I Cfd, contracts for difference, sono uno strumento flessibile che consente di investire ottenendo un’esposizione ai movimenti di prezzo di uno strumento senza dover acquistare il prodotto sottostante, con tutte le complicazioni e le spese che ciò può comportare.
Fare ricorso ad un contratto per differenza (traduzione letterale di contracts for difference) consente di speculare, nel senso di tentare di guadagnare, sui movimenti futuri del mercato dell’asset sottostante senza possederlo fisicamente.
I Cfd fanno ricorso a quella che viene definita leva finanziaria e sono disponibili per una vasta gamma di attività sottostanti, come nel caso di azioni, materie prime e valuta estera.
I Cfd sono sempre prodotti finanziari molto rischiosi e che non sono quindi adatti alla maggior parte degli investitori retail, fai da te.
I rischi dei Cfd
I perché sono presto detti: come riporta la guida al trading CFD di tradingonlinecorso.com, il meccanismo della leva finanziaria che ne è alla base, il cosiddetto effetto leverage, va a fungere da moltiplicatore in quanto consente di investire cifre più alte di quelle che si hanno a disposizione.
La leva finanziaria di 1:50 vuol dire ad esempio che si possono investire 50mila euro puntandone concretamente solo 1.000.
Ma attenzione perché anche le perdite saranno ovviamente calcolate su cifre più alte di quelle che si sono puntate.
L’altra caratteristica dei Cfd è quella di legare il proprio valore a quello del valore di un’altra attività, che prende il nome di strumento sottostante: il vantaggio è proprio quello di poter investire su un asset senza doverlo andare ad acquistare fisicamente.
La legge restrittiva sui Cfd
Nel concreto i Cfd sono, per certi versi, una sorta di scommessa sull’andamento di un asset sui mercati in quanto si deve andare a puntare su eventuale aumento o diminuzione del prezzo, più nello specifico sulla differenza (da cui, contratti per ‘differenza’) tra il prezzo dell’attività finanziaria sottostante nel momento in cui si va a sottoscrivere il contratto e nel momento in cui questo può definirsi chiuso.
Proprio per questo rischio ampiamente presente, la Consob ha pubblicato, nel febbraio 2017, un avviso a tutela degli investitori definendo i Cfd come prodotti intrinsecamente molto rischiosi e complessi e, in quanto tali, non considerati adatti alla maggior parte della clientela al dettaglio.
Un po’ la stessa definizione che era stata data dall’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati; risultato, con delibera n. 20976 la Consob ha previsto limitazioni alla commercializzazione, alla distribuzione e alla vendita, in Italia o dall’Italia, di Contratti per Differenza ai clienti al dettaglio ai sensi dell’art. 42 del regolamento (UE) n. 600 del 15 maggio 2014.
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