BAGNO A RIPOLI – Non più seduti solo ai banchi di scuola e non più solo matematica, italiano, storia o geografia.
A scuola le lezioni vengono fatte anche all’aria aperta, precisamente nell’orto ricavato da uno spazio nel giardino, dove si insegna a osservare la natura e i suoi tempi.
Esperienze dirette, manuali e sensoriali che in maniera molto pratica portano alla conoscenza dei frutti della terra, ma sviluppano anche le capacità di collaborazione cooperazione e responsabilità degli studenti educandoli (speriamo) ad una sana e corretta alimentazione.
A crederci l’istituto comprensivo "Caponnetto" di Bagno a Ripoli che, incoraggiato e sostenuto dall’amministrazione comunale, con le sue scuole Marconi e Michelet ormai da dieci anni ripropone il progetto-orto all’interno delle classi materne ed elementari, proponendo naturalmente attività funzionali all’età ed alle classi.
Di questo progetto siamo andati a parlarne con la responsabile del plesso Marconi, la maestra Elisabetta Brunelleschi, che ci racconta: “Il progetto prende inizio nell’anno scolastico 2005/2006 ed era sostenuto dalla Regione Toscana e promosso da Slow Food a livello nazionale e internazionale".
"Negli anni poi – prosegue – vi sono stati cambiamenti di tipo organizzativo ma le finalità, gli obiettivi ed i metodi sono rimasti sempre gli stessi”.
Poi aggiunge precisando: “Anzi qualcosa è cambiato, sono aumentate le difficoltà per mantenerlo vivo ogni anno viste le problematiche della scuola in generale ma noi ce la mettiamo tutta”.
Continua: “All’interno del progetto sono coinvolti varie persone e enti quali l’amministrazione comunale ed il personale Siaf, non ultimi docenti e genitori o nonni che si prestano ad aiutare”. E si sente che la cosa la coinvolge ancora molto.
Questo è un percorso in cui nulla è lasciato al caso e prevede obiettivi, finalità e metodologie pensate e strutturate tutte a vantaggio dei bambini spezzando quelle che sono le tradizionali abitudini scolastiche.
Dalla preparazione della terra, dissodandola dalle erbacce con l’aiuto dei genitori o spesso dei nonni volontari, alla semina delle coltivazioni nella stagione giusta, la cura tecnica dell’orto durante l’anno scolastico, l’attesa fino alla raccolta dei prodotti. Negli anni sono stati piantati anche diversi alberi da frutto.
“I bambini imparano a conoscere ed usare gli strumenti adatti per queste semplici tecniche di coltivazione, a lavorare in piccoli gruppi, ad osservare quello che succede, aspettare e riflettere raccogliendo foto disegni e brevi relazioni fatte da loro stessi una volta rientrati in classe” ci racconta la maestra Elisabetta.
“La collaborazione con i nonni – sottolinea – tramite il rapporto affettivo costituisce uno scambio di saperi importante contribuendo così a tramandare parte di quella che è la nostra cultura contadina. Oltre a questo intervengono esperti agronomi che portano la loro consulenza tecnica”.
Po, cosa non secondaria, “l’assaggio dei prodotti stessi tramite la collaborazione con la cucina della scuola che da la possibilità di gustarli durante la mensa scolastica”.
Al termine dell’anno scolastico il progetto viene inoltre presentato durante la festa di fine anno, quando vengono venduti i prodotti coltivati e raccolti.
“I bambini ne sono sempre entusiasti – dice la maestra – E meravigliati di ciò che viene fuori. Noi insegnanti li seguiamo molto volentieri, anche se talvolta può non essere facile ritagliare del tempo dal programma didattico. Riteniamo però che sia molto importante continuare a portare avanti anche questo tipo di insegnamento”.
È prevista inoltre la realizzazione di laboratori di educazione al gusto anche per i genitori. Insomma è proprio il caso di dire che ce ne è veramente per tutti i gusti!
Se è vero che siamo quello che mangiamo, allora ben vengano tali progetti e tutte le altre iniziative che possano trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’alimentazione, l’amore per la natura e l’ecologia in generale. Educandoli poi a non sprecare, il cerchio si può considerare chiuso.
di Silvia Rabatti
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