Anti riforma-Bcc, Articolo 2: “La nostra una iniziativa di verità e correttezza”

Le risposte del presidente Antonio Fusi: anche sul rapporto con ChiantiBanca, gli sms sui cellulari dei soci, ...

SAN CASCIANO – Antonio Fusi, sancascianese, "storico" dipendente della Banca del Chianti Fiorentino e di ChiantiBanca poi. 

 

In pensione, ma sempre molto attivo (è, ad esempio, coordinatore e segretario generale di ChiantiMutua, la mutua di ChiantiBanca), è lui il presidente dell'Associazione Articolo 2, che giovedì 13 settembre ha organizzato il convegno all'Obihall di Firenze per quello che doveva essere il punto massimo della protesta degli anti-riforma Bcc.

 

Ed è proprio a lui che chiediamo una valutazione sia sul convegno, sia sulle tensioni della vigilia. "Addio Bcc? Blocco quote sociali?": questi gli interrogativi, a dire poco pesanti, con i quali l'associazione stessa presentava la serata.

 

Fusi, come valuta l'esito del convegno di giovedì 13 settembre?

 

"Estremamente positivo per l'adesione, oltre 1.000 presenze, 3.350 contatti in streaming e una diffusa partecipazione da tutta Italia di rappresentanti di BCC, CR e Raiffeisencasse, sindacati, associazioni di categoria. Certamente il convegno ha rappresentato una cesura nell'immobilismo riscontrato sino ad oggi tra la base causato principalmente dalla mancata informazione. E' davvero singolare che i cda delle Bcc non hanno ancora mai potuto disporre, tanto meno analizzare e discutere, i patti ed il nuovo statuto che regoleranno i rapporti con la capogruppo e che dovrebbero essere obbligatoriamente approvati a breve dalle assemblee dei soci pena la revoca della licenza bancaria".

 

Come mai non erano presenti i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle?

 

"Il ministro Fraccaro aveva ufficialmente confermato per tempo la partecipazione e solo pochi giorni prima, la sua segreteria ci ha comunicato che sarebbe stato sostituito dal viceministro dell'Economia e Finanze Laura Castelli, titolare tra l'altro di specifiche deleghe sulla materia del Convegno. Nello specifico il portavoce del ministro Fraccaro ci ha voluto precisare che ciò non doveva assolutamente essere letto come un disimpegno del ministro, che ha invece manifestato posizioni critiche sulla riforma Bcc anche da semplice parlamentare M5S. Solo in tarda mattinata di giovedì 13, poi la segreteria dell’onorevole Laura Castelli mi ha personalmente comunicato che, stante il sicuro procrastinarsi dei lavori in aula per il "milleproroghe", la viceministro non sarebbe riuscita a partecipare. Ricordo comunque che Alberto Bagnai prima del suo intervento ha voluto esplicitamente ricordare che l'attenzione ai temi del nostro convegno mostrata dalla presenza di esponenti della Lega è pienamente condivisa dal M5S".   

 

Si aspettava una presa di posizione così ultimativa, in merito a un percorso ormai chiuso sulla riforma, da parte della Lega (Bagnai)?

 

"In verità il senatore Bagnai non ha "preso posizione", ha correttamente ricordato in quale punto si trova oggi questa riforma ed è innegabile che, per dirla alla toscana, siamo "alle porte coi sassi". Questo comunque non incide sugli obiettivi primari del convegno, che non ha mai avuto la presunzione di fermare la riforma bensì quella di offrire ai veri portatori di interesse, ovvero i soci delle Bcc, informazioni libere e corrette sui tanti, troppi, aspetti sottaciuti di una riforma che resta "infelice" se non altro perché dall'alto si è voluto imporre il modello con al vertice una Spa che, come hanno ampiamente ben spiegato tutti gli autorevoli relatori (Capriglione, Onida, Sacco Ginevri e Giacchè) è incoerente con le esigenze operative di una banca locale ed in particolare di una Bcc che non sarà più in grado di dare valore ai territori. Bagnai ha però anche fatto un plauso agli organizzatori per la mobilitazione, non solo in ambito locale".

