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giovedì 29 Settembre 2022
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    Il report 2012 certifica le difficoltà della provincia su commercio e turismo. Ma il nostro territorio…

    CHIANTI FIORENTINO – "La criticità risulta diffusa nei territorio in cui è articolata la nostra analisi ad eccezione della miglior tenuta del Chianti": una frase che, se da un lato certifica che la crisi è ben lontana dall'essere scomparsa, evidenzia che il nostro territorio riesce ad opporvisi in maniera migliore di altri.

     

    La frase in questione è contenuta nel rapporto dell'Osservatorio Economico di di Confesercenti, che ha diffuso il suo report provinciale: "Nel corso del 2012 – si legge – l’economia della provincia di Firenze è stata caratterizzata, ancora una volta dalla frenata della domanda interna solo in parte compensata dalla buona performance delle esportazioni. I consumi hanno subito una forte flessione (-4,0%) rispetto alla sostanziale tenuta del 2011. Ancora peggio il trend degli investimenti fissi lordi i quali, già a variazione negativa nel 2011 (-3,2%) perdono un ulteriore -7,6% nel 2012".

     

    "Anche il turismo – si sottolinea – volano importante per una economia come quella fiorentina, ha subito una riduzione del numero delle presenze nel 2012 sia per quanto riguarda la componente italiana che quella straniera. Sul fronte dell’occupazione flettono, sia pur a valori decimali le unità di lavoro ma anche grazie al significativo aumento degli ammortizzatori sociali".

     

    "Se ne ricava – prosegue il report di Confesercenti – una flessione del reddito disponibile delle famiglie da cui ne conseguita la drastica riduzione dei consumi che già abbiamo visto. Se uniamo a tutto questo un ridotto clima fiducia, soprattutto, sulle prospettiva lavorative di breve medio periodo dei consumatori risulta di facile lettura come il nostro sistema economico collegato al mercato interno appaia in grande sofferenza".

     

    "L’anno 2012 – si ricorda – si è chiuso, per le imprese del commercio e del turismo, in modo peggiore rispetto a come è iniziato. E il peggioramento è principalmente da addebitare al periodo migliore, il IV trimestre, che ha performato in maniera decisamente negativa rispetto allo stesso periodo del precedente anno. Questo è ormai un dato acquisito da alcuni anni, gli anni interminabili di questa crisi: la netta flessione delle vendite dei periodi migliori come quello natalizio, ma, anche delle vendite straordinarie, che non assumono più valore di traino per la loro convenienza".

     

    "Nel 2010 – si sottolinea – abbiamo detto che con l’anno precedente avevamo raggiunto il fondo del mare e che rimanerci, come ci indicavano i valori dell’anno, significava comunque confermare un dato negativo e la perdita di un anno per iniziare la risalita. Nel 2011, continuando a utilizzare questa nostra similitudine, oltre a rimanere in questa scomoda posizione abbiamo trovato anche una ulteriore depressione. Complicando ulteriormente la possibilità della risalita che, quando vi sarebbe stata, non avrebbe avuto la struttura a “alta marea”. Nel 2012 abbiamo trovato una successiva depressione: dal fondo del mare invece che iniziare a risalire abbiamo trovato una strada in discesa. Il 2012 è stato, dunque, una anno, ancora una volta complesso per le imprese".

     

    Le variazioni tendenziali negative riguardano praticamente tutte le classi. Il settore alimentare vede gli alimentaristi in senso stretto al -9,12%; più contenute le perdite della macelleria (-2,18%), dell’ortofrutta (-3,24) e della pescheria (-3,22).

     

    Il settore moda varia in negativo a due cifre per l’abbigliamento (-10,11%) e le calzature (-12,43%). In significativa variazione tendenziale negativa anche il settore della pelletteria (-7,65%) mentre in territorio positivo la percentuale dell’intimo (1,28%) risultato, occorre dire, ormai consolidato (soprattutto per il prodotto franchising low cost).

     

    L’altro commercio al dettaglio vede tutte le classi in negativo ad eccezione dell’ottica (0,47%) e degli altri beni (1,82%) e della telefonia (1,55%). Contenuta la perdita della profumeria/erboristeria (-1,36%), ma a percentuali più significative quella dei beni per la casa/ferramenta (-4,89%), della cartoleria/giocattoli (-7,11%), delle librerie (-10,51%), dei fiori (-4,82%).

     

    Il settore turismo mostra i bar in perdita del -1,73% e i ristoranti sostanzialmente piatti allo 0,14% positivo, ma gli alloggi a- -3,88%. In perdita gli agenti di commercio soprattutto nel settore moda (-6,91%), ma, anche gli agenti immobiliari (-7,99%), che riprendono a accumulare perdite a causa dell’ulteriore peggioramento del mercato immobiliare.

     

    Negativa anche la performance degli ambulanti: -6,65% per il settore alimentare, -5,24 quello della moda e -2,90% i vari non compresi nei precedenti.
     

     

    Al 31 marzo 2013 prosegue il trend negativo che analizzato per macro settori vede l’alimentare al -7,21%, la moda al -4,89%, gli altri beni al 2,24% i bar/ristoranti al -3,11 e gli alloggi al -2,79.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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