IMPRUNETA – Il consiglio comunale di Impruneta, su impulso del consigliere di opposizione (Centrodestra per Impruneta) Matteo Zoppini che ha proposto il testo della mozione, ha votato compatto esprimendo solidarietà ad Asia Bibi.
La mozione approvata invita il sindaco di Impruneta: ad adoperarsi in tutte le sedi opportune per far sentire ad Asia Bibi, "condannata ingiustamente a morte per un reato mai compiuto, ed ai suoi familiari, minacciati di morte da parte da gruppi fondamentalisti islamici pakistani, la vicinanza ideale della città di Impruneta e delle istituzioni cittadine".
"Ad adoperarsi, in tutte le sedi opportune per incentivare il Governo Italiano ad adoperarsi per garantire la libertà e la sicurezza ad Asia Bibi ed ai suoi familiari, anche attraverso la concessione immediata dell’asilo politico; a diffondere, attraverso il portale internet del Comune di Impruneta, nonché attraverso tutti i canali di comunicazione ufficiali dell’amministrazione comunale, un messaggio di vicinanza e solidarietà ad Asia Bibi ed ai suoi familiari, oltre che di condanna verso le minacce di morte patite dagli stessi, da parte dei gruppi fondamentalisti islamici pakistani che vorrebbero la condanna a morte di Asia Bibi".
"Ad adoperarsi per rendere possibile, quanto prima ed una volta riacquista la condizione di libertà, la visita di Asia Bibi alla città di Impruneta, come segno di vicinanza alle sofferenze patite dalla donna dal 2009 ad oggi, valutando, in tale occasione, di omaggiarla con un riconoscimento adeguato".
Chi è Asia Bibi
Asia Naurīn Bibi è una contadina pakistana cattolica, condannata a morte nel 2010 con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto; accusa per la quale, nel 2018, è stata assolta dalla Corte Suprema.
La sua storia comincia il 14 giugno 2009, al lavoro, con un diverbio scoppiato tra le colleghe di religione musulmana, le quali avrebbero impedito ad Asia di toccare il recipiente dell’acqua in quanto “infedele”. Pochi giorni dopo, Asia Bibi venne denunciata con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto nel corso del diverbio avuto con le colleghe di lavoro.
Nonostante l’assoluta mancanza di prove a suo carico, Asia Bibi viene aggredita, picchiata, rinchiusa in uno sgabuzzino per ore ed ore, stuprata ed in seguito arrestata e condotta nel carcere di Sheikhupura.
Arriva l’11 novembre 2010, dopo oltre un anno di carcere, e il giudice di Nankana Sahib emette la sentenza definitiva di formale condanna a morte.
La motivazione, nonostante Asia Bibi si sia sempre proclamata innocente, esclude la possibilità che Asia Bibi sia stata accusata ingiustamente e non riscontra attenuanti al suo presunto comportamento.
Subito sorge una mobilitazione in favore di Asia Bibi e della sua liberazione. Anche il Santo Padre, Benedetto XVI, lancia un appello che rimane inascoltato.
Nel dicembre del 2011, una delegazione della ONG “Masihi Foundation”, l’organizzazione non governativa che si occupa dell'assistenza legale e materiale di Asia Bibi, visita la donna in carcere, denunciando che le terribili modalità di detenzione e le critiche condizioni di salute, sia fisica che psichica della donna.
Asia Bibi ha espresso tuttavia parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori, sostenendo che “grazie alla fede e dopo aver digiunato e pregato (…) ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia”, chiedendo soltanto di “poter tornare alla sua famiglia”.
Nel 2012, l’uomo che aveva accusato Asia Bibi di blasfemia avrebbe dichiarato di essersi pentito della denuncia, ma di trovarsi nell’impossibilità di ritirarla poiché sotto pressione da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche.
Dal 2013, per Asia Bibi è stato impossibile anche ricevere in carcere le visite da parte dei familiari, essendo stata trasferita “per motivi di sicurezza” dal carcere di Sheikhupura a quello di Multan, distante oltre 6 ore di macchina dal villaggio dove vivono i parenti di Asia.
Il 16 ottobre 2014, l’Alta Corte di Lahore ha confermato la condanna a morte per Asia Bibi e, a seguito di questo pronunciamento, la difesa della donna ha lamentato gravissime irregolarità nel processo, tra le quali una pistola che sarebbe stata puntata dal cancelliere alla testa dell'avvocato difensore.
Poi la svolta, il 22 giugno 2015, la Corte Suprema sospende la pena capitale di Asia Bibi, rimandando il processo ad un altro tribunale. Infine, il 31 ottobre del 2018, Asia Bibi è stata assolta dalla Corte Suprema che ne ha ordinato la scarcerazione immediata.
Tuttavia, a seguito delle proteste scatenate dai fondamentalisti islamici, la Corte Suprema ha rivisto il proprio pronunciamento, confermando la carcerazione, ufficialmente per “motivi di sicurezza”.
Negli ultimi giorni, il governo di Imran Khan ha raggiunto un accordo con i capi dei gruppi islamisti che protestano per l’assoluzione di Asia Bibi, il quale prevede il divieto assoluto per la donna di lasciare il paese oltre alla non opposizione da parte del governo alla richiesta di revisione dell’assoluzione, presentata dagli stessi gruppo islamisti, alla medesima Corte suprema
La situazione è quindi di nuovo pericolosa, in considerazione del fatto che altri non musulmani, assolti nei processi per blasfemia celebrati in Pakistan, sono stati assassinati successivamente da esponenti di gruppi estremisti musulmani: questi precedenti rappresentano elementi di grave preoccupazione per il futuro di Asia Bibi, dei suoi familiari, dei suoi difensori e di tutti coloro che ne hanno sposato e sostenuto la battaglia in questi anni. Infatti, il marito di Asia Bibi ed il capo del team di avvocati che hanno seguito la vicenda legale della donna, il musulmano anti-fondamentalista Saif Ul Malook, sono già stati minacciati di morte e costretti a scappare dal Pakistan.
Di conseguenza, Amnesty International Italia ha lanciato una petizione alle massime autorità della Repubblica Italiana affinché venga permesso ad Asia Bibi di venire in Italia al fine di ricevere asilo politico. Il marito di Asia Bibi, Ashiq Mash, ha già richiesto l'asilo politico, sia per sé che per la moglie, agli Stati Uniti, al Regno Unito ed al Canada.ed ha chiesto aiuto anche al Governo Italiano, affinché si adoperi per aiutare Asia ed i suoi familiari ad uscire dal Pakistan dove, nonostante il pronunciamento della Corte Suprema, continua a restare in carcere e dove proseguono le minacce di morte da parte dei fondamentalisti islamici.
Infine, il Ministro degli Interni italiano ha fatto sapere, rispondendo all’appello del marito di Asia Bibi che l’Italia lavorerà per mettere in sicurezza, quanto prima, la posizione di Asia Bibi e dei suoi familiari.
di Redazione
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