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lunedì 27 Giugno 2022
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    Il segretario Pd Tavarnelle e la strage di Gaza

    La strage di bambini, di donne, di esseri umani, a Gaza, non ha fine. Si muore di giorno e di notte.

     

    Nonostante l'intermediazione delle Nazioni Unite, fallita, peraltro, a causa della dura opposizione di Israele.

     

    La vicenda di Gaza conferma, purtroppo, che l'Europa non solo non ha una politica estera, ma che è ben lontana dal poter esercitare un ruolo importante nello scacchiere mediorientale.

     

    Il  Medio Oriente,  la Palestina, Israele, si confermano, a loro volta, luoghi nei quali gli accordi si fanno e poco dopo si disattendono, nei quali la guerra è quasi sempre lo strumento che prende il sopravvento sulla diplomazia e sulla politica. E’ cosi tra Palestina ed Israele, è così tra Hamas e l’Autorità Palestinese. Brevi tregue prima di nuovi conflitti.
     

     

    Da quando, nel 2005, Gaza è stata di fatto occupata dagli israeliani, le rivolte dei palestinesi si susseguono senza soluzione di continuità, mentre sull'altro versante, Israele, usa il pugno di ferro della repressione brutale.
     

     

    L'avvento al potere, in Egitto, del nuovo rais Al Sisi, ha di fatto accentuato le contrapposizioni con Hamas e i palestinesi di Gaza, i quali non hanno accettato la proposta di tregua avanzata da Al Sisi e dagli israeliani, perché  non era stato inserito nella trattativa la fine del blocco imposto da Israele a Gaza. 

     

    Il blocco di Israele significa per Gaza non solo limitazione dei diritti e delle libertà degli abitanti di Gaza, ma anche preclusione delle opportunità di lavoro e di sviluppo del territorio.

     

    Eppure, solo qualche anno fa, un accordo era stato trovato ed ai contadini e ai pescatori erano state fatte concessioni importanti.

     

    Oggi Gaza è per i palestinesi una terra senza futuro. Da qui la rivolta senza fine soprattutto dei giovani e dei giovanissimi, che preferiscono morire lottando piuttosto che morire di miseria e di fame.
     

     

    Questo conflitto si inserisce in una più generale crisi che attraversa tutto il Medio Oriente, dalla Libia, alla Siria dove è' in atto una vera e propria guerra civile, all'Iraq, paese in cui il fanatismo islamico sta alimentando l’odio verso il mondo occidentale, fino all’ Egitto, dove l’ascesa al potere di Al Sisi  ha posto fine alle speranze di cambiamento avanzate dai movimenti giovanili.

     

    Il rischio è che il conflitto dalla striscia di Gaza si estenda alle altre aree di crisi,allargandosi poi al Mediterraneo.
     

     

    In questo contesto il ruolo dell'Europa è decisivo. L'Europa deve veramente scendere in campo con tutte le azioni diplomatiche possibili, partendo dalla riaffermazione del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e dal diritto del popolo israeliano alla sicurezza.

     

    Perché tutto ruota sempre sul mancato riconoscimento dello Stato di Israele da parte delle fazioni palestinesi più intransigenti che non si riconoscono nelle politiche dell'Autorità Palestinese e dai falchi Israeliani fra i quali dobbiamo annoverare anche alcuni autorevoli membri del governo come il Ministro degli Esteri Lieberman.
     

     

    Chiediamo quindi al Governo italiano, nel semestre di presidenza europea, di esercitare il massimo della pressione sugli altri paesi dell'Unione, per promuovere delle iniziative concrete che impediscono al conflitto di allargarsi pericolosamente.

     

    L’Europa è chiamata oggi ad assumersi  precise responsabilità politiche, in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Il futuro dell’Europa risiede anche nella sua capacità di diventare un punto di riferimento autorevole e credibile per tutte le forze democratiche e progressiste dell’area medio orientale. 

     

    Il  Partito Socialista Europeo, a sua volta, deve assumere il ruolo di guida di questo percorso. E’ un banco di prova importante. E non c’è un minuto da perdere.

    di Gianni Mantelli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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