ChiantiBanca, documento-choc del sindacato: vertici sotto accusa a 360 gradi

La First-Cisl all'attacco: "Trasferimenti o epurazioni? Clima insostenibile: paura, ingiustizia, incertezza"

SAN CASCIANO – Quattro pagine pesanti, pesantissime nei confronti dei vertici di ChiantiBanca: del direttore generale Mauro Focardi Olmi (a sinistra nella foto) e del presidente Cristiano Iacopozzi (a destra nella foto) in primis.

 

Quattro pagine firmate dalla First Cisl che segnano un passaggio fondamentale nei rapporti sindacali con la banca. Un passaggio con il quale il coordinamento regionale del sindacato dei bancari aggiorna i propri iscritti sul percorso "avviato ormai da mesi in ChiantiBanca". E che segna una rottura probabilmente insanabile.

 

"INCERTEZZA, INGIUSTIZIA, PAURA: CLIMA INSOSTENIBILE"

 

Quattro pagine in cui viene elencata una serie infinita di mancanze nei confronti del personale dipendente. Carenze. O peggio ancora. Parlando senza mezzi termini di "clima insostenibile" in azienda.

 

Evidenziando a chiare lettere il "senso di incertezza, di paura, di ingiustizia che ancora persiste nel personale dipendente".

 

"IGNORATI, ABBIAMO CHIESTO UN INCONTRO ALLA FEDERAZIONE TOSCANA DELLE BCC"

 

Da parte di una banca che viene subito accusata di ignorare le richieste del sindacato: "Preso atto – spiega la First Cisl – che una serie di problematiche, nonostante le nostre reiterate segnalazioni nei mesi scorsi,  in più sedi e occasioni, non sono state oggetto di interesse per i vertici dell’azienda, lo scorso 15 febbraio abbiamo formalizzato la richiesta di un incontro urgente presso la Federazione Toscana delle Bcc, alla presenza dei vertici di quest’ultima, con la presidenza e l’esecutivo di ChiantiBanca".

 

Richiesta peraltro presentate insieme ad altre sigle sindacali, ovverto Fisac/Cgil e Uilca.

 

"La Federazione – annuncia la First Cisl ai propri iscritti – ci ha invitati a una riunione preparatoria, lo scorso 12 marzo, nella quale abbiamo rappresentato con estrema chiarezza al direttore della Federazione e al presidente della delegazione sindacale il clima insostenibile che sussiste in azienda e le circostanze che lo hanno generato e continuano ad alimentarlo. Anticipando quanto intendiamo esporre alla banca nella riunione richiesta il 15 febbraio scorso, a oggi ancora non convocata".
 

Il tutto, accusa ancora la First Cisl, "nonostante l’atteggiamento negazionista da parte della Banca: non basta affermare che un problema non esiste, perché questo si risolva. Abbiamo rivendicato il pieno diritto di cittadinanza del profondo disagio vissuto dal personale dipendente e rammentato che la banca ha il preciso dovere di riconoscerlo".

 

Tornano a quel 14 maggio 2017. All'assemblea che vide la sconfitta di Lorenzo Bini Smaghi e la vittoria della lista che poi avrebbe portato Cristiano Iacopozzi alla presidenza. E Focardi Olmi alla direzione generale.

 

"TRASFERIMENTI O EPURAZIONI?"

 

"All’indomani dell’assemblea del 2017 – accusa First Cisl – si è avviato il “nuovo corso” con una serie di trasferimenti, tutti dovuti a motivi tecnico-organizzativi, certo; ma parecchi somigliavano incredibilmente a un’operazione di epurazione".

 

Anche in questo caso la questione è stata portata sul tavolo della Federazione toscana: "A questo proposito, abbiamo chiesto alla Federazione toscana se corrisponda al vero il fatto che Banca d’Italia abbia espressamente richiesto, come comunicatoci a suo tempo dall’azienda, una così radicale “pulizia” di quasi tutti gli uffici centrali".

 

"Anche di quelli – rimarca il sindacato – che – per quanto in nostra conoscenza – non sono stati oggetto di contestazione (uffici, che significa persone). Tutto questo, ci dissero, in segno di discontinuità. Eppure, alcuni ruoli chiave della banca all’epoca dell’ispezione sono rimasti tuttora immutati".

 

"LE 400 PERSONE CHE LAVORANO ESIGONO RISPETTO ED EDUCAZIONE"

 

“Nuovo corso” viene scritto dalla First Cisl accuratamente… fra virgolette: "Anche sui controlli interni – proseguono – in occasione delle verifiche la documentazione viene richiesta con toni gratuitamente perentori, quasi intimidatori".

 

"Le eventuali necessarie spiegazioni sull’operatività dei dipendenti – accusano – sono spesso richieste non alla persona direttamente interessata, ma al suo superiore gerarchico. Le oltre 400 persone che lavorano in ChiantiBanca esigono che nei loro confronti si usino educazione e rispetto".

