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lunedì 15 Aprile 2024
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    Il Crocifisso della Propositura di Baccio da Montelupo? “Forse no, anche se…”

    Gli esiti della conferenza sul restauro, organizzata dall'Accademia dei Perseveranti

    SAN CASCIANO – La sala grande dell’Accademia dei Perseveranti in via Roma ha visto il tutto esaurito, sabato 17 novembre, in occasione della conferenza organizzata dall’Accademia dei Perseveranti e la Propositura di San Cassiano per la presentazione degli studi e del restauro del Crocifisso della Propositura di San Casciano.

     

    Interessantissimi i vari interventi degli specialisti del restauro, degli storici dell’arte e storici del territorio, che hanno contribuito a dare nuovo splendore all’opera d’arte e riconsegnare il Crocifisso alla comunità sancascianese.

     

    A introdurre la serata è stata Mèsi Bartoli responsabile del progetto editoriale e curatrice (copie andate esaurite, ma già in ristampa) del libretto, dando un contributo scritto a testimonianza del lavoro svolto durante il restauro, dal titolo “Il Crocifisso della Propositura di San Casciano” edito da Libro Co. Italia, casa editrice del territorio.

     

    Massimo Megli, l'editore, ha voluto che il ricavato fosse devoluto alla Propositura di San Cassiano.

     

    Tra i primi interventi ha parlato Elisabetta Ciappi presidente dell’Accademia dei Perseveranti: "L’Accademia non può che sentirsi onorata di essere stata scelta da don Massimiliano Gori per contribuire al restauro del Crocifisso. E sono contenta che sia stata scelta questa sede per raccontare la storia di quest’opera, nonché il percorso eseguito per il restauro".

     

    "L’Accademia – ha ricordato – ha una storia molto lontana: nata nel 1854 ha vissuto molte vicissitudini. Oggi, nel nostro piccolo, portiamo avanti quello che possiamo fare, come il restauro del Crocifisso della Propositura che si colloca in questo percorso, oltre ad affrontare le richieste del territorio con attenzione e sensibilità".

     

     

    Don Massimiliano Gori, oltre ai ringraziamenti a tutti coloro che si sono impegnati in ogni forma, ha voluto fare un ringraziamento particolare a don Stefano Tarocchi, biblista e parroco della Romola, perché in realtà il Crocifisso viene dalla parrocchia romolina.

     

    E l’ultima parola per lasciarlo nella Collegiata di San Cassiano spettava proprio a don Stefano, che con la massima serenità ha concesso che rimanesse in Propositura.

     

    Ed è stato proprio don Stefano Tarocchi, che si occupa di scienze bibliche, a spiegare quella che era la crocifissione, che Cicerone chiamava il supplizio più crudele e più disgustoso, una tortura che si concludeva con la morte del condannato dopo atroci sofferenze.

     

    Roberto Cacciatori ha fornito notizie storiche sulla provenienza del Crocifisso, tra queste l’arrivo alla Collegiata di San Cassiano il 23 ottobre 1948, dove il proposto don Narciso Ferrari lo prese in consegna da don Raffaello Sguanci, allora parroco di Santa Maria alla Romola, collocandolo sull’altare maggiore.

     

    Crocifisso che arriva alla Romola dopo che era stato nella Firenze del 1600 e del 1700, nella chiesa di Sant’Agostino e Santa Cristina sulla Costa.

     

    Poi è arrivato il momento di capire se il Crocifisso è attribuibile a Baccio da Montelupo, ed è stata Maria Pia Zaccheddu, funzionario Soprintendenza Sabap, a svelare che "è un Crocifisso di una qualità estremamente alta, ma c’è un piccolo dettaglio, tutti i Crocifissi che sono stati attribuiti a Baccio da Montelupo hanno un torace ampio di respiro e le spalle ben piazzate. Questo invece è esattamente l’opposto. Le braccia sono coeve al resto del corpo e questo è di fondamentale importanza".

     

    "Una conclusione certa non è ancora possibile – ha tenuto a precisare – Un punto fermo sarà possibile solo nel momento in cui emergerà un contratto di allocazione rivelando il nome, la committenza. Senza tutto ciò, rimarremo sempre nel dubbio".

     

    Dopodiché è stata la volta di Donata Magrini, del CNR, che insieme a Barbara Salvadori, Susanna Bracci e Stefano Casagrande, ha eseguito una campagna diagnostica multi-analitica per lo studio dei materiali del Crocifisso.

     

    Angela Matteuzzi ha parlato delle fasi del restauro, eseguito assieme a Lucia Cioppi e Beatrice Borgognoni dell’Atelier s.n.c., svelando particolari davvero interessanti.

     

    Ultimo a prendere la parola Federico Tempesta, che ha eseguito la disinfestazione anossica debellando l’attacco di parassiti silofagi (tarli) che avevano attaccato il Crocifisso.

     

    Per i tanti interessanti dettagli di storia e del restauro nelle varie fasi, si consiglia di leggere il libretto che si può trovare nella Propositura Collegiata di San Casciano in piazza Cavour.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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