IMPRUNETA – "Si parla di passaggi e decisioni che riguardano servizi fondamentali, che dovrebbero avere al centro da un lato i cittadini che usufruiscono dei servizi stessi dall’altro il personale comunale che quei servizi li svolge. Paradossalmente invece assistiamo a prese di decisioni che escludono tutti e in primis questi due soggetti. I dipendenti comunali lamentano di non esser stati coinvolti nonostante averne fatto richiesta, i cittadini non ne sanno niente".
Inizia così la riflessione del gruppo consiliare Il Coraggio di Cambiare, a proposito dello scottante tema delle gestioni associate con il Comune di Bagno a Ripoli.
"La giunta – spiegano – ha già scelto e deliberato in forma autonoma e presenta solo oggi, senza nessun passaggio, consultazione o condivisione preventiva bozze di convenzione sugli ultimi servizi che il comune gestisce in forma diretta. Convenzioni che oltretutto vedono nella maggior parte dei casi Bagno a Ripoli comune capofila con quello che questo può comportare in termini di perdita di gestione e di allontanamento dal servizio. Contestiamo quindi in primo luogo il metodo adottato dall’amministrazione".
Ma non solo: "Avanziamo poi dubbi sull’efficacia del processo. La gestione associata e la futura possibile unione dei comuni spesso comportano sovrastrutture che fanno tutt’altro che snellirei processi, non è detto che si dia luogo ad organismi più efficienti né è garantito il risparmio".
"La direzione – sottolineano – può essere giusta ma il progetto dovrebbe fondarsi su un’analisi dei servizi, dell’organizzazione che li amministra, dei costi realistici della gestione attuale e di quella ipotizzata. Si parla di gestione del territorio, vigilanza urbana, case popolari, scuole… sono servizi fondamentali rispetto ai quali serve capire se le esigenze dei cittadini di Impruneta e Bagno a Ripoli si conciliano. E infine i rapporti tra i due comuni: Bagno a Ripoli ha dimensioni doppie rispetto alle nostre, non si rischia di rimanere fagocitati?".
Perché, tengono a specificare, "quello che s’inizia è un percorso fondamentale e la scelta del partner è decisiva fin da subito. E’ impensabile tornar indietro una volta intrapreso il percorso. E allora perché non condividerlo? Non chiedere alla cittadinanza cosa ne pensa? Non spiegare di cosa si tratta? Ancora una volta siamo davanti a una mancata partecipazione della popolazione a scelte irreversibili da parte di chi, dispiace doverlo ripetere, aveva fatto della partecipazione il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale".
"Ci si chiede perché Bagno a Ripoli – rilanciano – La scelta non si può basare sul semplice fatto che è un comune limitrofo e morfologicamente simile, ci chiediamo piuttosto se le identità dei due comuni sono affini, se questa aggregazione sia davvero funzionale, ad esempio a valorizzare le specificità del nostro territorio, l’artigianato, il cotto, il turismo… La domanda è spontanea: perché non il Chianti? Con la costituzione dell’area metropolitana poi il nostro territorio “annesso” a Bagno a Ripoli rischierebbe di diventare periferia della periferia. Davvero lo vogliamo?"
"Non per malafede – rimarcano ancora – ma per il metodo scelto, ci viene il dubbio che il reintrodurre le figure dirigenziali, come scritto nella delibera di giunta n.107 del 23/12/2013 sia il solo scopo di questo processo. Che poco peso abbiano la valutazione delle esigenze reali, dei possibili rischi e conseguenze per la comunità. La questione quindi non se associarsi o no, ma come e con chi".
Poi la proposta: "Il Coraggio di Cambiare lancia una sfida a questa maggioranza, quella di costruire un comitato refendario insieme… per dare ai cittadini l’opportunità di condividere la scelta della gestione associata e soprattutto scegliere con chi".
Infine rimandano al mittente "le accuse dell'assessore alla pubblica istruzione e al sociale Francesca Buccioni, di essere bugiardi e di diffondere notizie false su presunte “unioni” o “fusioni” con il Comune di Bagno a Ripoli. Sta tutto nelle delibere di giunta di cui ha fatto e fa parte. Il nostro è un no incondizionato ad un percorso autoritario e privo di una qualsiasi partecipazione".
di Redazione
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