VILLA A SESTA (CASTELNUOVO BERARDENGA) – Interrompiamo Senio Venturi, chef del ristorante L'Asinello (nella foto sopra, scattata da Roberto Panciatici), nel borgo dei sogni di Villa a Sesta (anche dal punto di vista gastronomico) mentre sta… preparando il pane.
Sui social lo abbiamo visto arrabbiatissimo, a dir poco, dopo un post pubblicato da Milena Gabanelli, popolarissima giornalista d'inchiesta, sulla pagina Facebook del suo spazio di approfondimento sull'edizione online del Corriere della Sera, Dataroom.
Un post (lo vedete qui sotto), che ha fatto infuriare Senio (e non solo). Perché scritto da una delle giornaliste più accreditate nel nostro Paese; perché scritto sulla pagina Facebook della trasmissione (quindi in un certo senso giornalisticamente "istituzionalizzato").
Perché scritto in modo superficiale e spedito in un mondo (quello dei canali social) che poi lo ha "rimasticato" e a sua volta condiviso in modo altrettanto superficiale.
Mancando di rispetto a chi lavora in quel ristorante. Ma anche ai tantissimi che ogni giorno faticano, fra cucine e sale, in quello che è un settore che dà lustro e occupazione a tutto il nostro Paese.
Senio, lei è stato molto critico sul post di Milena Gabanelli sulla sua cena in un ristorante di Bologna. Ci vuol spiegare il motivo?
"Sono rimasto veramente colpito dall'inconsistenza dell'esternazione della giornalista. Prima cosa che tengo a sottolineare: non può relegare il fatto al "volevo farmi due risate" come riportato dalla stessa in una risposta al post. Averlo pubblicato nella pagina di una rubrica di una delle più importanti testate italiane ha il suo peso, detto da una giornalista che ha il suo credito ed il suo seguito rende il tutto non derubricabile a battuta".
Insomma, qui non siamo di fronte al diritto di critica di chi si siede al tavolo, sia esso cliente o giornalista…
"La critica è pane quotidiano per un cuoco (così come per la maggior parte delle persone che lavorano). È una cosa seria, una cosa che colpisce nel profondo e che legittimamente può creare anche dei mutamenti nella visione di un professionista. Per questo deve essere sempre seria, sincera, dosata e responsabile. Soprattutto, ripeto, se arriva da una fonte cosí autorevole (forse suo malgrado). È riuscita in una battuta a concentrare una quantità di preconcetti, bugie, mistificazione veramente degna di nota".
Come diceva prima, il fatto che il post sia apparso sulla pagina del suo programma (Dataroom) e non su un suo profilo personale peraltro aumenta l’effetto “giornalistico” del post stesso…
"Certo. Questo sposta il punto di vista dall'ambito strettamente personale (che comunque in una figura coma la Gabanelli è gioco forza difficilmente scindibile) all'ambito giornalistico. E qui la cosa si fa ancora più incomprensibile. Che titoli ha la signora per dibattere di ristorazione? È una critica gastronomica? Un'esperta? Non mi risulta (magari mi sbaglio)".
Insomma, se era una "battuta" è stata di dubbio gusto e con una capacità mediatica importante. In qualche modo però poteva rimediare?
"Quanto meno poteva ovviare all'incompletezza della "battuta". Un minimo (ma proprio il minimo) di etica professionale avrebbe voluto quantomeno che rettificasse poi l'inesattezza espressa (non si trattava di un antipasto, bensì di uno stuzzichino di benvenuto, il che fa tutta la differenza di questo mondo) e magari documentasse anche il resto della serata. Invece nel post aggrava ancora di più la situazione affermando che i numerosi (per fortuna) ospiti soffrono di masochismo. Deridendo cosí non solo una categoria di cuochi, ma anche una categoria di clienti".
Cosa direbbe alla Gabanelli se avesse la possibilità di confrontarsi direttamente?
"Alla Gabanelli, oltre a quanto detto, vorrei dire che anche se in fondo si tratta di una sciocchezza (anche se temo che per la bravissima chef non sia cosí facile da digerire) da una persona come lei è lecito, se non obbligatorio, aspettarsi molto di più, anche nel momento di farsi due risate. La signora deve immaginare cosa può innescare una sua battuta cosí sprezzante, deve sapere che porta il dibattito ad un livello osceno. Le direi che il peso delle sue parole è diverso dal mio, che la vita le ha dato questo fardello e che ne deve tenere conto: dopo una scivolata del genere delle scuse formali sarebbero la cura migliore. E unica".
Infine… cosa vuol dire per lei una definizione molto ampia come quella di “cucina moderna”?
"La cucina è sempre stata e sempre sarà in evoluzione. Ha dei momenti di accelerazione più visibili e momenti più di radicamento, per giudicare dei singoli momenti occorre tempo e una visione distaccata. Di certo la cucina moderna in Italia non manca certo di professionismo, il movimento è in continua crescita. Tengo a sottolineare che, a differenza di quanto vogliano mostrare certi commenti dei seguaci della Gabanelli, c'è perfetta armonia tra cucina moderna e cucina tradizionale in Italia in questo specifico momento. Le due "correnti" convivono con stima reciproca e sempre più spesso partecipano a manifestazioni insieme. È un dualismo che non esiste e che non avrebbe motivo di esistere; la tradizione italiana è troppo ricca per non essere rispettata, e la spinta innovativa è troppo seria per essere derubricata a moda. E vorrei anche, per finire, aggiungere che i clienti italiani sono i più fotunati del mondo; perché la cucina italiana si esprime sempre al massimo, qualunque siano i desideri di chi vuole andare fuori a mangiare".
di Matteo Pucci
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