Il nostro Avvento non può essere certamente un ritorno alla fanciullezza, né personale né sociale.
La venuta del Signore, che è lo stesso della sua “presenza”, è la venuta del NUOVO, non il rinnovo dell’antico.
C’è un pensiero di Thomas Merton in cui scrive: “Il mistero dell’Avvento nella nostra vita è l’inizio e la fine di tutto ciò che in noi non è ancora Cristo:E’ l’inizio della fine della irrealtà. E ciò è certamente motivo di gioia.
L’Avvento, per noi, significa accettazione di questo inizio totalmente nuovo.
Esso significa esser disposti e pronti ad accettare che l’eternità e il tempo si incontrino non solamente in Cristo, ma anche in noi, nell’Uomo, nella nostra vita.
Nel nostro mondo,nel nostro tempo. Il mistero dell’Avvento è quindi imperniato sul fatto che Dio è ora presente nell’Uomo, e gli uomini verranno giudicati secondo che avranno accettato o no questa verità cruciale, con tutte le sue conseguenze.
Quel che noi facciamo all’uomo lo facciamo a Cristo, l’Uomo-Dio.
Di qui la tragedia dei disordini e dell’ingiustizia attuali. Essa non consiste unicamente nell’impedire agli uomini di diventare una cosa sola nel Cristo, ma nel fare a pezzi l’umanità quando, nel mistero dell’Avvento, l’Uomo è già, almeno inizialmente, una cosa sola nel Cristo!
Alla luce degli avvenimenti contemporanei, questa verità è scarna ma terribile al tempo stesso; chi di noi non viene meno in questa fede?
L’Avvento, in questi oscuri anni di “guerre e rumori di guerra”, ci ricorda che se anche la nostra opera verrà giudicata e trovata degna di essere consumata tutta intera dal fuoco, è proprio in quello stesso fuoco che distrugge le nostre opere imperfette che noi potremo salvarci”.
Tanti auguri ai miei concittadini.
Un'imprunetina
di Un’imprunetina
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