mercoledì 12 Agosto 2020
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    La situazione-Covid vista dal direttore della terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria Annunziata

    Il dottor Vittorio Pavoni: "Al momento è sotto controllo, nessun paziente Covid in terapia intensiva. E siamo uno degli ospedali più organizzati per la tutela di chi ci lavora"

    GREVE IN CHIANTI – C’è leggerezza nella piazza di Greve in Chianti nella serata di domenica 5 luglio.

    Leggerezza che viene assaporata minuto per minuto dopo mesi pesanti, indimenticabili, durissimi dal punto di vista psicologico, relazionale e lavorativo.

    # La piazza di Greve diventata, per una sera, la “culla” di tutto un ospedale che ha lottato contro il Covid-19

    Durezza affrontata da ciascuno di noi ma, in particolare, da chi si è trovato a lottare in prima linea contro un nemico nuovo e subdolo come il Covid-19. 

    Stiamo parlando (per rimanere agli ospedali) di medici, infermieri, operatori sanitari. Di tutto quel mondo che da quel 21 febbraio ormai scolpito nelle nostre vite, da quel tampone naso-faringeo fatto a Mattia, il “paziente 1”, si sono trovati sul ponte di una nave in tempesta.

    Una nave che, ad oggi, naviga in acque tranquille. Una nave dalla quale arriva però l’appello a non sottovalutare niente, a mettere in pratica comportamenti coscienziosi e rispettodi. Per noi stessi e per gli altri. 

    Perché l’epidemia non è scomparsa. E’ lì che fluttua, nella oggettiva impossibilità di fare previsioni definitive. Certo, c’è da riprendere le proprie vite, riappropriarsi delle proprie abitudini, delle aziende, delle imprese, del lavoro. Guardando al futuro senza però dimenticare le regole di base.

    Poi, quel che avverrà nei prossimi mesi lo vedremo passo dopo passo. Con una consapevolezza: saremo noi a creare le condizioni di quel che accadrà. Saranno le istituzioni, in primis quelle sanitarie, a dirci cosa sta accadendo e come dobbiamo regolarci.

    Ne abbiamo parlato a margine della cena dedicata agli operatori del Santa Maria Annunziata dalla comunità grevigiana con il dottor Vittorio Pavoni, direttore del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri. 

    In una chiacchierata che parte proprio da quella piazza. In una serata di luglio che rimarrà a lungo indimenticabile per i lavoratori dell’OSMA.

    “E’ la prima volta che accade una cosa del genere – dice con orgoglio il dottor Pavoni – piacevole e importante. Qui in piazza a Greve in Chianti c’è la rianimazione ma non solo. C’è una rappresentanza di tutto l’ospedale. Medici, infermieri, operatori sanitari, fino agli psicologi venuti a fare un percorso post Fase 1 proprio con chi si è trovato a lavorare faccia a faccia con il Covid-19”.

    Appunto, il Covid-19. Chiediamo quale sia la situazione all’ospedale di Ponte a Niccheri: “Al momento è assolutamente sotto controllo, ad esempio non abbiamo pazienti Covid in rianimazione”.

    Poi il responsabile della terapia intensiva dell’OSMA torna indietro di qualche settimana, ai giorni in cui qualcuno aveva portato sui giornali la “questione-Ponte a Niccheri” per quanto riguardava i contagi dei sanitari.

    Una chiave di lettura che è stata subito respinta al mittente dall’Azienda sanitaria. Ma che ha lasciato qualche malumore e la voglia, ancora, di mettere in chiaro le cose.

    “L’ospedale Santa Maria Annunziata – dice il dottor Pavoni – è stato uno degli ospedali che si sono organizzati precocemente per fare gli screening di tutti gli operatori. Il paradosso è che si è fatto passare per l’esatto opposto”.

    “Inoltre – prosegue – nessuno di 30 medici e 50 infermieri del reparto di rianimazione è rimasto contagiato, e questo dice molto anche del livello organizzativo. Tuttora siamo sotto controllo, facciamo tutti il tampone ogni dieci giorni: leggere quei titoli, in quei momenti, ci ha lasciato un po’ di amarezza”.

    Ci spiega che “Ponte a Niccheri è stato l’ospedale che ha avuto, in Toscana, più pazienti Covid dopo Careggi e Pistoia. E se c’è una cosa che la crisi ha insegnato e che c’è bisogno di letti in area critica. È necessario, ed è nel progetto aziendale di aumentarli (in intensiva e sub intensiva) in tempi brevi”.

    Insomma, siamo pronti per l’autunno, se l’emergenza dovesse riaffiorare prepotente? “C’è un piano che ripercorre – risponde il dottor Pavoni – se ci fossero necessità, quello che si è fatto nella Fase 1”.

    Chiediamo anche se, a suo modo di vedere, sarà possibile che si ripeta una situazione come quella vissuta fra febbraio, marzo e aprile, con una malattia così improvvisamente pervasiva.

    “Lo ritengo improbabile – risponde Pavoni – Certo, ci saranno focolai ovunque, più o meno importanti. E starà ai servizi sanitari circoscriverli, testarli e tracciarli nel modo più rapido ed esaustivo”.

    Ci lasciamo chiedendo se alla fine questa esperienza terribile dei mesi scorsi abbia lasciato qualcosa di positivo.

    Il dottor Pavoni alza lo sguardo e lo rivolge alla piazza di Greve, a tutti i colleghi che scherzano e si divertono, a tutte quelle persone che mai come in questa occasione hanno lavorato fianco a fianco, gomito a gomito. Allarga il braccio e ci dice due semplici parole: “Veda lei…”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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