Riforma Bcc o “contro riforma”? Maria Manetti: “Il localismo non porta a niente”

La sindacalista First Cisl (area Firenze-Prato) sul convegno "anti riforma": "C'è futuro solo facendo sistema"

SAN CASCIANO – "Addio Bcc? Bloccati i soldi delle quote sociali?". E' una parte dell'sms inviato questa mattina, su molti cellulari chiantigiani, come ulteriore invito al convegno organizzato dall'associazione Articolo 2, giovedì 13 settembre all'Obihall.

 

UN SMS… ALLARMANTE

 

Un messaggio che ha allarmato molti soci, soprattutto di ChiantiBanca. Alcuni dei quali hanno iniziato a contattare le filiali o a recarsi di persona, che capire il senso di quell'interrogativo sulle loro quote sociali.

 

"Un esempio di disinformazione su tutti – scrive a questo proposito l'associazione Articolo 2 in un comunicato stampa dei giorni scorsi – la sorte del capitale sociale versato dai soci che ammonta a circa 1 miliardo e 400 milioni di euro, a testimonianza della profonda carenza di informazione, a nostro avviso una vera e propria disinformazione sull’impossibilità di recesso".

 

Una associazione, Articolo 2, nata nell'alveo di ChiantiBanca, con all'interno amministratori, ex amministratori, soci, membri di Fondazione e ChiantiMutua, tutti afferenti alla banca di piazza Arti e Mestieri 1.

 

Associazione che si è posta come testa d'ariete, a livello nazionale, per stoppare la riforma delle Bcc. E che concentra tutti i suoi sforzi nel convegno di giovedì 13 (qui il programma completo).

 

ChiantiBanca dal canto suo non commenta e non risponde: né a domande relative alla convention di giovedì, né all'"allarme" lanciato sulle quote sociali, che la sta interessando direttamente con, appunto, richieste di spiegazioni e preoccupazioni da parte dei suoi soci.

 

IL PENSIERO DELLA FIRST CISL

 

Di questo (e molto altro) parliamo con Maria Manetti (nella foto in alto). Dipendente ChiantiBanca, sindacalista della First Cisl, responsabile per il sindacato dei bancari dell'area di Firenze e Prato.

 

Insomma, un punto di vista interessante da sentire il suo: sia su ChiantiBanca, che sui riflessi del dibattito attuale su tutto il mondo Bcc.

 

Manetti, lei andrà alla convention di giovedì 13 settembre organizzata dall'associazione Articolo 2?

 

"Ci andrò come sindacalista, non come dipendente di ChiantiBanca. Secondo me i dipendenti è giusto che stiano a guardare, senza prendere posizioni. Posizione che per loro è già scomoda visto tutto quello che è successo nell'ultimo anno e mezzo. Vorrei solo che potessero lavorare tranquilli. Io andrò al convegno: voglio ascoltare cosa viene prefigurato per i dipendenti e per l'intero tessuto socio economico delle comunità locali".

 

Ma come possono essere tranquilli, soci e dipendenti, in una banca che ha iniziato con la way out, passando per l'ok a Cassa Centrale, poi alla retromarcia verso Iccrea e, oggi, con una associazione legata a doppio filo con ChiantiBanca stessa, al centro di un movimento che vuole smontare la riforma?

 

"Mi dispiace che Articolo 2 venga identificata con ChiantiBanca. Lo capisco, ma mi dispiace. ChiantiBanca vorrei solo che potesse pensare a fare il suo mestiere, serenamente".

 

Sulla possibilità di far saltare la riforma quale la sua posizione?

 

"E' quella già espressa dalla First Cisl in Commissione Finanza al Parlamento nel 2016, quando mostrò un dossier con dati di bilancio, occupazionali, situazioni territoriali. E che diceva che il credito cooperativo per avere un futuro deve fare sistema. Il rammarico è che aveva tutte le carte per riformarsi da solo e non è stato in grado di farlo, mentre ci hanno messo le mani altri".

 

E oggi, si chiede alla politica di smontare tutto…

 

"Mi chiedo: perché le forze politiche che si stanno muovendo oggi (Lega e MoVimento 5 Stelle, n.d.r.) non hanno proposto nulla nel momento in cui la riforma stava in fase iniziale?".

 

Insomma, lei non vede alternativa ai gruppi, alle holding già strutturate…

 

"Si dovrebbe andare ad arrestare un processo già avanzato, con i gruppi costituiti, strutture che sono già state de-strutturate. Si arresterebbe anche il consolidamento patrimoniale che è già iniziato. Le Bcc devono mantenere le loro funzioni indispensabili nella morfologia economica del nostro Paese, facendo sistema senza verticalizzare la struttura. Ma il localismo spinto non porta a niente: solo a una situazione in cui oggi magari salta una banca e, domani, tocca alla tua".

di Matteo Pucci

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