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martedì 18 Giugno 2024
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    Giorno della Memoria: celebrato in via Roma davanti alle Pietre d’Inciampo

    Con le testimonianze del sindaco e di una studentessa 18enne al ritorno dal viaggio ad Auschwitz

    SAN CASCIANO – In occasione del Giorno della Memoria domenica 27 gennaio è stata deposta una corono al civico 34 di via Roma, chiamato ancora oggi dai sancascianesi “Palazzo Del Bravo”.

     

    dove il 17 ottobre 1943 furono arrestate due famiglie che vi abitavano: quella di  Giacomo Modigliani e quella di Paolo Sternfeld, che portati a Firenze furono in seguito deportati a Fossoli. e infine ad Auschwitz dove furono uccisi nel 1944.

     

    Della famiglia Modigliani si salvò solo la piccola Letizia, che oggi vive a Firenze. Un anno fa, esattamente il 10 gennaio 2018 alla presenza di molte persone, autorità civili e militari, Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, associazione  Sgabuzzini Storici, Gruppo Culturale La Porticciola, Progetto Irene, Teatro dei Passi, oltre a una rappresentanza di studenti di San Casciano, Mercatale e Cerbaia, furono collocate due Pietre d’Inciampo in memoria di Giacomo Modigliani e Paolo Sternfeld, realizzate dall’artista tedesco Gunter Demning, che nell’occasione le  incastonò lungo il marciapiede di via Roma.

     

    Alla cerimonia era presente anche il figlio di Letizia Modigliani, Francesco Salesia.

     

     

    Domenica 27 gennaio è stato il sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini, affiancato dalla giovane diciottenne sancascianese Elena Cappelli, conosciuta durante il viaggio sul Treno della Memoria, recatisi ad Auschwitz nei giorni scorsi.

     

    "Auschwitz è l’orrore oltre l’orrore – ha detto il sindaco Pescini davanti a un gruppo di persone, tra questi Rosanna Tacci figlia dell’antifascista Dante Tacci, il luogotenente Giuseppe Bonocore, il Gruppo Sgabuzzini Storici, La Porticciola, una rappresentanza dell’Auser con bandiere – è un ulteriore salto di qualità nella disumanità più profonda".

     

    Dopo aver ripercorso alcuni episodi di quanto avvenuto, visto, toccato con il cuore nel campo di concentramento, alla fine il sindaco ha voluto ricordare il partigiano Silvano Sarti, nome di battaglia “Pillo”, che partecipò alla liberazione di Firenze e del quale in quel momento si stava svolgendo la commemorazione funebre a Firenze, salutandolo con un applauso.

     

    La parola è passata a Elena Cappelli, orgogliosa di avere fatto questa incedibile esperienza: "Tra le cose che mi sono rimaste più impresse – ha detto – sono state le impronte delle unghie lasciate sulla parete della camera a gas, oltre naturalmente ai tanti oggetti personali che occupavano interi corridoi. Il mio compito oggi è di tramandare queste cose e diffonderle il più possibile".

     

    Alla fine un minuto di silenzio davanti alle pietre d’Inciampo ha concluso la cerimonia.

     

    Elena frequenta la quinta F dell’Istituto Tecnico Agrario di Firenze, l'abbiamo incontrata a margine della cerimonia: "Quella che abbiamo vissuto – ci dice – è stata un’esperienza incredibile. Il primo giorno siamo andati a Birkenau, il paesaggio era incredibile, reso ancora più triste dalla nebbia, non riuscivamo a vedere la fine del campo, ci dicevano che in fondo c’erano dei boschi di betulle, ma in realtà non le vedevamo, si notavano solo baracche su baracche".

     

    "Su un lato i crematori distrutti – prosegue – dove era ancora possibile vedere gli spogliatoi. Il secondo giorno siamo stati a Cracovia: per me ancora più impressionante perché abbiamo visitato il museo dove si vedevano tutti gli oggetti dei deportati. Abbiamo fatto anche un incontro all’interno di un cinema dove abbiamo ascoltato delle testimonianze, mentre Enrico Fink cantava e raccontava una storia. Il giorno dopo abbiamo ascoltato ancora delle testimonianze delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, insieme a Frans Timmermans vicepresidente della Commissione europea e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi".

     

    "Una cosa tengo a dirla – sottolinea Elena – in questo viaggio io non ero sola, oltre al mio professore e altri studenti, ero con Enrica Giuili, una ragazza che a 23 anni era stata presa al confine d’Italia e deportata insieme al fratello Sergio Giuili. Il  mio compito era di affiancare per tutto il viaggio Enrica. Tutto questo mi rimarrà dentro per sempre".

     

    Ringraziamo Elena Cappelli, un volto pulito incastonato in un mare di capelli ricci, che continuerà insieme alla sua scuola a portare avanti un'ulteriore ricerca su queste due famiglie, quelle di Giacomo Modigliani e di Paolo Sternfeld.

     

    Che a San Casciano pensavano di scappare alla rappresaglia e alla follia. Ma non fu così.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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