Leggiamo sul Gazzettino del Chianti un articolo del 25 aprile che si intitola “San Michele, il Comune cerca ditta che acquisti 10 ha per il taglio selettivo di alberi”, leggiamo inoltre in alcuni programmi delle liste che si presentano per le prossime amministrative di Greve in Chianti un paragrafo dedicato a San Michele.
Cogliamo l’occasione per chiedere risposte al sindaco in carica e rivolgere un invito a tutti i candidati ad una pubblica espressione o un pubblico confronto su questo argomento, perché San Michele è una importante proprietà del comune ed è quindi un bene comune, fa parte dei Monti del Chianti quindi è un SIC/NATURA 2000, è tappa fondamentale di antiche vie, quindi è pietra miliare del patrimonio identitario di questa comunità.
E’ mancato il dibattito pubblico, sulla stampa locale si sono letti soltanto gli avvisi per la vendita degli alberi: i cittadini non hanno condiviso le scelte e non sono stati informati.
Intanto chiediamo al sindaco in carica di sottolineare che il comune non intende vendere 10 ha di terreno, ma di alberi (termine tecnico un po’ astruso). Si tratta di far partire il Piano di gestione forestale che ha suscitato allo scrivente circolo numerosi dubbi.
Con nostra comunicazione del 15 gennaio scorso ci siamo rivolti al responsabile del servizio 8 ed agli enti sovraordinati competenti per chiarimenti e verifiche, ad oggi non abbiamo ottenuto risposte, cogliamo l’occasione per sollecitarle.
In attesa di pubbliche esternazioni e di un pubblico dibattito, proviamo intanto a introdurre almeno alcuni aspetti, a nostro avviso molto importanti.
Un bene comune dell’importanza della proprietà pubblica San Michele non può essere gestito e trattato senza criteri stabiliti con un Regolamento dei beni comuni del quale in modo opportuno dovrebbe dotarsi l’Unione dei comuni del Chianti Fiorentino, ma a maggior ragione il comune di Greve in Chianti.
Il Monte San Michele è tappa dell’antica via etrusca che collegava Fiesole a Volterra e Chiusi, passando sul crinale dei monti del Chianti (l’attuale sentiero CAI 00), essendo dedicato a San Michele è stato nel Medio Evo anche tappa di pellegrinaggi micheliti.
Recuperare questa antica via ci permetterebbe di lavorare ad un importante progetto di cammini che permetta al Chianti ed a Greve, di aprire un decisivo capitolo di mobilità lenta e di turismo sostenibile (abbiamo già pronto un progetto “I cammini del Chianti” che presenteremo e ben volentieri condivideremo con chi sarà interessato).
Ovviamente la ricettività di San Michele sarebbe, questa sì veramente strategica in questo progetto.
Vogliamo indirizzare il Chianti verso un turismo sostenibile ed un potenziamento di mobilità lenta o accarezziamo ancora modelli di sviluppo economico che vengono e guardano al passato?
Il Monte San Michele presenta vaste aree “forestali”, grazie alla presenza di specie non autoctone introdotte dall’uomo nel secolo scorso, in prevalenza douglasiete. Le douglasie non sono invasive e hanno invece caratteristiche di alta adattabilità e resilienza.
Sono definite di scarso valore naturalistico, ma hanno un rilevante valore ecologico. Dalla letteratura scientifica di settore si evince che togliendo le douglasie e reimpiantando boschi cedui (autoctoni) difficilmente li potremmo vedere crescere perché la massiccia presenza di ungulati dell’area farebbe divenire le giovani piante lauto pasto della fauna.
Con il problema dei cambiamenti climatici nei termini noti e difficilmente contestabili è una scelta ecologicamente sostenibile rinunciare ad ambienti forestali in nome di una teorica ed in questo caso inutile difesa delle specie autoctone?
Non ci risulta che qualcuno pensi a tagliare questi alberi a Monte Senario, nella Riserva Biogenetica Nazionale di Vallombrosa (l’albero più alto d’Italia è una douglasia di Vallombrosa) o nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. In questo momento rinunciare anche ad un solo albero, a maggior ragione di alto fusto, può essere definito “criminale”, per questo chiediamo di nuovo al sindaco in carica che nel piano forestale ha previsto il taglio di circa 1 ha di douglasieta, senza previsione di alcun reimpianto, per recuperare un segnale televisivo e telefonico: per il nostro futuro sono più importanti questi segnali o 1 ha di foresta?
L’amministrazione in carica ha messo mano a San Michele nel nuovo PS/PO, recentemente adottati, con l’intervento IC6.03 Fattoria San Michele.
La scrittura definitiva dell’intervento è in larga parte in caratteri rossi, è infatti molto cambiata dopo il recepimento delle nostre osservazioni e di quelle della regione toscana.
L’intervento prevedeva in prima stesura la realizzazione di un Parco Avventura, definito nella VAS dei nuovi piani strategico per destagionalizzare i flussi turistici, con potenziamento della struttura ricettiva con realizzazione di due piscine, due aree campeggio e un campo sportivo polivalente.
Un villaggio turistico quasi speculare rispetto per esempio al Norcenni Girasole Village di Figline Valdarno, riportiamo la presentazione della struttura: “è tutto ciò di cui hai bisogno per una vacanza completa all’insegna del divertimento. Immerso nel verde delle colline toscane, a pochi chilometri dalla splendida Firenze, il villaggio offre programmi dedicati a chi ha voglia di muoversi, escursioni e tour organizzati. Un parco avventura ed animazione per una giornata piena di selfie ed una piscina per il tuo relax, in una cornice divertente e vivace. Potrai rilassarti concludendo la giornata con un ristorante che propone piatti della tradizione toscana”.
Sostituiamo a “colline toscane” “monti del Chianti”, aggiungiamo che siamo anche vicini a Siena e ci siamo!
La formula può essere di sicuro interesse per turisti che fanno la vacanza nel “villaggio turistico” e visitano le vicine città d’arte sempre muovendosi su quattro ruote! Con il parziale accoglimento delle nostre osservazioni l’intervento è, tra l’altro, modificato con Parco Avventura o Bioparco didattico.
Siamo ancora in tempo per salvare San Michele! Intanto non ci risulta che il parco avventura di Norcenni sia strategico nella destagionalizzazione dei flussi turistici, probabilmente è strategico per aumentare i guadagni del gestore del residence, come a San Michele potrebbe essere strategico per i guadagni di un ipotetico signor X, disposto a realizzare l’intervento Fattoria San Michele.
Come osservato da noi e dalla Regione Toscana l’intervento Fattoria San Michele riguarda una piccola parte della proprietà (purtroppo la più pregiata, quella con la struttura ricettiva), i nuovi piani al riguardo dovevano avere una visione meno parziale, le integrazioni in rosso in parte cercano di porre rimedio e rimandano al futuro, ma non sanano il profondo vizio di fondo: il bene comune San Michele, con le sue preziose peculiarità può e deve essere impiegato e valorizzato meglio, nell’interesse della collettività.
Del resto il suo peso, la sua posizione di rilevante importanza storica e la sua biodiversità, lo ribadiamo con forza, ne fanno un determinante indicatore per capire dove i futuri amministratori vogliono portare Greve ed il Chianti.
Lagambiente, Circolo Chianti Fiorentino
di Legambiente Chianti Fiorentino
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