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giovedì 11 Agosto 2022
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    Medici di famiglia e Covid, Franco Gabriele: “La pandemia ne ha portata anche una normativa”

    "Sistema impreparato alla prima e alla seconda ondata. I pazienti? Sono sempre andato io da loro, con tutte le misure del caso. Non li ho mai lasciati nelle mani di sconosciuti"

    IMPRUNETA – Continua il nostro viaggio tra i medici di famiglia del nostro territorio, che hanno fronteggiato e combattuto (e stanno fronteggiando tuttora) la pandemia da Covid-19 in prima linea.

    Ci racconta come ha vissuto questo periodo così difficile Franco Gabriele, medico di famiglia dal 1983, che esercita ad Impruneta dal 1991.

    # INTERVISTA / Medici di famiglia e Covid, Giovanni Redegalli: “Qui ci si vaccina e si va a lavorare”

    “L’inizio della pandemia l’ho vissuto con preoccupazione, sia per gli alti numeri dei contagi, sia per l’impossibilità di reperire mezzi di protezione individuale. Io sono stato “fortunato” – racconta – perché avevo ancora dei dispositivi dai tempi dell’influenza suina. Poi sono stati i miei pazienti a fornirmi le mascherine. Mi chiamavano dicendo: dottore ho delle mascherine FFP2 gliele posso portare?”.

    “Sono sicuro – ammette – come sicuramente è accaduto a molti colleghi, di aver visitato molti pazienti positivi pur non sapendolo, e senza protezioni adeguate. Poi, da quando invece sono iniziate ad arrivare le protezioni, eravamo più tranquilli. In questi mesi noi medici siamo stati l’unico punto di riferimento dei nostri pazienti: c’era molta confusione, sia a livello burocratico che sanitario”.

    “Poi però – spiega il dottor Gabriele – è arrivato un altro tipo di pandemia, meno tollerabile: ovvero normativa. Il linguaggio era spesso incomprensibile e contradditorio. Ci hanno mortificato e reso difficile la situazione, già di per sé molto complicata”.

    “Dopo è arrivata la seconda ondata – ricorda – e anche questa volta il sistema si è fatto trovare impreparato, specialmente dal punto di vista dei tracciamenti”.

    “I miei pazienti erano disperati – la mente va a quelle settimane – la gente era disperata. Siamo stati massacrati da telefonate e richieste, anche 50 o 60 al giorno, e la cosa peggiore era che non potevamo aiutarli perché non avevamo gli strumenti per farlo. Molti ospedali avevano iniziato a chiudere, quindi per qualsiasi patologia i pazienti chiamavano noi”.

    “A ciò si aggiungono le normative insensate – rimarca – tempi infiniti di guarigione, mille tamponi prima di poter rientrare nella vita sociale. I pazienti si sfogavano con noi, chiedevano a noi, ma non avevamo le risposte. Gli uffici di igiene staccavano il telefono, molti medici chiudevano gli studi e non si facevano trovare, noi non l’abbiamo mai fatto. Ci siamo sempre stati”.

    “Tengo a dire – rimarca – e credo di poterlo definire un “merito”, di non aver mai chiamato l’USCA (Unità Speciali di continuità Assistenziale, n.d.r.): sono sempre andato io dai miei pazienti, certo con tutte le misure del caso, ma non li ho mai lasciati nelle mani di sconosciuti.
    Poi finalmente sono arrivati i vaccini”.

    “Con i vaccini la situazione è migliorata. Nonostante ciò – sottolinea – anche in questo caso c’è stato un ritardo dalla dichiarazione pubblica dell’arrivo dei vaccini e i vaccini stessi. Anche in questo caso siamo stati sommersi di telefonate, sia per la disponibilità degli stessi sia per la fattibilità per ogni singolo paziente”.

    “Personalmente – aggiunge – sono riuscito a convincere quasi tutti i miei pazienti a vaccinarsi, specialmente perché, esercitando da molti anni, ormai abbiamo un rapporto molto consolidato.
    I miei ultra ottantenni sono tutti vaccinati tranne 2-3, gli ultra sessantenni per la maggior parte”.

    E il green pass? “Per quanto riguarda il green pass, per fortuna ho ricevuto pochissime richieste di certificati senza motivo, e quando ho spiegato che non era possibile hanno capito”.

    “Io sono favorevole al green pass – puntualizza – anche se sarei più favorevole per l’obbligo vaccinale”.

    “Ad ogni modo – conclude il dottor Gabriele – nonostante le difficoltà della pandemia stessa e della burocrazia, possiamo dirci fortunati: abbiamo avuto diversi contagi ma pochi malati. Non credo che sia finita, ma penso che il peggio sia passato. Varianti e attenzione… permettendo”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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