BAGNO A RIPOLI – Il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini gli ha dato una "bacchettata" dopo le sue dichiarazioni immediatamente successive al rogo che l'altra notte ha distrutto diciotto camper e due auto nel parcheggio di via di Belmonte.
Daniele Locardi, rapprerentante della lista civica Insieme per Bagno a Ripoli, era stato chiaro: "In quattro anni sono stati bruciati 24 camper e 4 auto. Basta, esigiamo sicurezza, i tavoli che vengono fatti con il governo locale per pianificare la sicurezza sono inutili" (clicca qui per leggere l'articolo).
A stretto giro, pur senza riferimenti diretti, ecco la replica del sindaco: "Gli inquirenti sono al lavoro, al momento le indagini sono in corso e non si esclude né la pista dolosa né quella dell'incidente. È bene dunque attendere i risultati delle perizie prima di giungere a conclusioni affrettate, come qualcuno sta già facendo" (clicca qui per leggere l'articolo).
"Sono concorde con il sindaco – dice Locardi – per la premura che ha nel cercare di non prestare il fianco a paure e panico che in questi casi potrebbero investire la cittadinanza. Meno sul metodo perché questo avviene cercando di minimizzare gli eventi e prendendo tempo in motivo dell’attesa del termine delle indagini che mi immagino già in corso".
"Così facendo – prosegue – dopo un po’ la popolazione ci pensa meno, l’adrenalina per la rabbia montata scema e tutto va nel dimenticatoio. In effetti non trovo uno straccio di ritaglio di giornale degli ultimi quattro anni, con un comunicato da parte del tavolo che amministrazione e forze dell’ordine hanno, che parlasse degli esiti delle indagini relative al rogo ai camper avvenuto il 30 marzo 2011, oppure che parlasse del punto al quale si siano bloccate".
"Non sono per niente d’accordo poi – rilancia – sul fatto che essendo il parcheggio pubblico in quanto tale certe cose possono succedere, e chi ci parcheggia è responsabile di questa scelta. Assolutamente no: nel caso si dimostrasse il dolo, cosa che non voglio dare per scontata ma alla luce dei fatti quasi certa".
Mentre le forze dell'ordine, con l'ausilio dei vigili del fuoco, si stanno dirigendo verso l'ipotesi di un innesco accidentale, Locardi è di tutt'altro avviso.
E spiega, secondo lui, perché: "Le bombole sono contenute in appositi siti areati, impossibilitati quindi ad accumulare gas in spazi stretti e comunque, nel qual caso, manca la scintilla, il detonatore o come lo si voglia chiamare, qualcosa che dia motivo al gas di esplodere), è evidente che il problema diventa di sicurezza e quindi di ordine pubblico".
"Dove politica – rilancia – fa rima con forze dell’ordine. Io devo essere tranquillo di parcheggiare il mezzo, qualunque esso sia, dove mi viene consentito senza se e senza ma. Ora è necessario accelerare il processo di verifica dei fatti e di conseguenza ritengo sia necessario che carabinieri o polizia municipale, o entrambi, facciano una mappatura delle telecamere private o pubbliche che riprendono nella zona e chiedano agli eventuali privati le registrazioni da tenere agli atti".
"Se si aspetta che ciò lo faccia il magistrato competente – conclude – può succedere che le registrazioni archiviate, dato che l'archiviazione ha un termine mediamente di sette giorni, vengano cancellate con buona pace dei buoni propositi. In attesa di risposta dalle autorità competenti circa la possibilità o meno di dolo, chiedo che questo, propedeuticamente, la nostra amministrazioni si adoperi a fare o chieda di fare".
di Matteo Pucci
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