domenica 9 Maggio 2021
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    “Ridateci il lavoro e un futuro”: l’urlo dei lavoratori Buzzi Unicem nel giorno del Primo Maggio

    Il 30 giugno scatteranno la sospensione della cassa integrazione per i dipendenti e l'avvio del procedimento per la cessazione dell'attività dell'impianto

    PASSO DEI PECORAI (GREVE IN CHIANTI) – Un fiore, un garofano rosso, offerto ai passanti, davanti al presidio permanente che da sei mesi e con sacrificio tengono aperto ininterrottamente dal tramonto all’alba, per protestare contro la Buzzi Unicem, intenzionata a chiudere il cementifico di Testi dal prossimo 30 giugno.

    Dagli accampamenti allestiti in piena emergenza sanitaria, economico e sociale, al luogo-simbolo che si nutre della solidarietà delle istituzioni e delle comunità per continuare a combattere e difendere i 72 posti di lavoro a rischio.

    # FOTO / Il Primo Maggio chiantigiano si è celebrato con i lavoratori del cementificio di Testi

    Ieri, Primo Maggio 2021, figlio di un anno di pandemia, condizionato dai dati della curva epidemiologica, la voce delle lavoratrici e dei lavoratori del cementificio di Greve in Chianti si è alzata ancora una volta per chiedere alla proprietà di continuare a credere nelle qualità produttive dell’impianto, di non interromperne l’attività a soli due anni dall’acquisizione, mettendo al bivio le vite delle tante persone che hanno determinato la crescita economica del territorio.

    Dietro i palloncini e le bandiere delle organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl e Uil, l’amara consapevolezza di un Primo Maggio diverso, sofferto e precario come il futuro del territorio.

    Non un momento di festa per i dipendenti dello stabilimento di Testi che, anche ieri mattina, si sono ritrovati con i sindaci dell’Unione comunale del Chianti fiorentino, Paolo Sottani (Greve in Chianti), Roberto Ciappi (San Casciano) e David Baroncelli (Barberino Tavarnelle), il sindaco Francesco Casini (Bagno a Ripoli), l’assessore Laura Cioni (Impruneta) e altri amministratori comunali per tenere accesi i riflettori sulla difficile situazione occupazionale in cui da tempo versa l’impianto.

    Ma una denuncia serrata, necessaria a salvare il posto di lavoro, a mantenere la dignità di chi alle dipendenze dello storico sito industriale, ha costruito la propria vita lavorativa, sociale e familiare, ha messo radici nel Chianti entrando a far parte attivamente della comunità locale.

    “La nostra è una lotta che nasce da un’ingiustizia – hanno detto – ci sentiamo piccoli come Davide ma abbastanza forti contro Golia per non mollare, i sogni dei nostri figli valgono più di ogni logica di mercato, il Chianti, come il resto del nostro paese, si cura con il lavoro perché è sul lavoro che si fonda la nostra Costituzione”. 

    “Il nostro futuro è qui, a Greve in Chianti, in questo stabilimento che ha dato lavoro a intere generazioni – dichiarano i rappresentanti Rsu Gabriele Spadini per Fillea Cgil, Daniele Degl’Innocenti per Feneal/Uil e Gennaro Postiglione per Filca Cisl – siamo persone non più giovani per essere ricollocate e neanche vicine alla pensione, con famiglia, figli da sostenere e mutui e spese da pagare, abbiamo investito il nostro percorso di vita sul lavoro e ora che rischia di venire meno ogni fonte di sostentamento ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi, non abbiamo più chances. Lottiamo per sopravvivere, la nostra vita è sotto il giogo di un’azione speculativa”.

    Solo una settimana fa il consiglio dell’Unione comunale del Chianti aveva approvato con voto unanime una mozione di sostegno alla vertenza dei lavoratori.

    “I lavoratori sono comprensibilmente divorati dall’ansia, e noi insieme a loro – rimarcano i sindaci – ci preoccupa l’avvicinarsi di una data che potrebbe sancire la fine di una pagina di vita e lavoro, una realtà produttiva centrale per la storia economica del Chianti che ha contribuito alla costruzione della nostra identità”.

    “Il 30 giugno – aggiungono – scatterà l’avvio della procedura per la cessazione definitiva dell’attività dell’impianto e la sospensione della cassa integrazione. Fino a quel giorno lavoreremo con un’attività costante perché la proprietà individui una strada che garantisca la qualità del lavoro e la tutela di diritti dei nostri 72 cittadini, faccia un passo indietro sulla decisione di dismettere l’impianto o, in alternativa, investa per reindustrializzare il sito e metta in campo un adeguato piano sociale di tutela dei lavoratori”.

    “La Buzzi Unicem – concludono – si assuma le proprie responsabilità sullo stabilimento di Testi sotto il profilo occupazionale e ambientale”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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