BARBERINO TAVARNELLE – “La famosa ciminiera, varie volte decantata dal nostro sindaco, anche nel corso dell’assemblea pubblica del 26 febbraio non sta dando i risultati sperati”.
E’ la presa di posizione a cavallo della fine del 2021 e dell’inizio del 2022, del Comitato per la Tutela e la Difesa della Valdelsa.
“L’alto manufatto verde – rincarano – che svetta orgogliosamente “vaporoso” davanti alla villa di Cusona e fa concorrenza alle torri di San Gimignano, sembra non stia dando i risultati sperati”.
“L’opera titanica definita “manutenzione straordinaria” nell’autorizzazione rilasciata dal Comune – rilanciano dal Comitato – e “opera d’arte” nel consiglio aperto del 20 maggio, da un colto politico locale, ex vicesindaco in precedenti amministrazioni, non ha risolto i problemi odorigeni”.
“Il fumo non sale – accusano – si disperde su un’ampia porzione della valle, diffondendosi democraticamente nel raggio di quasi tre chilometri, come si rileva dalle mappature che facciamo segnando i luoghi delle segnalazioni che cittadini inviano all’Arpat e al Comune di Barberino Tavarnelle nelle quali lamentano, in certi giorni e notti, olezzi nauseabondi e insopportabili”.
“Siamo perplessi! – proseguono – Chi effettua studi ambientali sa che normalmente l’aria calda (e quindi il fumo) sale per via della spinta verso l’alto ,determinata dal fatto che la temperatura diminuisce in quota. E sa anche che l’inversione termica è uno strato di atmosfera in cui la temperatura dell’aria aumenta con la quota. Nelle notti calme e serene, il forte raffreddamento del suolo sottrae calore all’aria sovrastante che a sua volta si raffredda e questo determina, ad una certa altezza dal suolo, una spinta verso il basso che impedisce ai fumi di salire. A questa quota di inversione termica si forma uno strato riflettente, il fumo ristagna e addirittura forma una saccatura, cosa che è possibile rilevare dalle innumerevoli foto scattate”.
“E’ notorio – aggiungono ancora – che nella nostra zona vi sono strati di inversione termica in grado di trasformare ognuna delle nostre vallate in una sorta di pentola chiusa. In questa condizione atmosferica il fumo uscito dalla ciminiera non entra nella stratosfera e si rivolge verso il suolo e va ad unirsi al banco di nebbia che stabilmente staziona sopra la vallata dell’Elsa”.
“In conclusione – affermano – la soluzione ha peggiorato la pesante condizione di concentrazione delle sostanze inquinanti al suolo e le maleodoranze sono aumentate. Questo risultato lo dobbiamo al falso presupposto che la soluzione del camino sarebbe stata vincente (come tutti hanno sostenuto) e alla conseguente decisione di raddoppiare le giornate di lavoro e la quantità di fumi in uscita al camino”.
“Ci sentiremmo più tranquilli – concludono – se la Deta, che strombazza ripetutamente e ai quattro venti di avere sempre le “porte aperte”, ci permettesse di entrare con dei tecnici per fare dei rilievi. E in particolare per prelevare i fumi dal camino in modo da analizzare la quantità di sostanze odorigene. Ecco: in questo caso siamo pronti ad entrare anche noi”.

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