Un testo di Silvano Guerrini ci ricorda la prestigiosa vetrina per “La sepoltura dell’eroe”

ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Dalla Confraternita della Misericordia dell'Antella all'Expo di Milano: è il "viaggio" intrapreso da "La sepoltura" dell'eroe, opera di Galileo Chini esposta fino ad agosto in quello che per mesi potrà essere considerato il centro… del mondo.

 

Ce lo ricorda, in questo testo che ben volentieri abbiamo ricevuto e pubblichiamo, l'antellese Silvano Guerrini.

 

Dal 1° aprile al 23 agosto all'Expo di Milano è visitabile una mostra intitolata "La Grande Guerra. Mito e Realtà" realizzata in coincidenza con le manifestazioni che si svolgeranno in tutta Europa per ricordare il centenario della prima Guerra Mondiale.

 

Sono esposti dipinti, sculture e disegni dei maggiori artisti dell'epoca, lungo un percorso articolato in tre grandi sezioni corrispondenti, rispetto agli anni del conflitto, al prima al durante e al dopo.

 

La nostra Confraternita di Misericordia partecipa all'evento con l'opera di Galileo Chini intitolata "La sepoltura dell'eroe", richiesta in prestito per l'occasione: si tratta di un trittico di grandi dimensioni (cm 267 x 345) realizzato a olio su tela dall'artista nel gennaio 1919 impiegando 27 ore di lavoro come lui stesso ha annotato sul retro di uno dei tre pannelli.

 

L'opera era qui giunta nel novembre 2011, affidataci in comodato dalla sede fiorentina dell'Associazione Nazionale delle Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, e era stata collocata nel salone della sede che nel 2012 ha visto esposte, con questa, una serie di opere di Galileo Chini in una mostra intitolata "Galileo Chini all'Antella. Inediti e riscoperte (1904-1954)".

 

Un percorso nell'arte "sacra'" e umanitaria, allestita per celebrare il centenario dell'inaugurazione, avvenuta nel 1912, dell'arco centrale d'ingresso al cimitero che l'artista ha decorato nel 1911 con una splendida gloria di angeli prima di trasferirsi in Siam, là chiamato a dipingere nel palazzo reale.

 

Come ben ha sintetizzato il professor Piero Pacini nel catalogo di quella mostra:  "In questa vasta composizione Chini riassume le reazioni dei familiari di uno dei tanti caduti attorno alla sua tomba scavata sulla roccia, presso un albero spoglio e ai piedi del sanguinoso Crocifìsso dipinto sul muro retrostante. Le espressioni concentrate di un‘intera famiglia, tutta serrata in se stessa come le Pie Donne della Deposizione di Aquileia, ma soprattutto lo strazio dei vecchi genitori protesi sulla fossa conferiscono a questa scena terrena una certa sacralità: non per niente il pittore ha concepito l’episodio della sepoltura dell’eroe tenendo presenti i trittici d’altare nei quali, in altre epoche, i pittori hanno fatto rivivere il pianto sul corpo del Cristo disceso dalla croce. Il Trittico in esame è permeato da una spiritualità tutta terrena in quanto esclude l’enfasi e il macabro che s’insinuano nelle figurazioni consimili, ma prospetta anche più di un motivo di speranza: le tetre immagini delle vedove sono mitigate dai colori della bandiera stesa sul feretro del caduto, dalla fioritura delle margherite sul suolo pietroso e anche dalla presenza di un cielo sereno, percorso da nuvole colorate, che si intravede al di sopra del bianco muro del camposanto".

 

La Grande Guerra ha visto il sacrificio di quasi trecento militari nati a Bagno a Ripoli, tanti sono i caduti  citati nell'Albo d'Oro del Ministero della Difesa che tuttavia non li elenca tutti.

 

Una targa dello scultore Albano Concesso Barca (1877-1968), inaugurata il 28 settembre 1922 nel loggiato Roster del nostro cimitero, ricorda ventisei fratelli caduti di cui solo sette sono sepolti a Antella ma dei ventisei quattro non figurano citati nell'albo ufficiale. Quattro fratelli sono sepolti e ricordati nella cappella dedicata "ai gloriosi caduti per la Patria" decorata nel 1924 da Tito Chini e altri venti caduti sono sepolti in varie cappelle e gallerie, tornati anche negli anni successivi, e fino al 1933, dai sacrari militari. 

 

Vanno infine aggiunti tre caduti non più sepolti nel cimitero di Antella perché trasferiti due nel cimitero di Ponte a Ema e uno in quello di San Donato in Collina. 

di Redazione

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