“Società e calo demografico: a sopperire può essere solo l’immigrazione”

Da diverso tempo assistiamo ad un notevole decremento della nascita di nuovi cittadini italiani.

 

Da più parti si dà la colpa allo scarso interesse dello Stato nell'aiuto alle famiglie quando arriva un neonato.

 

Questo è vero, per lo standard di vita che abbiamo raggiunto in questo mezzo secolo; non c'è posto per gli anziani, specie se disabili,e c'è poco spazio per allevare un neonato.

 

Ora con la popolazione in maggioranza urbanizzata in piccoli o grandi centri ognuno deve occupare la propria "casella", gli orari sono stretti e ognuno ha i propri compiti, compresi i nonni, se ancora abili sono il "Jolly", altrimenti incominciano i mugugni.

 

La nostra società è cambiata, una volta  i figli erano la forza lavoro (proletariato) sia per l'agricoltura che per l'industria e anime da incanalare nel percorso religioso.

 

Non c'era bisogno che fossero acculturati, il massimo era saper leggere e scrivere, ma non tutti, specie fra i contadini; quelli dell'industria erano più "colti", avevano la licenza elementare!

 

Così siamo andati fino agli anni '60 del secolo scorso quando ci fu la fuga dalle campagne e i giovani iniziarono a prolungare gli studi con la "maturità" o le varie "lauree".

 

L'apice della "democrazia scolastica" fu il famoso '68 dove in alcuni Atenei venne sperimentato il "6 politico" che purtroppo ancor oggi  ne subiamo le conseguenze…  .

 

Ora per sopperire alle nostre manchevolezze non resta che l'apporto dell'immigrazione, e fra qualche anno chi ci sarà, vivrà in una comunità color cioccolata come i brasiliani, dove ci sono dei bellissimi "cioccolatini".

 

Roberto Borghi

di Roberto Borghi

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