PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – E' davvero deluso Paolo, uno dei soci titolari del ristorante 22Noir di Ponte a Niccheri.
Deluso e preoccupato per i passaggi che lo hanno portato, giovedì 26 febbraio, ad annullare l'aperitivo che il segretario nazionale della Lega Nord Matteo Salvini avrebbe dovuto tenere nel suo locale prima dell'incontr pubblico nella sala della biblioteca comunale (clicca qui per leggere l'articolo).
Deluso perché il clima che si è creato è andato a influire su quella che per lui, per il suo locale, era una pura e semplice serata di lavoro. Preoccupato perché così si è creato un precedente rischioso per tutti.
"Voglio fare chiarezza – dice al Gazzettino del Chianti – sui motivi che ci hanno spinto ad annullare l'evento. Rinunciando a una serata di lavoro e a un incasso che, di questi tempi, ha sempre il suo peso".
"Ci hanno dato di bugiardi – inizia – perché abbiamo detto di aver ricevuto minacce sui nostri cellulari personali, dicendo che il numero del cellulare è sul sito del locale. Certo che c'è, è il cellulare di servizio: ma noi siamo stati contattati anche sui nostri numeri privati".
Snocciola numeri: "Abbiamo ricevuto 25 email, 14 telefonate al cellulare del ristorante; un sms e 12 chiamate sui cellulari personali. Alla fine di tutto abbiamo, con sofferenza visto che per noi si trattava solo e soltanto di lavoro, disdetto la serata".
"Tante ne sono state dette – prosegue Paolo in un misto di stupore e amarezza – che il nome del locale, 22Noir, rimanderebbe a simpatie… fasciste. Semplicemente prende il nome dal numero civico, il 22 nero di via Chiantigiana: peraltro il nome lo abbiamo trovato visto che abbiamo… rilevato il locale".
"Dico queste cose – tiene a precisare – per onore della verità e della chiarezza. Noi non sporgeremo denunce o altro: vogliamo solo andare avanti nel nostro lavoro quotidiano. Ma non ci stiamo a falsità e bugie messe in giro".
Ovviamente sono stati soprattutto i social network a raccogliere, come spesso accade, i peggiori… istinti.
"Vorrei dire a quella signora che ha disdetto una festa di compleanno dicendo che non sarebbe venuta in un ristorante di fascisti – dice Paolo – che non eravamo fascisti prima della prenotazione e non lo siamo dopo".
"A quel gentile signore – dice ancora – che consigliava di non venire a mangiare i nostri spaghetti di m…a, dico semplicemente che i nostri spaghetti sono buonissimi e può venire a provarli quando desidera. A chi ci ha accusato di essere addirittura razzisti faccio notare che tre quarti dei nostri dipendenti sono di nazionalità non italiana…".
"Quello che è successo a noi – conclude Paolo – crea un bruttissimo precedente, che può essere applicato in altri contesti e altri settori. Cosa devono fare gli esercenti per lavorare? Chiedere un permesso a chi pensa di poter dettare legge?".
di Matteo Pucci
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