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martedì 7 Febbraio 2023
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    Barberino Tavarnelle, un anno fa la scomparsa del soprano Anna Maccianti: il ricordo

    "Era di una sincerità disarmante, le battute fulminanti. Ignorava cosa fosse la diplomazia e con grande signorilità palesava sempre esattamente ciò che pensava..."

    BARBERINO TAVARNELLE – Un anno fa (l’11 gennaio) scompariva Anna Maccianti, soprano di carriera internazionale, nata a San Domenico di Fiesole nel 1930, viveva nella Rsa di Tavarnelle, lungo la via Cassia.

    A distanza di 12 mesi riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Michela Cervesato.

    È ormai un anno che ci ha lasciato il soprano Anna Maccianti.

    L’ho conosciuta nel novembre del 1985, nel suo primo anno d’insegnamento al Conservatorio statale di Musica “Francesco Venezze “ di Rovigo.

    Ero la pianista della sua classe di canto.

    Anna era una bella donna, sempre elegante e sorridente. Spiritosa e ironica pur nella sua grande professionalità.

    Nel tempo si era creata tra noi una certa confidenza e poco a poco conobbi molti episodi della sua vita.

    Era figlia unica, suo padre indossava la livrea: era il maggiordomo del conte Pucci.

    Da bambina cantava sempre e i frati del vicino convento convinsero i suoi genitori ad avvicinarla seriamente alla musica.

    Viveva nella Rsa sulla Cassia, a Tavarnelle: a 90 anni scompare la cantante lirica Anna Maccianti

    Non fece studi accademici, tratto comune ai colleghi della sua generazione, e debuttò giovanissima. Ebbe una carriera interessante, dal nord Europa al Sudafrica.

    Il suo punto di forza era una salute di ferro che le permetteva di sostituire, spesso all’ultimo momento, le colleghe ammalate, a volte senza alcuna prova, con sarta e parrucchiera che sistemavano in fretta costume e acconciatura seguendola fin dietro le quinte.

    Le tounées, per cui veniva scritturata, erano spesso molto lunghe. Ricordava con nostalgia i periodi in Egitto, Libano, Turchia e con affetto molti colleghi, direttori, impresari.

    Era di una sincerità disarmante, le battute fulminanti. Ignorava cosa fosse la diplomazia e con grande signorilità palesava sempre esattamente ciò che pensava, nel suo bell’eloquio toscano.

    I suoi studenti la adoravano. Spesso pranzavamo insieme ed io, pur di accontentarla, dividevo con lei enormi fette di torta alla meringa che lei adorava e io detestavo.

    Nel ricordarla più di un’immagine mi giunge la sua voce nel duetto con tenore del Don Pasquale “Tornami a dir che m’ami”.

    Arrivederci, Anna!

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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