TAVARNELLE – Quella mattina del 13 dicembre scorso è stato uno schock a Tavarnelle. Una tragedia, all’improvviso, ha portato via un uomo. Un uomo che qui tutti conoscevano: sul muretto, all’incrocio di via Mocale, sigaretta in bocca, salutava sorridendo chi passava di lì a piedi.
Ucciso nel rogo scaturito da una vecchia coperta elettrica (clicca qui per leggere l’articolo): una di quelle storie che pensi sempre non possano accadere. E invece… .
Un addio difficile da affrontare quello dato a Franco Ceccherini, 70 anni, soprannominato “Il Biondo”. Profondamente addolorati la moglie Lucia, 57 anni, e i figli Walter, 31, e Ivan, 33.
Ma anche l’intero paese, che ha dimostrato la propria vicinanza alla famiglia annullando le manifestazioni in programma per la celebrazione di Santa Lucia, patrona di Tavarnelle.
I figli Walter e Ivan, sebbene ancora turbati dalla sofferenza, sono felici e orgogliosi di ricordare Franco. E lo fanno con affetto e sincerità.
“Il babbo – cominciano – era una persona semplice. Gli piaceva stare davanti a casa a chiacchierare con i suoi amici e, quando loro non c’erano, salutava e dava il buongiorno a chi incontrava. Sempre con il suo immancabile cappello”.
“Non aveva grandi pretese – ricordano – Gli bastava che ci fosse il sole, per poter uscire. Poi andava a comprare il panino dal Nannetti, il negozio di alimentari in via Mocale, e le sigarette. Dopo pranzo, era di nuovo fuori. Passava così la sua giornata”.
“Fino a 7 o 8 anni fa – proseguono Walter e Ivan – essendo ormai in pensione, si occupava del podere a Magliano insieme al fratello Carlo. Morto il fratello, negli ultimi anni, passava il tempo soprattutto facendo la legna per il camino”.
“Un lato positivo del babbo – raccontano – era che diceva sempre di star bene, nonostante gli acciacchi tipici delle persone anziane e alcuni problemi di circolazione. Era una persona forte. Un uomo di una volta, di quelli che non si lamentano facilmente”.
Quando chiediamo di un ricordo di Franco a cui pensano piacevolmente, Walter e Ivan ci parlano delle vacanze estive di quando erano piccoli.
“Ogni anno – spiegano, sorridendo – andavamo a Marina di Pietrasanta con la famiglia dello zio Carlo. Stesso albergo e stesso bagno Riviera, tutte le estati. Al babbo piaceva il mare di lì, piaceva quell’hotel e come ci si mangiava. Quando poi l’albergo chiuse, in nessun altro il babbo si trovò bene come nel primo”.
Insomma, Franco era una persona semplice e abitudinaria, che riusciva ad essere felice con poco. E la sua positività la trasmetteva in ogni sorriso che rivolgeva a chiunque, anche a quei pochi che non lo conoscevano.
“Cogliamo l’occasione – concludono i figli – per ringraziare l’amministrazione comunale che, in segno di solidarietà per la morte del babbo, ha annullato i festeggiamenti del paese. E la cittadinanza tutta che, con una grande partecipazione, ci è stata vicina”.
Infine, un ringraziamento speciale è rivolto ai colleghi: l’Unicoop Firenze per quanto riguarda Walter, mentre Ivan tiene a dire grazie alla Misericordia di Colle Val d’Elsa, tra cui Bruno Capezzuoli e Simone Fiaschi.
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