spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
giovedì 30 Giugno 2022
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Alberto, sancascianese bloccato in Perù: “Chiediamo all’Italia di non dimenticarci”

    La chiusura delle frontiere, l'affitto di un alloggio, i contatti con l'ambasciata: "Italia vista come un esempio"

    SAN CASCIANO – Alberto D’Acunzo è un sancascianese di 27 anni. Un ragazzo-uomo che ama viaggiare. Bloccato in Perù dall’esplosione della pandemia-Coronavirus.

    Lo abbiamo raggiunto per questa lunga chiacchierata in cui ci racconta, con ammirevole tranquillità, quello che gli è accaduto negli ultimi giorni, l’Italia vista da fuori, il desiderio di tornare. Di non essere dimenticato dal nostro Paese.

    Alberto, da San Casciano… al Perù. Da quando sei lì, dove di preciso e perché?

    “Sono un appassionato di viaggi, avevo programmato un tour di tre mesi fra Messico, Perù, Honduras, El Salvador e Belize. Sono partito il 22 gennaio dall’Italia con il mio amico Mattia, abbiamo visitato la penisola dello Yucatan insieme fino al 23 febbraio, quando lui è tornato in Italia e io ho proseguito. Sono rimasto un paio di settimane in Messico, dove ero già stato in passato, e il programma era di andare in Perù l’11 marzo per incontrarmi con un altro mio amico, che avevo conosciuto in Erasmus, e da lì percorrere la parte sud del Perù. Poi saremmo tornati Messico per visitare i Paesi lì intorno. Sono arrivato in Perù nella notte fra l’11 e il 12 marzo, da Cancun. L’obiettivo del viaggio era soprattutto il Perù: adesso sono a Lima, siamo riusciti a visitare alcuni luoghi, una riserva naturale, prima che scoppiasse il finimondo anche qui”.

    Qual è la situazione ad oggi? In Perù quale lo sviluppo del Coronavirus?

    “E’ molto complicata. Quando arrivai l’11 marzo avevano registrato pochissimi casi rispetto a quanto accadeva in Europa o in Cina. Erano 10-20 al massimo. Un po’ titubante ma speranzoso sono venuto lo stesso dal Messico: ad oggi è precipitata, soprattutto dal 15 marzo. Io mi trovavo nel deserto in un’oasi, stavo cenando in un bar, erano circa le otto di sera e al tg abbiamo visto il discorso del presidente della Repubblica peruviana che annunciava la chiusura delle frontiere, l’impossibilità di spostarsi, di uscire di casa, quattro ore prima di bloccare tutto”.

    # E’ finita l’odissea di Alberto D’Acunzo, tornato a San Casciano dal Perù. Il racconto

    E allora…?

    “Per fortuna ha prolungato alla mezzanotte del giorno dopo: abbiamo preso il primo taxi improvvisato per l’aeroporto di Lima, in cinque-sei ore siamo arrivati in aeroporto. Un paio di giorni prima avevamo acquistato il primo volo disponibile da Lima a Cancun, perché poi pensavmo di poter tornare in Europa da lì, visto che il Messico era l’unico Paese che aveva dichiarato che non avrebbe chiuso le frontiere. Il primo volo disponibile era il 17 marzo alle una di notte, ma la chiusura delle frontiere iniziava un’ora prima. E così il nostro volo non è potuto partire. Abbiamo tentato qualsiasi cosa per poter uscire dal Paese: anticipare il volo, volare in altri Paesi vicini, abbiamo assistito a scene incredibili di panico, la gente piangeva, le code in aeroporto erano interminabili, litigi con la polizia, con l’esercito, persone arrestate. Scene da film. Le compagnie aeree una volta che hanno saputo del blocco delle frontiere hanno aumentato anche del mille per cento i prezzi dei voli, in particolare quella con cui avevamo prenotato il volo noi, Interjet: abbiamo avuto un trattamento vergognoso. Una volta che ci siamo resi conto che uscire dal Paese era impossibile, abbiamo incontrato una ragazza spagnola dei Paesi Baschi con suo padre, nelle nostre condizioni, ci siamo uniti e per fortuna abbiamo trovato un appartamento in un quartiere molto bello di Lima, dove tuttora soggiorniamo. Ad oggi non ci manca niente, ognuno ha la sua stanza, c’è la cucina, stiamo bene insomma”.

    Il tuo desiderio sarebbe comunque quello di rientrare in Italia?

    “Trovato l’appartamento siamo andati in ambasciata italiana, parlando con un funzionario che ci ha rivolto parole molto rassicuranti, dicendoci che avrebbero fatto di tutto per organizzare voli di rientro: qui c’è una quarantena di 15 giorni, ma nessuno la sta rispettando. C’è l’esercito per strada: quasi sicuramente la estenderanno per altri 15 giorni. Sia per il Governo italiano che peruviano è quindi una priorità far uscire gli stranieri dal Paese. Ci hanno detto di mandare una email con tutti i nostri dati, i numeri dei voli che avevamo prenotato”.

    Quindi ad oggi quale il vostro stato d’animo?

    “Ad oggi, dopo svariate mail e telefonate a vuoto, ci hanno risposto dicendoci che hanno ricevuto la nostra mail. Confidiamo comunque molto nello Stato italiano, anche se non è facile. Non sappiamo neanche, ad esempio, quanti italiani ci sono a Lima: il nostro desiderio è tornare in Italia anche se dovremo fare la quarantena al rientro. Siamo in un Paese quasi del terzo mondo, che quando aveva 70 contagi ha chiuso tutto perché sapeva che non poteva garantire assistenza sanitaria. Lima è l’unica città un po’ più sviluppata, ma la rete ospedaliera non può far fronte a questo problema come sta avvenendo in Europa. Vogliamo tornare a casa perché a livello sanitario non c’è paragone: per adesso per fortuna stiamo bene ma se succede qualcosa?”.

    Come vivi da così lontano quello che sta accadendo nel nostro Paese e nel mondo? Cosa ti sentiresti di dire ai tuoi connazionali italiani e ai compaesani sancascianesi?

    “Non è per niente facile sapere che i miei familiari sono nella situazione che stiamo vedendo svilupparsi in Italia. Non è facile poter abbracciarli, parlare di persona con loro. So però che i miei compaesani, gli italiani ce la stanno mettendo tutta. All’estero questo è percepito: all’inizio venivamo visti come gli untori del virus, ma quando hanno visto che stiamo facendo il possibile e che la nostra sanità è una delle migliori al mondo (e io che ho viaggiato molto lo so), ci hanno preso a modello. Non è facile stare qui, essere lontani, anche a casa sono preoccupati per me. So che ci lasceremo tutto questo alle spalle, ma noi chiediamo solo di non essere dimenticati dallo Stato italiano, che faccia di tutto per farci rientrare. Siamo in una situazione tranquilla, nei supermercati il cibo c’è (anche se sta diminuendo) ma non vogliamo essere dimenticati, vogliamo che si faccia tutto il possibile per farci rientrare. Abbraccio tutti i miei familiari, i sancascianesi: teniamo duro!”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...