo anche il sindaco di allora, Neri, chiese la possibilità di organizzare qualcosa che potesse rimanere e andare avanti negli anni. Così nacque l’Estate Castellinese: era il 1973. Iniziativa che andò avanti per ben 10 anni.

 

 

“Sì riuscì a costituire un fondo cassa – ci spiega Elettro – e a comprare tavoli, sedie, pentole, pentoloni, padelle. Si metteva tutto in un magazzino che ci aveva dato il Niccolai al Mulino Vecchio. Dopo tre anni si faceva circa 3.000 persone a sera. Ad organizzare le serate eravamo io, Aleandro, Mauro Neri, Folco, Amilcare”.

 

L’Estate Castellinese durava da luglio fino a metà agosto. Venivano a suonare personaggi di spicco e fama mondiale": Sono venuti i Pooh, Casadei, i Matia Bazar, Gigi Sabani – ci racconta Elettro con molto entusiasmo – All’inizio si faceva pagare anche il biglietto. Poi, quando le finanze divennero più sostanziose, si smise”.

 

“Le brochure – racconta invece Mauro Neri – vennero realizzate da una ragazza americana dell’Università per Stranieri di Siena. L'aveva trovata il Falassi”.

 

“Venivano tutti – fa eco Amilcare – Ricchi e poveri. Senza distinzione né di partito e né di ceto. Anche gli olandesi ci aiutavano. Ricordo che c’era la Beata, la mamma di Marino. Vecchi e giovani di tutte le età. I ragazzi, per esempio, andavano con i motorini a portare i volantini: il martedì a Poggibonsi, il mercoledì a Siena e così via”.

 

Non si può non ricordare Carlo Ciappi. Lui era un tuttofare. Aveva le mani d’oro. Realizzava tutte le coreografie. Insieme ad Amilcare era il capo cuoco. 

 

“Io facevo il postino – ci dice Amilcare – Nei fine settimana andavo ad aiutare Pierluigi al ristorante “Antica Trattoria La Torre”. Il primo anno dell’Estate Castellinese mi portò con lui e poi mi disse: Vacci te!".

 

 

Quasi un lavoro a tempo pieno, come si spiega Elettro: “Si iniziava a preparare il venerdì. Si tagliavano tutte le verdure e si facevano i sughi, la ribollita. Il venerdì sera e il sabato in bottega non mi ci vedevano. Abbiamo lavorato tanto, ma ci siamo anche divertiti tanto. Il braciere per cuocere la ciccia era grande quasi quanto una stanza. Faceva un caldo… . Si comprò anche il palco!”.

 

“La domenica a pranzo – interviene Amilcare – si faceva il girarrosto. Veniva la gente a prendere un bel pollo per poi mangiarselo a casa. I polli si compravano tutti dal Rossi. La sera invece c’era la griglia. C’era la fila che arrivava fino ai giardini della chiesa”.

 

Anche Aleandro la pensa come loro: “Era una bellissima iniziativa che portò a Castellina tanta di quella gente che nessuno se lo sarebbe mai sognato. Grande cosa anche per quanto riguardava l’aspetto economico del paese. Tanti stranieri infatti si erano affezionati”.

 

La piazza veniva chiusa. Il Ciappi aveva costruito dei muri alti di legno con l’intelaiatura in ferro. Erano alti circa quattro metri, con i merli. Servivano per bloccare il passaggio dallo sdrucciolo e dalla strada di via delle Volte.

 

“L’ultimo giorno – conclude Amilcare con un po' di nostalgia – si facevano le secchiate d’acqua per festeggiare”.

 

Nella torre venivano allestite le mostre di pittura. “Mi ricordo – ci racconta Mauro Neri in conclusione – la mostra di Guttuso, che è stata quella più famosa. Si fece anche una mostra di uno principe scultore portoghese. In via Ferruccio e in piazza della Chiesa si misero 16 statue di bronzo. Venne anche Bruno Bruni, artista italiano in Germania…”.

di Jessica Nardi

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