 

 

Pensa che a questo punto, con la formazione dei gruppi ormai ineludibile (come ha detto Bagnai stesso), la partita sia chiusa? Come è possibile immaginare di rimettere tutto in discussione a riforma attuata? A capogruppo operative?

 

"Ribadisco che la nostra è stata una iniziativa di verità e correttezza informativa in primo luogo verso tutti i soci del credito cooperativo, ma anche rivolta ai rappresentanti delle Bcc. I tanti messaggi e le molteplici manifestazioni di consenso ricevute, nonché la presenza al convegno di presidenti, consiglieri e direttori provenienti da molte regioni d’Italia, testimoniano che le tesi di Articolo 2 sono molto più condivise dalla base di quello che l’establishment del credito cooperativo ha cercato sino ad oggi con ogni mezzo (anche ricorrendo a “verità non dette”) di farci credere. Se un legittimo e democratico coinvolgimento della base fosse stato fatto per tempo sono certo che la riforma si sarebbe indirizzata sulle possibili alternative evidenziate al convegno che sarebbero state anche più efficaci e certamente più coerenti ai bisogni dei territori, come dimostrano le soluzioni attuate da altri paesi europei come la Germania, l’Austria, Spagna. Personalmente ritengo che ci sia sempre tempo per cambiare le cose in meglio se c’è unità di intenti, forte determinazione e lo scopo sia giusto".

 

E' innegabile il legame della vostra associazione con ChiantiBanca: pensa che l'attività dell'associazione Articolo 2, soprattutto in queste ultime settimane, possa avere in qualche modo reso più difficile l'attività della banca stessa? Dei suoi dipendenti?

 

"E' assolutamente errata ed impropria qualsiasi ipotesi di collegamento tra la nostra associazione e ChiantiBanca. Articolo 2 è una semplice associazione a carattere nazionale aperta a tutti i soci di BCC, CR e Raiffeisencasse che ne condividono lo statuto (disponibile sul sito www.associazionearticolo2.it). Ha come scopo quello di preservare e sviluppare i valori fondamentali del credito cooperativo, attraverso l'organizzazione di attività informative e formative, culturali e ricreative; in sintesi come mi piace dire "cerca di bagnare le radici della pianta dei valori cooperativi" che altrimenti rischia di seccare. ChiantiBanca invece, e qui ci vuole assoluta serietà, è una impresa bancaria, disciplinata anche da leggi e normative specifiche, vigilata da regolatori, con un governance assolutamente impermeabile a qualsiasi "legame" esterno. Articolo 2, ha ben chiaro tutto ciò ma al contempo rivendica la propria libertà e correttezza di informazione. Tra nascondere e dire la verità ai soci del credito cooperativo, noi siamo per la verità anche se questa può essere spiacevole o non gradita".

 

A questo proposito, ci sono rapporti fra ChiantiBanca e l'associazione che lei presiede?

 

"Se con vigore affermiamo che nessun legame esiste con ChiantiBanca, con altrettanta forza possiamo dichiarare che i rapporti interpersonali tra gli esponenti di Articolo 2 e ChiantiBanca sono improntati alla massima cordialità, con alcuni anche di amicizia. D'altronde il nucleo principale dei soci fondatori dell'associazione sono pur sempre anche soci ChiantiBanca e, tra l'altro, Articolo 2 non ha mai nascosto di aver sostenuto nell'ultima tornata elettorale la lista composta dai membri dell'attuale Cda".

 

Lei sarà al corrente del fatto che molti soci ChiantiBanca si sono infastiditi per gli sms di invito al vostro convegno arrivati sui loro telefoni cellulari. Tanto da essersi chiesti chi abbia fornito i loro dati a chi li ha inviati: lei può dare una risposta a questo interrogativo?

 

"Il fatto non mi risulta. Per la promozione del convegno, l'associazione ha dato incarico a società specializzate che hanno elaborato e realizzato un piano di comunicazione che ha utilizzato vari canali oltre ai social".

 

 

Scusi Fusi, ma come concilia questo "fervore anti riforma", da parte sua e di molti che compongono l'associazione che presiede, a fronte, ad esempio, del lavoro svolto nei mesi scorsi a sostegno dell'adesione di ChiantiBanca a Iccrea? C'è un momento preciso in cui ha scoperto tutto questo "oscurantismo" nei confronti della riforma? Una sorta di consapevolezza improvvisa? Quella che lei chiama "iniziativa di verità e correttezza informativa nei confronti dei soci" poteva allora iniziare prima di portarli a votare in massa pro Iccrea?

