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domenica 2 Ottobre 2022
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    Danni per tutti: distrutti anche gli aiuti pronti a partire per il Saharawi

    FERRONE (GREVE-IMPRUNETA) – Se si dovesse trovare un luogo simbolo dell'alluvione che lunedì 21 ottobre ha devastato molte zone del Chianti, forse il Ferrone sarebbe quello più adatto.

     

    Qui l'esondazione della Greve e l'ingrossamento della Calosina hanno portato danni e distruzione: per privati cittadini e aziende.

     

    In località Molamezza, dove la Greve è straripata, sono state inondate due abitazioni: in una di queste è stato perso tutto ciò che era all’interno.

     

    Alluvione e inevitabili polemiche: dove ci sono le mura di quello che una volta era un vecchio mulino è stato costruito un muro di cemento armato sovrastato dal "famoso" cantiere chiuso da tempo, dove si dovevano costruire dei capannoni.

     

    Ebbene, questo enorme muro che a un certo punto crea un’angolatura, ha impedito che l’acqua fuoriuscita dal letto del fiume potesse defluire, formando così una specie di diga respingendo indietro l’enorme quantità d’acqua. Finita poi dappertutto.

     

    Sempre stando ai residenti più anziani, si viene a sapere che nemmeno l’alluvione del ’66 era arrivata ad entrare nelle abitazioni, ed ecco ancora avvalorarsi l’ipotesi che l’enorme costruzione del muro abbia fatto da “tappo”. Tra l’altro sono morti anche diversi animali da cortile, rimasti intrappolati nei recinti.

     

    Tornando al Ferrone abbiamo trovato un’altra famiglia che ha subito ingenti danni dallo straripamento del torrente Calosina, nel tratto che s’immette nel fiume Greve, ostruito da enormi tronchi. Fuori ci sono ancora masserizie ad asciugare.

     

    "Siamo particolarmente arrabbiati – ci dice la signora Rita Formica Caprio – abbiamo perso elettrodomestici, capi di abbigliamento, mobilia: tutto in pochi minuti. Mio marito sotto il nubifragio di lunedì è riuscito appena a mettere in salvo il pony, mentre gli altri animali sono morti annegati".

     

    Gli aiuti? "Fino alle 20 di sera non abbiamo visto nessuno – risponde – Siamo riusciti a recuperare una pompa, anche questa sommersa dall’acqua, e dopo averla asciugata siamo riusciti a farla partire. A un certo punto ho perfino chiamato i carabinieri di Strada in Chianti perché in casa ho una persona disabile, sollecitando l’arrivo degli aiuti. Pensi che il frigorifero galleggiava battendo nel soffitto".

     

    "Tante cose – dice ancora – le ho dovute buttare via, per correttezza ho telefonato a Quadrifoglio avvisando che avrei lasciato la roba lungo la strada. E lo sa cosa mi hanno risposto? Solo se pagavo, essendo tanto materiale, venivano a ritirarla. Le sembra giusto dopo tutto quello che abbiamo subito?".

     

    E' (giustamente) arrabbiatissima Rita: "Il bello è che quando sono venuti i vigili mi hanno contestato che avevo delle baracche non a norma, quando da anni sto cercando di rifare una stanza indipendente per mio fratello disabile. Stanza che già c’era, e che adesso non ci consentono di rifare: e in tutto questo caos mi contestano le baracche che utilizzo per rimessa agricola? Mi creda, siamo disperati".

     

    Lasciamo la signora Rita e andiamo al circolo Arci, anche qui hanno avuto danni al magazzino, ai bagni, nella stanza della caldaia. Che essendo sommersa dall’acqua è inutilizzabile.

     

    "Per ripulire il tutto – ci dice la signora dietro il banco – ci hanno aiutato le persone che frequentano il circolo. Ma rimane un gran disastro, e la paura che alla prossima “bomba” d’acqua qui si torni punto e a capo".

     

    "Questa alluvione – dice ancora Costanza Sanvitale – stata una brutta esperienza anche per un'associazione, il Comitato Selma, che ha visto allagato il magazzino al circolo Arci. Sono andate distrutte circa 80 scatole con aiuti pronti per essere portati ai profughi Saharawi. Abbigliamento nuovo, computer, filato e materiale scolastico. Con dispiacere è stato asciugato il possibile e abbiamo aiutato i volontari del circolo a riaprire".

     

    "Noi continueremo nella preparazione della spedizione – conclude – e ringraziamo chi ha donato e chi segue e partecipa alle nostre iniziative".

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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