Dafne e Giulia hanno ripercorso, insieme ad alcune classi, le loro esperienze di studio all’estero

BAGNO A RIPOLI – Sono entrate in classe e si sono subito presentate: Dafne lo ha fatto in giapponese tra lo stupore e la curiosità generale dei ragazzi; mentre Giulia… in spagnolo.

 

Entrambe studentesse del "Volta-Gobetti", la prima ha passato un anno in Giappone con l'agenzia Wep, cambiando due città, l'altra ha passato un anno in Honduras con l'agenzia Intercultura. Hanno incontrato alcune classi per raccontare la loro esperienza

 

Partiamo da Dafne, partita alla fine della terza, in estate quindi. Arrivata inizialmente a Tokyo le hanno fatto alcuni giorni di orientamento sulle usanze giapponesi, spiegandole le cose che si possono fare e le cose che non si possono fare.

 

Dopo è stata mandata dalla famiglia che l'avrebbe ospitata, a Osaka, e dopo circa tre mesi si è trasferita a Nishinomiya, da un'altra famiglia.

 

La scuola che lei frequentava era ad Ashiya, città tra Kobe e Nishinomiya, ed era situata in cima a delle montagne. "Il concetto della scuola in Giappone è molto diverso da quello che abbiamo in Italia", racconta la studentessa.

 

"La scuola – spiega – è vista come luogo d'incontro con gli amici e quindi gli studenti ci vanno anche volentieri. Non ci sono bidelli, ma le classi e i corridoi sono comunque puliti perché dopo le lezioni ci sono 15 minuti dedicati dagli studenti alla pulizia della struttura scolastica, cosa che in Italia quasi nessuno si sognerebbe di fare".

 

Nella scuola ci sono due eventi principali: il Festival della Cultura e il Festival dello Sport: "Il primo – spiega Dafne – consiste in una specie di grande raccolta fondi in cui ogni classe organizza giochi o spettacoli, e ogni club culturale ha il proprio stand in cui mostra le proprie attività; il secondo consiste in varie gare di atletica tra classi, e alcuni spettacoli e danze".

 

Dafne seguiva regolarmente le lezioni in classe, ma i primi tre mesi, non riuscendo a capire molto la lingua, non poteva fare le verifiche scritte. Invece alla fine dell'anno è riuscita a fare qualche verifica insieme alla classe, togliendosi questa soddisfazione.

 

Ha anche raccontato di essere riuscita a spostarsi "molto velocemente grazie all'efficienza dei treni giapponesi", e di aver scelto il Giappone "come tappa perché avevo una grande passione per questo Paese, dal punto di vista culturale, della lingua, e della storia".

 

"Non è stato facile riabituarsi una volta ritornata in Italia – conclude – ma è stata un'esperienza fantastica e costruttiva".

 

Passiamo ora a Giulia. Anche lei è partita alla fine della terza, ed è andata a Tegucigalpa, nella capitale dell'Honduras.

 

Ha frequentato la "Macris School", una scuola privata bilingue (si parlava l'inglese e lo spagnolo), cristiana. Era una scuola di stampo americano, con gli armadietti… come nei film che vediamo in tv.

 

Anche questa aveva molti eventi, tra cui il Greek Day in cui gli studenti si vestivano da antichi greci e i professori davano i voti.

 

"Una giornata molto speciale per la scuola – racconta – era la giornata del bambino. Durante questa giornata alcuni studenti della scuola andavano nelle zone più povere della città a insegnare inglese ai bambini. Alcune scuole erano talmente povere che non avevano nemmeno l'intonaco sui muri".

 

Dal punto di vista della sicurezza l'Honduras ha una delle città più pericolose del mondo, che è San Pedro. Anche nel resto del Paese però non si puo stare molto sicuri, infatti a Giulia era stato raccomandato di non prendere i mezzi pubblici o di uscire da sola perchè c'era il pericolo di essere derubata.

 

"Durante il periodo di Pasqua – racconta – venivano fatti dei tappeti in terra molto belli, con la sabbia colorata che rappresentavano quasi sempre delle scene religiose".

 

La scuola, secondo Giulia, in Honduras è migliore per certi aspetti, "perché anche lì come in Giappone è un punto di ritrovo per i ragazzi e di conseguenza c'è più partecipazione".

 

Ha affermato di aver scelto l'Honduras "come tappa perché non mi importava molto il Paese, mi bastava partire, ma volevo andare in un Paese non europeo".

 

Anche per lei non è stato facile riabituarsi al rientro in Italia, "ma – conclude – è stata davvero una bella esperienza".

 

Articolo realizzato da studenti dell'istituto "Gobetti-Volta" di Bagno a Ripoli  nell'ambito di un percorso giornalistico effettuato insieme alla redazione del Gazzettino del Chianti

di Valdemaro Faticanti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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