Una vita vissuta in bottega: l’Antella ha detto addio a Francesco Serni

Il ricordo della figlia Monica: "In tempi in cui appena qualcosa va storto si cerca di chiudere... lui aveva resistito"

ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – In una mattinata di sole, quando la pioggia degli ultimi giorni sembra aver concesso una tregua, facciamo visita a Monica Serni, figlia di Franceso il conosciutissimo bottegaio dell’omonimo alimentari di Antella improvvisamente scomparso.

 

Ci accoglie nel suo negozio, a Grassina, e cordiale come sempre ci racconta l’uomo che era suo padre: “Per noi di famiglia è sempre stato una guida, non ci ha mai fatto mancare nulla e per lui la famiglia era tutto”.

 

“Un lavoratore instancabile – continua Monica – tenace, anche testardo qualche volta. Ma sempre convinto di quello che si doveva fare”.

 

Originario di San Polo in Chianti, ma residente all’Antella da una vita, in paese lo conoscevano tutti grazie proprio alla sua attività.

 

“Nel 1961 – ricorda la figlia – venne aperta la bottega all’Antella dalla mia mamma e dalla mia zia, ma poco dopo cominciò anche lui a lavorarci. Fino ad una settimana fa lo si trovava dietro al bancone con mio fratello o in giro a consegnare la spesa”.

 

Quella tradizionale abitudine diffusa in tanti paesi della nostra campagna prima dell’avvento di tutti i grandi supermercati, ormai quasi del tutto scomparsa, di consegnare il pane a domicilio.

 

“Lui diceva che non era tanto l’interesse economico a farlo continuare a fare le gite – dice ancora la figlia – Piuttosto non poteva fare a meno di andare a trovare queste persone. Sapere come stavano, fare due chiacchiere. Era autonomo e si sentiva utile in questo. Noi a volte glielo suggerivamo di non stancarsi troppo, alla sua età anche se stava bene avrebbe potuto smetterla e invece non ne voleva sentir parlare”.

 

Negli anni trascorsi dentro il negozio, sempre a contatto con le persone, era stato spettatore di una società che cambiava ed il lavoro di conseguenza.

 

Lui però non si era mai arreso: “Diceva che il lavoro non era più come quello di prima, ma mai che una volta che avesse potuto pensare a cambiarlo. In tempi in cui non appena qualcosa va storto si cerca subito di chiudere, cambiare o cercare qualcos’altro lui aveva resistito”.

 

Ed erano stati quest’impegno e questa convinzione a permettergli di andare avanti, premiato dall’affetto dei clienti. Anche al funerale in tantissimi hanno voluto dargli l’ultimo saluto.

 

“E' venuto a dargli l’ultimo saluto anche un ragazzo extracomunitario ambulante, di cui non conosciamo neanche il nome, che ogni mattina passava dal negozio” continua Monica senza freni nei tanti ricordi che ha di lui, come uomo e come padre.

 

“Presente in ogni momento difficile – conclude la figlia – trovava sempre la soluzione ai problemi. O se anche non la trovava non ti faceva sentire sola”.

 

Gente all’antica, vecchio stampo sana e genuina. Quando se na va lascia un vuoto nella vita delle persone che lo avevano vicino, ma anche nella vita di un paese all’interno del quale avevano negli anni rappresentato un punto di riferimento.

 

 

di Silvia Rabatti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...