 

"500MILA EURO DI RICONOSCIMENTI AD PERSONAM"

 

Poi c'è il tema della disparità di trattamento dei dipendenti. Anche su questo First Cisl ci va durissima: "Abbiamo posto un’altra domanda, per quanto questa possa apparire superflua: ChiantiBanca è o no soggetta al rispetto del Contratto Nazionale e del Contratto Regionale? Questo perché le risorse economiche: non consentono il riconoscimento dell’inquadramento minimo previsto contrattualmente per la mansione svolta a tutti coloro che lo hanno maturato; non consentono il rispetto gli impegni assunti per gli accessi al Fondo di Solidarietà; sono state un problema anche per il riconoscimento degli automatismi previsti per le aree professionali, ricostruiti solo dopo un percorso durato mesi e ancora non compiuto".

 

E qui viene l'accusa: "D’altro canto, però, le risorse continuano a essere spese per continuare a riconoscere gli ad personam che siamo certi sono stati contestati da Banca d’Italia (parte del verbale resa pubblica). Da una verifica effettuata sul costo del personale dipendente di ChiantiBanca (sulla base di dati forniti dalla stessa), disaggregato per inquadramenti, abbiamo confrontato il costo aziendale effettivo con le retribuzioni previste contrattualmente: abbiamo riscontrato uno scostamento di oltre 500.000 euro in più, concentrati soprattutto nelle retribuzioni erogate nelle fasce QD2 e QD4".

 

"VIOLAZIONI E DISCRIMINAZIONI FRA DIPENDENTI"

 

Ma il sindacato è davvero un fiume in piena: "La fusione con BCC Pistoia e BCC Area Pratese – l’unica a oggi in Toscana realizzata senza accordo sindacale – ha generato una serie di violazioni e discriminazioni che come sindacato non possiamo e non vogliamo accettare".

 

Che vanno ad elencare: "Il mancato versamento aziendale aggiuntivo sulla posizione accesa al  Fondo Pensione Nazionale dei dipendenti delle due BCC (Accordo del 26/4/2010); la mancata iscrizione al FNP, alla data del 12 marzo scorso, di alcuni  dipendenti; il ritardato allineamento delle condizioni economiche applicate al personale, con il mancato storno di tutte le spese erroneamente applicate ai  colleghi delle ex BCC Pistoia ed Area Pratese".

 

"A SAN CASCIANO C'E' CHI E' COSTRETTO A LAVORARE NEI CORRIDOI"

 

Ma anche l'organizzazione del lavoro è sotto accusa: "Abbiamo rappresentato due ordini di problemi, che generano anche rischi concreti sul piano della salute e della sicurezza dei dipendenti: da una parte, ci sono colleghi che lavorano in uffici affollati e addirittura nei corridoi della sede di San Casciano. Molti di loro  vengono da Pistoia, Prato e Siena. Ma a Pistoia, Prato e Siena abbiamo grandi spazi inutilizzati".

 

"Perché? – chiedono – Perché non consentire al personale dipendente di lavorare più serenamente, in ambienti più confortevoli? Lo impone la Banca d’Italia, anche questo? Dall’altra, i colleghi ci segnalano la produzione e l’emanazione pressoché quotidiana di ordini di servizio e normative interne: pagine e pagine inviate via mail".

 

"VOCI SU CESSIONE DI FILIALI? SONO VERE?"

 

Ma non è tutto: "Come se tutto questo non bastasse, si aggiungono le voci in merito alla paventata vendita di filiali (il che vorrebbe dire, se fosse vero, anche delle persone che ci lavorano). Voci delle quali non abbiamo oggi concreto riscontro, ma che si sono intensificate negli ultimi giorni".

 

"Se questo corrispondesse a verità – argomentano in proposito – tante sarebbero le domande da porre: quali filiali?  Vendute a chi? Per quale motivo? Con quale obiettivo? Sulla base di quale piano strategico? E, soprattutto: perché? Per gestire “gratis” l’esubero di personale? Senza contare, poi, che per questo tipo di operazioni il Contratto prevede l’obbligo per la Banca di aprire una specifica procedura". 

 

"PRENDIAMO ATTO CHE IL PERSONALE NON COSTITUISCE UNA PRIORITA' PER PRESIDENZA ED ESECUTIVO"

 

"Anche di questo chiederemo conto – annuncia First Cisl – nella riunione programmata. Se non è vero, che la Banca smentisca subito, in maniera inequivocabile; se, al contrario, ChiantiBanca fosse sul punto di aprire questo tipo di scenario, non creda di fare i suoi progetti, calandoli come una tegola sulla testa dei propri dipendenti, a cose fatte. Le persone che lavorano in ChiantiBanca hanno il diritto di essere trattate con cura, con il rispetto dovuto a  chi giorno per giorno si impegna in prima persona con soci e clienti per il bene dell’azienda".

 

"Notiamo infine una cosa – concludomo – Il 15 febbraio le organizzazioni sindacali confederali, che rappresentano i due terzi del personale dipendente di ChiantiBanca, hanno chiesto un incontro urgente, per affrontare temi dei quali la Bcc nega persino l’esistenza da oltre un anno. Il 4 aprile ancora non è stato individuato un giorno in cui presidenza ed esecutivo sono entrambi disponibili per ascoltare i propri lavoratori? Ne prendiamo atto: il personale dipendente non costituisce per l’azienda una priorità".

di Matteo Pucci

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