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martedì 7 Febbraio 2023
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    Criptovalute: occhi puntati su Dogecoin, Ripple ed Ethereum

    I forti rialzi che hanno caratterizzato la prima parte dell'anno nel settore crypto hanno attirato l'attenzione di molti investitori

    I forti rialzi che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno nel settore crypto hanno attirato l’attenzione di molti investitori, autoalimentando il trend che era già in corso, tanto da far diventare l’argomento uno dei più dibattuti del 2021.

    Sebbene a seguito dei record assoluti di capitalizzazione, fatti registrare in ordine sparso sui vari sottostanti, sia iniziata una fase di assestamento caratterizzata da repentine prese di beneficio, sono molti a chiedersi come acquistare monete virtuali.

    Naturalmente, in questa fase, per continuare ad operare in modo proficuo, potrebbe essere utile passare da una strategia che tiene conto di un rialzo generalizzato delle valute virtuali, ad un approccio più selettivo su asset digitali che potrebbero sovraperformare il settore.

    Ad esempio, il consenso di una nutrita fetta di investitori è focalizzato su Dogecoin, Ripple ed Ethereum le quali, a differenza del più noto Bitcoin, potrebbero non aver ancora espresso a pieno il loro potenziale.

    Investire attraverso exchange o CFD

    Per capire come comprare criptovalute è possibile affidarsi ad esperti del settore come i professionisti di Finaria.it, che sul proprio portale di approfondimento mettono a diposizione una guida dettagliata in cui suggeriscono diversi approcci operativi.

    Una prima soluzione è quella di utilizzare un exchange: la piazza virtuale, in cui si incontrano domanda e offerta, adatta a coloro che vogliono acquistare l’asset per detenerlo nel tempo. In tal caso, una volta convertita la valuta fiat in moneta virtuale, quest’ultima deve essere custodita in un portafoglio elettronico, che può essere sia di natura fisica sia di natura virtuale.

    Per negoziare una criptocurrency con maggior frequenza, è invece più funzionale il ricorso ai contratti derivati -offerti dai broker on line– che replicano l’andamento del prezzo di un sottostante; questi prendono il nome di contratti per differenza e, oltre al vantaggio di presentare una struttura costi (commissioni e spread) inferiore rispetto a quella degli exchange, permettono di utilizzare i medesimi strumenti tipici di altri strumenti finanziari.

    Ad esempio lo short selling, che dà la possibilità di sfruttare anche un movimento al ribasso del CFD su una criptovaluta.

    Dogecoin, Ripple ed Ethereum: le criptovalute del momento

    Dogecoin è un asset molto apprezzato nel mondo crypto: nata quasi per gioco, ha saputo concentrare attorno a sé una numerosa community, che ha fatto crescere nel tempo la sua capitalizzazione; non bisogna dimenticare, infatti, che una peculiarità di Doge è il suo frequente utilizzo nelle donazioni eseguite per finanziare progetti di varia natura.

    XRP è invece la valuta digitale del progetto Ripple Labs, specializzato nelle transazioni finanziarie.

    Il punto di forza di questo protocollo è l’elevata rapidità con cui vengono processati gli ordini, la quale, insieme al conseguente abbattimento dei costi, sta spingendo molte banche a servirsi del sistema Ripple.

    Ethereum, infine, è una piattaforma decentralizzata peer to peer, che permette di creare e pubblicare smart contracts.

    Si tratta di un sistema di nuova generazione rivoluzionario poiché, all’interno della sua rete, possono essere finalizzati in autonomia i cosiddetti contratti intelligenti -che trovano comunque riscontro sul piano reale- senza però che ci sia il bisogno di ricorrere a figure di intermediazione.

    Criptovalute: l’aspetto fiscale

    Un aspetto molto importante dell’operatività sugli asset digitali, ma che spesso viene trattato marginalmente, è quello fiscale. Se in un primo momento, infatti, regnava un po’ di confusione sul versamento di un eventuale capital gain tax, in quanto le valute virtuali non erano considerate alla stregua di strumenti finanziari, con il tempo l’Agenzia delle Entrate ha provveduto a fare chiarezza.

    Per quanto riguarda le persone fisiche, bisogna fare un distinzione tra operatività su broker CFD e operatività attraverso exchange.

    Nel primo caso i guadagni realizzati sono assoggettati al versamento di imposta con aliquota al 26% e, qualora l’intermediario non fungesse da sostituto d’imposta, è obbligo dell’investitore la comunicazione e il versamento di quanto dovuto.

    La conversione di valuta fiat in criptovaluta, invece, non è considera attività finanziaria finalizzata all’ottenimento di plusvalenza, quindi non è prevista imposta, eccetto il caso in cui nel corso di un anno il valore dell’asset superi per sette giorni consecutivi una determinata soglia.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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