Da 25 anni si occupa di ragazzi diversamente abili. Con una spada di Damocle sempre pendente sulla testa…

LE ROSE (IMPRUNETA) – Se non lo conoscete… andateci. A vedere con i vostri occhi il piccolo grande mondo realizzato in 25 anni (quest'anno ricorre questo importante anniversario) dalla cooperativa Le Rose.

 

E' qui, in una casa colonica di proprietà della Asl, lungo la strada che sale dal casello di Firenze-Impruneta dell'A1 verso Le Rose, Baruffi e Quintole, che le diverse abilità diventano giornate fatte di creatività, inventiva, impegno.

 

Ci porta a conoscere il mondo de Le Rose Giuseppina Inga, presidente e coordinatrice della cooperativa. Insieme a noi Riccardo Lazzerini, consigliere comunale a Impruneta, neo consigliere della Città Metropolitana, frequentatore da tempo di questo luogo.

 

"Ospitiamo otto ragazzi al giorno al massimo – esordisce Giuseppina – in più ci sono ragazzi che fanno percorsi individuali. Arrivano da San Casciano, Fiesole, Scandicci e Firenze. Il luogo permetterebbe un'affluenza maggiore, anche se per nostra scelta non amplieremmo mai a dismisura: purtroppo però non possiamo allargare a nessun altro".

 

Qui il propema è storicamente il rapporto con la proprietà dell'immobile, ovvero la Asl: negli anni le voci di vendita dell'immobile hanno portato più volte a mettere in primo piano l'attività della cooperativa. A difenderla.

 

Ad oggi non se ne parla, ma questa spada di Damocle continuamente pendente sulla testa (dei ragazzi e degli operatori) non dà certo serenità.

 

"Negli anni – ricorda Giuseppina – abbiamo fatto tantissimi interventi, valorizzato tutto l'immobile e il terreno circostante. So che la Asl sta facendo una documentazione che attesta la situazione attuale. Vediamo".

 

"Vorrei anche che fosse chiaro – tiene a dire – che questa non è una cooperativa che si occupa "solo" di coloro che la frequentano: lavoriamo con le scuole, svolgiamo corsi per adulti, facciamo formazione per ragazzi portatori di handicap nelle scuole di Firenze e provincia. L'eventuale chiusura vorrebbe dire privare il territorio di questa ricchezza. Qui lavoriamo cercando di potenziare le capacità di ciascuno. L'esterno viene da noi ma anche noi andiamo all'esterno".

 

Giuseppina parla mentre passeggiamo nel giardino coronato dai totem e dalle sculture realizzate dai ragazzi. C'è la stalla con i cavalli, lo spazio per i piccoli animali, l'orto, un labirinto, una fontana. Tutto realizzato qui.

 

"Del resto – ci dice Giuseppina salutandoci – questa è la loro casa. E, negli anni, l'hanno abbellita con la loro passione e il loro impegno".

di Matteo Pucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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