La denuncia di 13 minorenni, residenti a Siena e dintorni, accusati di diffusione di materiale pedopornografico, contenuti nazifascisti, foto di armi e della pianificazione di vere e proprie azioni punitive contro stranieri e giovani cosiddetti “maranza”, non possono e non devono essere liquidati come semplici episodi di disagio giovanile o devianza isolata.
Siamo di fronte a un sintomo evidente di una malattia ben più profonda, le cui responsabilità sono molteplici, stratificate e chiamano in causa l’intera catena sociale, istituzionale e politica.
Odio razziale, apologia del fascismo e nazismo, armi illegali: denunciati 13 minorenni di Siena e provincia
L’attrazione morbosa per gli orrori che l’essere umano è in grado di generare, che coinvolge giovani e meno giovani, sta attecchendo con spaventosa facilità, trovando terreno fertile nell’assenza di valori di riferimento.
Questo degrado morale e culturale è certamente legato alla complessa fase storica in cui viviamo, ma è attivamente facilitato e cavalcato da precise scelte politiche e mediatiche.
E’ evidente il ruolo della politica locale e nazionale, supportata dai media al loro servizio, che da anni soffia sul fuoco del risentimento.
Alimentando costantemente la paura, l’odio e la violenza repressa, si orienta strategicamente la rabbia sociale contro gli ultimi della scala sociale – gli immigrati, i giovani marginalizzati, i diversi – anziché contro i veri responsabili delle problematiche economiche e sociali che i cittadini vivono ogni giorno.
La sistematica legittimazione e sdoganamento di linguaggi d’odio e di dinamiche discriminatorie, sta producendo i suoi frutti più amari.
Quando si normalizza la sopraffazione, si legittima implicitamente la violenza dei più forti sui più deboli, plagiando le menti dei più fragili e armando la mano dei più giovani.
Se non si inverte immediatamente la rotta, se la politica non smetterà di usare la paura come strumento di consenso e se non si tornerà ad investire nella cultura, nell’inclusione e nel presidio sociale del territorio, queste bombe sociali diventeranno presto del tutto incontrollabili.
Non basta condannare i ragazzi e le loro famiglie: è necessario processare e cambiare un sistema che li ha cresciuti nell’assenza di spazi di aggregazione, di proposte culturali e di politiche giovanili mirate, lasciando spazio all’individualismo e ad un degrado socio culturale che generano devianze e abbrutimento delle relazioni umane.
Consigliere comunale Roberto Montanelli – Castelnuovo Popolare



































