Lettera aperta: “Il Comune sta progettando questa unione… alla chetichella”

IMPRUNETA – Gli interventi del nostro assiduo lettore Giuseppe Aglietti non sono mai banali. Come questo, che molto volentieri riceviamo e pubblichiamo.

 

Gli imprunetini più vecchi rischiano di morire da forestieri così come lo sono nati. Galluzzini alla nascita e ripolesi a fine vita. Il Comune ha deciso infatti di unirsi a Bagno a Ripoli che, avendo dimensioni e popolazione doppie, diverrebbe il socio di riferimento.

 

Poco trapela sulla portata effettiva della decisione. Quel che è certo è che i nostri amministratori, in accordo con la burocrazia comunale, hanno stabilito “di avviare il percorso politico e amministrativo per valutare la costituzione di un’Unione di Comuni” con Bagno a Ripoli (delibera consiliare 77/2012).

 

La giunta ha di recente confermato l’aggregazione che parte da “l’esercizio associato di alcune funzioni mediante la stipula di convenzioni, nonché per l’esercizio congiunto o coordinato di compiti, attività e servizi, riservandosi di avviare eventualmente in un secondo momento la valutazione circa la costituzione di un’Unione di Comuni, o di altra forma stabile di collaborazione e/o integrazione tra le due realtà Comune di Bagno a Ripoli – Comune di Impruneta (quale, ad esempio, la fusione)”.

 

Naturalmente, come al solito, attorno alla decisione presa viene innalzata una cortina di politichese nel tentativo di rassicurare che la fusione è “eventuale” e che comunque restiamo in ambito Chianti.

 

Si vuole così anticipare il dissenso di chi non vorrebbe essere risucchiato dalla periferia fiorentina.

 

Nel processo associativo vengono coinvolti i sindacati ma stranamente la popolazione viene lasciata all’oscuro come se il comune fosse cosa propria di amministratori, burocrazia e sindacati senza tener conto che l’unione condiziona pesantemente il futuro della popolazione e intacca l’identità del paese.

 

L’amministrazione cerca di minimizzare la portata degli accordi ma non sono consentite sottovalutazioni della posta in gioco. L’unione dei processi e dei servizi, una volta avviata anche sotto forma di gestione associata non è reversibile pena costi elevati per i contribuenti e caos amministrativo.

 

Nessuno sa perché si è scelto Bagno a Ripoli e non Greve, San Casciano o Scandicci. Eppure la scelta del partner è decisiva fin da subito. Non sono ammesse ambiguità o ripensamenti.

 

Aggregazioni interrotte a mezzo sarebbero devastanti per le tasche dei contribuenti. Ma siamo sicuri che la popolazione preferisca scendere nel catino fiorentino piuttosto che arroccarsi sulle colline del Chianti? O che i tavarnuzzini che da sempre orbitano attorno al Galluzzo, vorranno prendere l’autostrada per recarsi agli uffici comunali?

 

Ci dicono che la scelta di Bagno a Ripoli è dettata dal fatto che i territori sono “limitrofi, hanno caratteristiche morfologiche omogenee” e che già si collabora in alcuni settori. E’ un po’ poco per un matrimonio quasi indissolubile.

 

Forse la scelta del partner dovrebbe basarsi sulla visione condivisa del destino del paese, delle sue vocazioni e delle linee di sviluppo economico. E’ meglio unirsi a un Comune del Chianti per valorizzare l’agricoltura tipica, il cotto, le produzioni artigianali e il turismo d’élite oppure cercare sinergie con l’area metropolitana fiorentina e fornire servizi artigianali e abitativi al capoluogo, beneficiando delle ricadute del turismo di massa?

 

La giunta si è però preoccupata con priorità di predisporre “… gli atti necessari e verifica della compatibilità con i vincoli di varia natura posti dalla normativa vigente in materia di assunzioni, per la copertura dei posti di qualifica dirigenziale già previsti nella dotazione organica”.

 

In parole povere, riappaiono i dirigenti! Ma l’intero esercizio non era fatto per risparmiare risorse?

 

Prima di lasciare in mano alla burocrazie comunali questo delicato processo, sarebbe bene coinvolgere la popolazione nella definizione della nuova identità e nella individuazione dei costi/benefici che andrebbero specificati e quantificati per ciascuna delle scelte possibili.

 

Sarebbe però pericoloso cullarsi nell’illusione che il risanamento della situazione economico-finanziaria del comune di Impruneta possa attuarsi con unioni strumentali. Anzi è possibile che forme di concentrazione che lasciano intatte le singole realtà istituzionali (gestione associata) o che aggiungono una sovrastruttura dei servizi (unione), provochino immobilismo decisionale e difficoltà di raccordo, riconciliazione e controllo, insomma più spese.

 

Rivolgo quindi un appello pressante a tutte le distratte forze politiche imprunetine che in campagna elettorale facevano a gara a chi prometteva più partecipazione, perché organizzino un incontro fra popolazione, partiti e amministrazione per ottenere ragguagli dettagliati sul progetto e per fissare un condiviso percorso informativo e decisionale.

 

Sarebbe un’occasione d’oro per l’amministrazione di sollevare il dibattito dalle secche delle polemiche e di avviare una sana collaborazione fra le forze sociali del paese. Sempreché non si voglia limitare la partecipazione popolare alla scelta del nome di una piazza. Cordiali saluti

 

Giuseppe Aglietti

di Redazione

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