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martedì 7 Febbraio 2023
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    Lemonade, storia della società di assicurazioni alternative

    Il grande successo di Lemonade è dovuto proprio all’accorto utilizzo della tecnologia per effetto della quale bastano pochi minuti per sottoscrivere la propria polizza

    Nel settore dell’insurtech si parla molto di Lemonade anche a livello di investimenti, se è vero che in Borsa le sue azioni sono in ascesa da qualche anno (per approfondire è possibile consultare uno storico delle azioni Lemonade).

    Il motivo di tanto interesse è da ricercare nel fatto che la compagnia è un unicorno, ovvero una azienda che può vantare un valore superiore al miliardo di dollari e che è riuscita a farsi notare per modelli di business innovativi e utilizzo della tecnologia più avanzata.

    La definizione è stata inventata nel 2013 da Aileen Lee, fondatrice della Cowboy Ventures, e sembra adattarsi come un vestito su misura a Lemonade.

    La storia di Lemonade

    Lemonade ha visto la luce nel corso del 2015, a New York, con l’intenzione di dare vita ad un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics.

    Una idea suggestiva che ha immediatamente attratto grande interesse da parte di veri e propri colossi della finanza come Sequoia Capital, SoftBank, GV e Aleph, i quali non hanno lesinato capitali per finanziarne la crescita.

    Il suo raggio d’azione si concentra in particolare sulle polizze per la casa, un ramo cui si è andata ad aggiungere negli ultimi tempi l’assicurazione sanitaria a favore degli animali domestici.

    Dopo aver iniziato a svilupparsi sul mercato domestico, gli Stati Uniti, di recente si è allargata anche in Germania e nei Paesi Bassi. Nel luglio del 2020 ha effettuato il suo sbarco in borsa, a Wall Street, arrivando ad una capitalizzazione di mercato pari ad oltre un miliardo e mezzo di dollari.

    A cosa è dovuto il successo di Lemonade?

    Il grande successo di Lemonade è dovuto proprio all’accorto utilizzo della tecnologia per effetto della quale bastano pochi minuti per sottoscrivere la propria polizza.

    Un risparmio di tempo notevole se confrontato con la lentezza che distingue i processi burocratici delle assicurazioni tradizionali.

    C’è un altro aspetto estremamente originale nel modello di affari della compagnia: il cosiddetto business etico, reso tale dal fatto che l’azienda devolve una parte dei suoi profitti in progetti sociali.

    In sostanza, Lemonade chiede ai clienti di indicare un ente di beneficenza nel momento in cui sottoscrivono la loro assicurazione.

    I premi dei clienti che scelgono l’identica “buona causa” vengono raggruppati andando a costituire un unico fondo a copertura dei sinistri. I fondi che non sono stati utilizzati per i sinistri alla fine dell’anno, vengono quindi devoluti alla causa indicata da un determinato gruppo.

    Come guadagna Lemonade?

    Naturalmente questo modello di business induce l’opinione pubblica a chiedersi come faccia a guadagnare la compagnia.

    La risposta è abbastanza semplice, anche se tutt’altro che scontata: trattiene una commissione fissa pari al 20% sui pagamenti mensili dei premi, per poi acquistare polizze dai riassicuratori (Berkshire Hathaway’s National Idemnity, Lloyd’s of London, XL Catlin e altri), dedicarsi al pagamento dei claim e ottemperare con il resto, che non è poco, all’impegno etico preso coi suoi clienti.

    Un modello virtuoso che ha anche un effetto secondario: limita al minimo possibile gli eventuali reclami.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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