CASTELLINA IN CHIANTI – E' un momento delicato per il turismo nel territorio chiantigiano: siamo andati a tastare il polso della situazione fra “botteghe”, ristoratori e commercianti castellinesi. Un campione importante quello di Castellina, luogo turistico per eccellenza nel Chianti Classico.
Quest’anno il turismo sembra aver tardato il suo arrivo, in particolar modo a Castellina In Chianti. Paese di snodo tra Firenze e Siena, ha da sempre goduto di una posizione assai favorevole. Ma vediamo cosa dicono gli operatori.
“Si vede un calo di qualità del turismo. Prima c’era un alto livello, mentre adesso si è abbassato notevolmente” ci dice Aleandro Olmastroni dell’Enoteca Le Volte.

ALEANDRO E GILLES – Enoteca Le Volte
“Mancano le persone che compravano le bottiglie importanti – prosegue Olmastroni – Prima erano pieni i ristoranti di un centro calibro, continua, mentre ora, con tutto il rispetto, mangiano tutti al bar".
“Castellina non è più la Castellina che si conosceva – rimarca ancora – Manca quel calore che c’era una volta. Sono spariti i punti di riferimento. È un turismo "mordi e fuggi". Mentre prima molta gente dormiva qui, ora è solamente di passaggio. Venti anni fa, meno di una settimana non affittava nessuno. Bisogna creare un comprensorio allargato di comunicazione”.
“Noi abbiamo una clientela di fiducia – prosegue Gilles Kehren, sempre dell’Enoteca le Volte – Tanti che ritornano, tanti che mandano amici. Vediamo spesso visi conosciuti. Uno che viene da noi ha la possibilità di degustare il vino che più gli piace”.
Anche Mario Cappelletti, con la sua Bottega D’Arte, segue lo stesso filone di pensiero: “È cambiato il mondo ed il tipo di turista. Sta arrivando un turismo di massa. Tutto il mondo viaggia. Lavorando con l’arte, noto che la persona è meno attenta alla cultura".

BOTTEGA D'ARTE – Mario Cappelletti
"Il turismo dei grandi pullman – tiene a sottolineare – è un tipo di turismo che dà fastidio. Prima non c’era. Non serve a niente. La clientela me la sono fatta nel passato. I miei clienti sono rimasti contenti e mi hanno creato un indotto di amicizie. Esporto in tutto il mondo".
"Siamo noi – ammonisce – che dobbiamo offrire la qualità. Se la qualità è alta, il turismo è alto. Bisogna che il livello delle attività non si abbassi e che la gente rimanga. Ho potuto notare che molti clienti che vengono da me non alloggiano più qui come prima. Lavoro per Castellina perché è il mio paese”.

MADE IN CHIANTI – Rosaria e Francesco
“Vediamo un turismo mordi e fuggi – fanno eco Rosaria e Francesco di Made in Chianti – Mediamente siamo contenti perché il turista che approda qui, si trova bene e torna. Le persone sono soddisfatte. Il turista ricerca roba tipica del territorio. Ma l’offerta si sta standardizzando".
"Ecco perché abbiamo deciso di differenziarci – spiegano – Riscopriamo ricette vecchie di famiglia. Abbiamo puntato su aziende più piccole. Cerchiamo un forte legame con il nostro territorio, che è la nostra forza. Manca collaborazione; potremo organizzare attività condivise da tutti. Il segreto? Offrire al turista qualcosa che faccia breccia!”.
Anche Simone, della Gelateria di Castellina, la vede molto… scura: “La stagione non è partita. Si lavora meno che al mare” afferma deciso.

SIMONE – Gelateria di Castellina
“Siamo destinati male – prevede – Con tre mesi di lavoro l’anno, la gente non rimane in piedi. Si perdono aziende, economia e posti di lavoro. Servono dei professionisti della comunicazione che promuovono il territorio degli otto comuni del Chianti. Bisogna fare degli investimenti".
"Ancora non si è capito di che cosa si può campare – precisa Simone – È mancato un adeguamento ad un certo tipo di richiesta. Il paese aveva una sua originalità. Ora l’autenticità è alterata. Si denota una grossa divisione che non fa bene a nessuno. Non c’è un senso di comunità".
Non tutto però è perduto: "Ci sono tutti i presupposti per lavorarci, però, manca qualcuno che dia il via. Bisogna cercare qualcosa comune per tutte le associazioni. Una comunità c’è. Andrebbe coltivata. L’identità spiccata del territorio ci deve essere per andare in una certa direzione”.
“Come da un po’ di anni, il turismo è alternante” denota anche Riccardo Stiaccini, macellaio da generazioni nel cuore del paese, che da tempo ha aperto anche un "lato" della sua bottega al dare da mangiare.

MACELLERIA – Riccardo Stiaccini
“Non è un problema di quantità – evidenzia anche Stiaccini – ma di qualità. Il pullman dei turisti con la bandierina e il cappellino non serve a nulla. Non si lega minimamente con il turismo di Castellina. È cambiato il modo di vivere della gente. In casa non si cucina più. Si è lasciato posto solamente agli hamburger".
"Ci sono tante ottime ricette – dice invece il macellaio – che con un prezzo politico, si possono mangiare benissimo. Il mio intento è quello di proporre piatti tipici per continuare a macellare da solo. Le bistecche sono quelle più richieste ma sono solo il 10% dell’animale. Si è perso l’originalità. Io per esempio vendo solo acqua, vino e birra. Niente Coca Cola o Fanta. La macelleria è macelleria. Si sta cavalcando l’onda lunga di San Gimignano. È necessario un piede nella tradizione ed uno nella modernità, senza travolgere un equilibrio perfetto".
Per concludere, anche Giuseppe Stiaccini, dell’Antica Trattoria La Torre supporta e condivide le stesse idee: “Il turismo è oscillante. Si passa da giorni di punta a giorni in cui c’è poca gente. Non è costante".

GIUSEPPE STIACCINI – Antica Trattoria La Torre
"Da ristoratore è un dato che ho potuto constatare da tempo – prosegue Stiaccini – Non è un turismo di grande capacità di spesa. È cambiato il modo di approcciarsi. Le persone fanno più viaggi l’anno e non soggiornano più quindici giorni. Ho notato un turismo familiare. La domanda su un turismo di livello c’è ma non c’è l’offerta. La stessa cosa vale per il turismo sportivo".
"Da noi esiste il turismo del vino – dice ancora – Bisognerebbe intercettarlo maggiormente specie nei periodi “morti”, creando una collaborazione tra ristoranti, strutture alberghiere, enoteche. Una sorta di pacchetto. Castellina deve recuperare l’idea di un paese visto come insieme di persone. Un’anima sola. Oggi ci sono tanti mondi che vivono in questo territorio ma sono separati tra loro".
"Da ristoratore – conclude Giuseppe Stiaccini – posso affermare che prima le mezze bottiglie di vino non c’erano. È cambiato il modo di vivere. Il pranzo è una cosa veloce e leggera. Nessuno si siede a tavola per più di un’ora".
di Jessica Nardi
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