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mercoledì 17 Agosto 2022
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    La meraviglia delle donne nell’arte nel Caffè Letterario con Mesi Bartoli al circolo Mcl di Mercatale

    Una carrellata emozionante fra donne che hanno dedicato la loro vita all'arte. Ad ogni costo. Presente anche il parroco, don Francesco Bolognesi

    MERCATALE (SAN CASCIANO) – Dopo l’annullamento dell’evento a marzo scorso, a seguito del lockdown per Covid-19, finalmente lunedì 20 luglio si è svolto l’incontro dedicato alle donne nell’arte a cura di Mesi Bartoli, presso il circolo Mcl “Don Giovannini” di Mercatale.

    “Una chiacchierata tra amici” come la definisce Mesi. Che a partire dal 1500 fino al secolo scorso, ha passato in rassegna i nomi più illustri della pittura (e non solo), per far emergere, più che gli aspetti stilistici delle artiste, la loro vita dedicata all’arte ad ogni costo.

    Donne di tutti i ceti sociali, suore e libertine, aristocratiche e rivoluzionarie, che hanno trovato in momenti storici diversi un rifugio nell’arte, una ragione di vita o semplicemente un mezzo per raccontare se stesse.

    Presenti all’incontro una trentina di affezionati del Caffè Letterario mercatalino: tra questi il parroco di Mercatale don Francesco Bolognesi, la presidentessa del circolo Sabrina Morandini e Caterina Musciotto, volontaria del circolo.

    “Si comincia con Properzia de’ Rossi – ci spiega Mesi – che nel 1500 a Bologna era una scultrice ed intagliatrice di gemme e Giorgio Vasari la definisce la femina scultora virtuosa con le tenere e bianchissime mani nelle cose mecaniche fra la ruvidezza de’marmi e l’asprezza del ferro”.

    “Poi – prosegue – Suor Plautilla Nelli, che nella Firenze del 1500 dipingeva nei suoi quadri tutte figure femminili, le uniche che le era dato osservare nel suo convento di clausura”.

    A cavallo tra il 1500 e gli inizi del 1600 Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana furono altre due pittrici di rilievo del tempo: ritrattista apprezzata da Michelangelo la prima, bravissima nella riproduzione delle trine degli abiti la seconda.

    Ma veniamo all’artista che è diventata l’emblema della pittura al femminile: Artemisia Gentileschi (1593-1654).

    “Lei – spiega Mesi – lavora fin da giovanissima nella bottega del padre Orazio a Roma, dove apprende la tecnica della pittura e probabilmente conosce qui anche Caravaggio, al quale più avanti si ispirerà nei suoi quadri per il gioco di luci ed ombre”.

    “A diciotto anni – prosegue – il padre la fa entrare nel laboratorio di un certo Agostino Tassi, un pittore non talentuoso e un poco di buono che infatti il 6 maggio del 1611 violenta Artemisia”.

    Mandato a processo per lo stupro della giovane, non subirà in realtà nessuna pena reale se non quella di allontanarsi da Roma, ma Artemisia al contrario porterà quella cicatrice dentro di sé tutta la vita. E nei suoi quadri rappresenterà spesso scene di violenza, di sangue come nell’opera “Giuditta che decapita Oloferne”.

    Una registrazione audio di Rosanna Gentili regala al pubblico la testimonianza che allora Artemisia dette al processo contro il suo aggressore, lasciando tutti interdetti per la violenza subita, così bene descritta.

    E’ una sorta di traversata nella storia quella che fa Mesi: “Passando per Giovanna Garzoni, Rosalba Carriera, ed Angelica Kauffmann, tutte artiste del ‘700, si arriva a Nathalia Goncharova, russa, conosciuta al grande pubblico per la mostra a Palazzo Strozzi dello scorso anno”.

    “Una donna impegnata anche politicamente – la descrive Mesi – che fu incarcerata diverse volte e che risente nei suoi quadri dell’influenza cubista, senza mai rinunciare a raccontare il suo Paese”.

    E’ un piacere ascoltare Mesi Bartoli: “C’è poi Tamara de Lempicka, donna aristocratica che amava ritrarre la bella società del suo tempo, vicina al movimento futurista ed anche amica di Gabriele D’Annunzio”.

    Kiki de Montparnasse è un’altra donna da citare in questa carrellata di artiste celebri, perché come modella parigina degli anni ’20 diventò la musa ispiratrice del compagno Man Ray. “Le violon d’Ingres” è una delle sue foto tra le più celebri nella storia della fotografia.

    Peggy Guggenheim è sicuramente un’altra donna importante nella storia dell’arte contemporanea, grande mecenate per tutta la sua vita.

    Raccogliendo l’eredità del nonno Solomon, Peggy raccolse centinaia di opere in giro per il mondo e a Venezia, a palazzo Venier, creò una collezione ancora oggi apprezzatissima.

    “Voglio concludere – sottolinea Mesi – con Frida Kalo, una donna sfortunata che per un terribile incidente giovanile ha sofferto pene fisiche per tutta la vita. Nei suoi quadri il contrasto tra la gioia e la sofferenza sono sempre presenti come nel suo Autoritratto con collana di spine”.

    “Ma – conclude Mesi – una settimana prima di morire dipinse un ultimo quadro: una natura morta raffigurante cocomeri rossi e su una fetta scrisse: Viva la Vida”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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