CASTELLINA IN CHIANTI – "Dobbiamo crederci, tutti insieme, nel Distretto Rurale del Chianti": è il monito che tutti i partecipanti alla tavola rotonda organizzata durante la Pentecoste a Castellina hanno sentito più volte pronunciare.
Non solo dal sindaco di Castellina in Chianti, Marcello Bonechi, ma anche da Carlotta Gori, direttore generale del Consorzio Vino Chianti Classico.
Venerdì 18 maggio, presso la “Casa dei Progetti” di Castellina in Chianti, si è tenuto infatti un primo confronto pubblico circa le prospettive e le potenzialità del Distretto Rurale del Chianti.
Evento organizzato dall’Associazione Viticoltori di Castellina in Chianti nell'ambito della tre giorni della Pentecoste, per capire e conoscere meglio i prossimi obiettivi. Hanno partecipato, fra gli altri, anche il sindaco di Tavarnelle David Baroncelli, di Barberino Val d'Elsa Giacomo Trentanovi e quello di San Casciano, Massimiliano Pescini. Presente anche il presidente del Consorzio Sergio Zingarelli.
“Vino e territorio… uguale Distretto Rurale” afferma il sindaco di Castellina in Chianti Marcello Bonechi. “Lo scopo primario è quello di protezione e di identificazione del territorio del Chianti Classico".
"Il Distretto – prosegue il sindaco – serve per blindare i territori dei sette comuni: Castellina in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti, Castelnuovo Berardenga, San Casciano, Tavarnelle e Barberino".
"Il Comune di Gaiole in Chianti – dice ancora Bonechi toccando un tasto molto… sensibile – non ha voluto, per il momento, entrare a far parte del Distretto. Ma le aziende all’interno del suo territorio possono benissimo farlo”.
“Ad ora abbiamo costruito un involucro indispensabile, per dare corpo a questa "nuova casa". Bisogna realizzare ancora tutto l’arredamento" interviene Carlotta Gori.
“Tutti i Distretti Rurali – spiega – sono caratterizzati da alcuni elementi imprescindibili: produzione agricola coerente con le vocazioni naturali del territorio significativa per l’economia; identità storica omogenea; consolidata integrazione tra attività rurali ed altre attività locali; produzione di beni e servizi di particolare specificità e coerenti con le tradizioni e vocazioni naturali del territorio. Tutte caratteristiche che possiamo ritrovare facilmente nel Distretto Rurale del Chianti”.
L’accordo, circa la definizione del Distretto Rurale, è stato sottoscritto il 24 settembre 2016 in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni dalla nascita del Consorzio del Chianti Classico. Il 27 dicembre dello stesso anno è stato firmato anche l’accordo di Distretto, siglato dai sette comuni, dal Consorzio Vini Chianti Classico, dal Consorzio Olio DOP Chianti Classico e dalla Fondazione per la Tutela del Chianti Classico. L’associazione di Distretto, invece, è stata costituita solo poche settimane fa, il 4 maggio. E sarà il vero "braccio operativo".
“È importante che il Distretto Rurale sia ben definito. Opererà come equilibrio tra componente privata e pubblica/istituzionale” spiega ancora Carlotta Gori. “Agirà tramite un’assemblea di Distretto, composta da tutti i sottoscrittori dell’accordo. Noi non abbiamo ancora il nostro progetto economico. È il prossimo passo da compiere”.
Progetto economico volto a rafforzare le principali filiere agricole, il marketing territoriale, valorizzando ambiente e paesaggio. L'orizzonte temporale è stato stabilito in cinque anni.
“Il Distretto – conclude Marcello Bonechi – è un altro strumento per presidiare questo nome, Chianti. Crederci vuol dire anche stimolare il Consorzio a prendere parte ad una progettualità del genere. È un momento necessario. I primi passi sono stati fatti. Ora, bisogna solo metterli in marcia. Tutti insieme".
di Jessica Nardi
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