GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Tante storie, tante diverse storie si inseguono in questi giorni circa gli avvenimenti di Parigi. Città dal fascino irresistibile, romantica meta turistica ma anche simbolo di opportunità lavorative per molti nostri connazionali.
Per alcuni una seconda casa. Violata. Oggi la sentiamo più vicina di quanto geograficamente davvero lo sia, ferita profondamente come tutti noi.
Ormai da quattro anni la grassinese Serena Orsini fa avanti e indietro dalla Francia e più precisamente da Parigi, che conosce benissimo. Moglie e mamma dei nostri giorni qualche anno fa colse un'occasione lavorativa, importante quanto stimolante e non se la fece scappare.
Parte, carica di entusiasmo e pronta a continui spostamenti settimanali ininterrotti tra la Francia e l’Italia dove la aspetta la sua famiglia.
Si trova ad essere presente a Parigi anche nei giorni subito successivi al primo attacco terroristico del giornale satirico Charlie Hebdo e del supermercato kasher ebraico, pochi mesi fa.
Momenti difficili come quelli che le si ripresentano proprio in questi giorni, quando lunedì 16 novembre si trova nuovamente tra le vie della capitale francese. La raggiungiamo e, disponibile, si presta a raccontarci cosa ha visto al suo arrivo.
“Sono arrivata in aereo da Pisa – racconta – dove i controlli sono stati molto più stretti ed addirittura per la prima volta mi hanno fatto il test della polvere da sparo, che serve per individuare eventuali residui sulle mani”.
“A Parigi poi – prosegue – polizia ovunque, più di quanto negli ultimi mesi già fosse presente. La linea ferroviaria Rer era piena di gente, come sempre, ed anche quando da un altoparlante si è sentito l’avviso di evacuazione di un vagone per sospetto pacco abbandonato le persone sono scese aspettando quello successivo".
Una normalità ormai integrata nella quotidianità: "Non ci sono state scene di panico, incredibilmente pareva che tutto fosse quasi normale. Anche la metrò funzionava regolarmente”.
Da dopo… Charlie Hebdo il piano di allerta era altissimo e continuo, entrato quasi nella quotidianità della città. E l’impressione era che potesse succedere nuovamente qualcosa, ma non di questa efferatezza.
“L’atmosfera per le vie del centro è diversa – ammette – stranamente silenziosa. L’apparente tranquillità che dimostra la gente è veramente una prova di forza. Una città che reagisce, davvero. Inoltre ovunque vengono lasciati tributi alle giovani vittime, non solo in Place de la République dove il monumento al centro è tappezzato di pensieri o candele. Anche nei pressi di Boulevard Voltaire altro punto colpito dai terroristi, vengono lasciati fiori".
"Anche sulle transenne che delimitano l’area davanti al teatro Bataclan – ci dice – ancora ricordi, preghiere e candele”.
Certo l’inizio di una settimana nuova impone di ricominciare, ma in questa in particolare non è facile. Tutto quello lasciato in sospeso in quel drammatico venerdì, oggi non pare più così importante. Né tantomeno urgente.
“Parlando con i colleghi – prosegue Serena – è facile poter incontrare qualcuno che conosceva una della vittime, magari amico di un amico comune. E la necessità di condividere questo momento di dolore impedisce a molti di rispettare il divieto imposto dalla polizia di radunarsi nelle piazze. Come un lento pellegrinaggio continuo, non hanno intenzione di piegare la testa”.
Naturalmente tutti i monumenti storici come la Torre Eiffel ed il Louvre sono chiusi, ma per quanto riguarda il resto ci ripete che è tutto quasi normale.
Ci racconta che in quel triste fine settimana era tornata a casa e la preoccupazione era stata altissima, pensando all’opportunità o meno di ripartire l’indomani, in costante contatto con i colleghi e amici di Parigi.
“Sinceramente mi ponevo delle domande – ci dice – preoccupata di dove sarei dovuta andare e quali strade sarebbe stato meglio percorrere. O cosa sarebbe potuto succedere quando mi fossi trovata lì. Poi però, entrando nel cuore della città, camminando per le sue vie, devo ammettere che mi sono in parte tranquillizzata, la sensazione di una città che reagisce mi ha coinvolta e dato coraggio”.
Questo il volto sconvolto di una città calpestata e disorientata da un cieco fanatismo religioso. Uuno stanco movimento in un debole corpo schiacciato da chi lo vorrebbe già morto e che, invece, tenta di risollevarsi.
di Silvia Rabatti
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