In via IV Novembre il pozzo che dissetava tanti sancascianesi: adesso dovrebbe essere tutelato

La storia ci racconta anche che lì, nel 1830, durante dei lavori, rimasero sepolti vivi tre operai. Si riuscì a raggiungerli solo quando erano ormai cadaveri

SAN CASCIANO – Ieri era la Giornata Mondiale dell’Acqua: ci sembrano quindi i giorni adeguati per lanciare una sorta di appello affinché si riesca a salvaguardare, tutelare (e restaurare) uno dei pozzi che ha dato l’acqua a tutta la popolazione quando questa non arrivava in tutte le case.

E’ il pozzo situato in porta Fiorentina, sulla via Romana, oggi via IV Novembre: vista la sua lunga e gloriosa storia sarebbe giusto dargli il suo giusto valore.

Ci sono ancora persone che ricordano quando, ai tempi della seconda guerra mondiale, vi si recavano con le mezzine di rame ad attingere l’acqua.

Non sul lato in cui oggi si trova il rubinetto, che dà sua via della Vignaccia, ma proprio su via IV Novembre, dove oggi c’è un vaso di rose appoggiato nella raccolta e scarico dell’acqua.

Ma non è escluso che si potesse attingere anche da un’apertura che si trova a ridosso di un’abitazione.

Sul pozzo a colonna, in pietra, che nel tempo deve essere stato anche intonacato (si notano ancora oggi dei frammenti di calce) si trova una targa di marmo con la scritta in latino.

E sulla Guida illustrata della Val di Pesa di Torquato Guarducci, vi si descrive un brutto episodio accaduto nel 1830: “Il Comune volle ridurre questo pozzo allo stato in qui si trova al presente, scavandolo per allacciare diverse polle che si ritenevano esistenti; e nel mandare ad effetto questi lavori si ebbe a lamentare un disastro che costernò profondamente la popolazione”.

“Intrapreso lo scavo – prosegue Guarducci – dato a cottimo per poche lire e condotto senza regola né direzione tecnica dai muratori Del Re, la sera del 21 agosto, appena avvenuto il passaggio di un pesantissimo carro tirato da quattro muli, una parte del pozzo franò. Tre operai (Gaetano Raspollini diciassettenne, Zeno Daly e Francesco degli Innocenti ammogliati con prole) rimasero sotto le macerie e visser più giorni perché difesi dal primo ponte”.

“Ogni tentativo per salvare quei miseri fallì – scrive ancora – e solo dopo parecchi giorni, potevano essere estratti i cadaveri”.

Torniamo alla descrizione sulla targa in latino posta sul pozzo,che non fa riferimento alcuno alla disgrazia. Ma vi si legge: “Anno 1830 Pozzo a causa dell’estrema penuria di acqua, tentando di scavare più profondamente fu trovata con felice esito una vena abbondantissima di acque. Il pozzo fu restaurato per la pubblica utilità e a spese pubbliche essendo state realizzate le fondamenta con un’opera di rafforzamento per dargli un aspetto più capiente e comodo. Il Promotore, Angelo Meucci”.

Insomma, questo è un pezzo di storia che non dobbiamo dimenticare.

E per questo pensiamo che dobbiamo dare a quel pozzo, che ha dissetato fino a pochi anni fa il popolo di San Casciano, la sua dignità.

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