 

"Il nostro "fervore" come lo definisce, non è contro una riforma, che ho già detto è necessaria ed auspicabile, ma contro questo modello di riforma che non consentirà alle Bcc di  svolgere il proprio scopo mutualistico a sostegno dell'economia dei territori. Le criticità ed i forti dubbi di incostituzionalità dell'attuale riforma valgono in modo paritetico per entrambe le costituende capogruppo SpA, ovvero  Iccrea e Cassa Centrale. A dicembre del 2017 ho votato si ad Iccrea insieme ad altri 1.711 soci (su 2.088 voti validi) che ho difficoltà a pensare non abbiano esercitato il loro voto in autonomia e coscienza. Da convinto cooperatore ho sempre ritenuto un cattivo esempio la divisione interna esistente nel credito cooperativo (due sistemi informativi, due centrali di servizi, ecc) e la bilancia a favore di Iccrea è stata mossa solo dalla sommatoria di diversi fattori. Una scelta che comunque rifarei. Si, è vero, Articolo 2 avrebbe "potuto" muoversi prima per studiare la Legge ed informare correttamente i soci, ce ne scusiamo anche se non sarebbe stato compito nostro. Gli organismi rappresentativi del movimento e le due costituende capogruppo, che invece avrebbero come scopo primario quello di tutelare gli interessi dei soci e delle Bcc, avrebbero "dovuto" informare ma non l'hanno fatto".

 

Chiudiamo con il capitolo quote sociali: l'associazione nel presentare il convegno ha battuto molto forte sul tasto della possibile non rimborsabilità delle quote a causa dell'ingresso nelle holding. Tanto che molti soci si sono allarmati: ma lo stesso professor Onida, nel suo intervento, pur precisando profili di eventuale incostituzionalità sull'obbligo di adesione, ha invece sottolineato che per quanto riguarda il rimborso delle quote sociali non ci sono problemi in questo senso (citando la Corte Costituzionale). Insomma, tanto rumore per nulla?

 

"Le parole del professor Onida vanno addirittura a rafforzare la criticità da noi evidenziata riguardo alle prospettive delle quote sociali all'interno della riforma. Citando una recente sentenza della Corte Costituzionale, il professor Onida ha voluto solo precisare che avere il diritto di recesso non equivale ad avere automaticamente anche la certezza dei rimborso. Questo, già adesso può avvenire, per scelta del Cda o imposizione della Vigilanza, in caso di deterioramento dei parametri patrimoniali e sarà presumibilmente (purtroppo ancora non si conoscono i contenuti dei patti) ancora più probabile con l'avvio del Gruppo per la cui sostenibilità patrimoniale sono indispensabili tutte le quote versate dai soci delle BCC aderenti. Se così non fosse, per quale motivo l'art. 2 delle Legge 49/2016 avrebbe mai abolito il diritto di recesso sancito nell'art. 2437 del Codice Civile per chi non partecipa o vota contrario a modifiche statutarie? Articolo 2, è avversa ad ogni forma di allarmismo, tanto che la questione delle quote sociali, a noi nota da tempo ma mai esplicitata in nessuna informazione circolata, abbiamo voluto renderla nota solo dopo che gli organismi del movimento avevano continuato a tacere sull'argomento, disattendendo a nostro avviso il loro ruolo di rappresentanza degli interessi della base del credito cooperativo. Riguardo poi ai profili di incostituzionalità, mi pare che il professor Onida ci sia andato giù pesante ravvisando, oltre a quelli riferiti all'obbligatorietà dell'adesione (in contrasto con art. 18 della Costituzione) anche quelli riferiti alla preminenza della cooperazione senza fini di lucro e dell'attività economica con finalità sociali (art. 45 e 41 della Costituzione) sulle altre, pur legittime, forme di organizzazione economica come può essere la capogruppo Spa, che invece nel "modello" proposto dalla riforma sovrasta gli scopi e gli obiettivi delle imprese cooperative aderenti".

di Matteo Pucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...