CASTELLINA IN CHIANTI – Tutti i castellinesi ricordano con nostalgia gli anni '70-'80. Boom di turisti "d'élite" che scoprirono per la prima volta e amarono il Chianti.
Anni d’oro, se così si può affermare, che vedono Castellina In Chianti al centro delle mete più gettonate da svizzeri, tedeschi, olandesi e inglesi.
“Era la Porto Cervo del Chianti” ci dice Elettro Laini. Insieme alla moglie Romana, nel 1965 aprì la bottega “Alimentari Gatti”.
“Per capire bene come tutto ebbe inizio – ci racconta Aleandro Olmastroni – vi devo prima parlare di Mara Scotoni, proprietaria di Ricavo. Era venuta a Castellina e aveva comprato Ricavo. Mentre lo stava ristrutturando, il marito ed uno dei suoi figli ebbero un incidente mortale. Erano più o meno gli anni '50".

ALEANDRO OLMASTRONI – Aveva un negozio di ortofrutta
"Mara però – prosegue Olmastroni – era una donna molto forte e di carattere. Non si scoraggiò e decise di farci un albergo per i suoi amici. Molte sue conoscenze venivano a trovarla, sia per solidarietà, sia per simpatia. Alcuni di loro si innamorarono del territorio ed iniziarono a comprare case abbandonate dai contadini. Di questa cosa Mara ne fece quasi un business. Acquistò lei stessa molte tenute per poi rivenderle”.
“C’erano anche Bianca Orlandi – fa eco dice Elettro Laini – che lavorava a Ricavo e il marito, Orlando Orlandi che era in comune. Così anche lui iniziò a comprare delle case per poi rivenderle”.
Aleandro ricorda tutto molto bene. Negli anni 60 aprì la sua bottega di frutta e verdura: “I negozi iniziarono ad avere dei clienti stranieri. Queste persone, passavano a Castellina parte dell’estate ed erano persone di una certa importanza".
"Così – ci spiega – si ebbe la possibilità di riqualificare le botteghe che potevano contare su un introito maggiore. Mi ricordo, che la signora Mara si serviva da me. Gli dovevo comprare gli yogurt in un negozietto a Siena, perché noi qui ancora nemmeno si conoscevano”.
I primi stranieri ad arrivare a Castellina furono svizzeri. Poi gli olandesi che si insediarono nelle “Case sparse al Mandorlo”, inglesi e tedeschi. “Veniva anche la regina d’Olanda che aveva un appartamento a Tavarnelle. Tutte le estati andava a mangiare con le figlie alle Casce", ricorda Aleandro.
“C’è stata anche la principessa d’Inghilterra, Margaret – ci rivela Elettro – Mi ricordo, che quando venne a Castellina aveva con se le guardie del corpo con delle pistole gigantesche! Venne anche la padrona della Henkel, quella dei detersivi. Così si cominciò a vendere anche il salmone e lo Champagne”.

ELETTRO LAINI – Una vera e propria memoria storica del paese
Elettro e la moglie erano originari di Siena: “Venni a Castellina – rammenta – perché avevo uno zio che faceva il fornaio. Mi disse che c’era una bottega da comprare. I primi anni era una bottega normale di generi alimentari. Poi divenne alimentari e gastronomia. Nel 1971, riuscii a rifarla tutta. Un negozio, che per l’epoca fece scalpore. Non era più a cassette… ma era con i banchi come quelle di oggi".
Partendo da "cima" del paese c’era l’Amelia con Tabacchi e Casalinghi; poi si incontrava l’alimentari di Beppe del Sisti e l’Alba Porciatti con il suo negozio di stoffe.
Davanti c’era la falegnameria di Giovanni Lusini, la macelleria Stiaccini. A quell’epoca c’era il nonno di Riccardo, Giannino e il suo zio Tono.
Non ci possiamo certamente scordare del ristorante Mariani e del rimessaggio dei cavalli di Fortunato Becciolini.
“Era dove c’è la pizzeria il Fondaccio ora – ci dice Aleandro – Quando in paese venivano con le carrozze, lui risistemava gli zoccoli. Più su poi, c’era un’altra macelleria, quella di Adriano Pacciani. C’era il nonno di Mario Cappelletti che faceva le scarpe. Si chiamava Nello Cappelletti. Poi c’era il forno del Niccolai che faceva il pane, la bottega di elettrico. La Magona era del Falassi e la Coop era in centro. In piazza del Comune, per finire, c’era l’Antica Trattoria la Torre”.
I turisti stranieri arrivavano durante le feste natalizie e poi ritornavano a marzo. Il grande flusso turistico era concentrato principalmente nei mesi di maggio-giugno e settembre-ottobre.
“Erano loro – ci svela Aleandro – che studiavano le nostre abitudini e apprezzavano il nostro artigianato. Si entusiasmavano. Erano come di casa. Gli invitavi anche alle comunioni dei propri figli. Erano parte integrante della comunità. Ci si chiamava per nome".
"Capita spesso che i loro nipoti mi vengano perfino a trovare, ancora oggi” conclude Aleandro.
Piano piano però tutto è cambiato. Il Chianti si è modificato profondamente, anche dal punto di vista turistico. Era un processo inevitabile: oggi è diverso. Non stiamo qui a dire se migliore o peggiore. Ma sicuramente diverso.
di Jessica Nardi
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