MERCATALE (SAN CASCIANO) – Sono stati (e sono) giorni pesantissimi per Mercatale. Mercoledì 4 luglio, in un pomeriggio torrido, tutta la comunità ha detto addio a Matteo nella chiesa di Santa Maria.
Dieci anni da compiere, una lotta durissima contro una malattia che lo ha visto soccombere. Ma non sconfitto. Lui e i suoi familiari, tutti quelli che li hanno sostenuti, hanno lottato come leoni. Fino all'ultimo secondo.
Quello a Matteo è stato un addio che non dovrebbe esistere. Un qualcosa di irreale che non dovrebbe accadere. Ma purtroppo è stato reale. Purtroppo è accaduto.
"A salutarlo – dice babbo Leonardo – ci sono stati gli archibugeri del calcio storico fiorentino con il presentat'arm. I compagni di Matteo vestiti da calcio, ognuno con una rosa".
"I compagni di scuola – racconta ancora Leonardo – che lo salutavano con un messaggio e lanciando i palloncini bianchi. Il cartellone alla scuola, grande grande, che lo salutava al grido dei compagni di squadra che usavano, prima di entrare, per incoraggiamento a Matteo: 1, 2, 3 Matteo olè".
"Stiamo aprendo – conclude il babbo – una associazione in sua memoria. Per il momento però chi volesse contribuire può farlo sostenendo l'associazione Noi per Voi al servizio dell'ospedale pediatrico Meyer, con la causale In memoria di Matteo Coveri".
Ed è lo stesso Leonardo ad affidarci il testo che trovate qua sotto. Lo ha scritto una vicina di casa di questa famiglia mercatalina che ha dovuto affrontare l'impossibile. Un testo che ci racconta quanto amore e quanto rispetto ci sia stato. Quello di una comunità vera.
C’è qualcosa di indecente nella morte di un bambino, qualcosa di innaturale e incomprensibile.
Mercatale in questi giorni ha vissuto un lutto troppo grande per una piccola comunità. Per un anno e mezzo tutti abbiamo sperato, pregato, ci siamo stretti intorno ad una famiglia meravigliosa.
E ora la tragedia ha avuto il suo epilogo. Tante cose ho visto in questi due giorni in cui Matteo è tornato in paese.
Mi ha colpito il silenzio irreale della piazza: martedì doveva essere giorno di festa per i bambini, giochi e divertimento. Ma come hanno scritto gli organizzatori del Mercantiere che hanno rimandato la festa “martedì era il giorno di Matteo e dovevamo fare silenzio”.
E il silenzio della piazza è stato davvero irreale: non i soliti bambini schiamazzanti, non i soliti adolescenti confusionari, niente grida, poche persone silenziose sedute ai tavolini dei bar e poi quel via vai muto e composto dentro la chiesa.

E quante cose ho visto in quella chiesa: ho visto prima di tutto una famiglia stanca e provata dal dolore ma composta, dignitosa e serena. Ho visto una forza che solo una fede salda può dare in momenti del genere.
Ho visto una ragazzina di 14 anni che strusciava il suo viso a quello del fratello sempre col sorriso sulle labbra, ho visto il pediatra piangere e mormorarmi con la voce rotta: “è la prima volta che mi muore un bambino”.
E poi ho visto compagni di scuola, maestre, professori, il preside, l’assessore, i custodi, i negozianti, i colleghi di lavoro, gli amici, i piccini della squadra di calcio, persone tornate dalle ferie o venute da lontano, semplici conoscenti.
Ho visto un biglietto su quella piccola bara bianca scritto in stampatello maiuscolo e con la grafia incerta di un bimbo piccolo che diceva: “Ti prego Gesù guarisci Matteo… Grazie Gesù di aver guarito Matteo”.
Ecco io penso che in questo biglietto ci sia la risposta a tutte le nostre domande. Spesso i bambini sanno vedere più lontano di noi adulti. Una cosa non ho visto in quella chiesa, non ho visto la morte.
Perché i bambini non muoiono mai, i bambini si trasformano in angeli. Da qualche parte nel mondo sono sicura che sta nascendo un bambino e che nostro Signore lo sta affidando ad un angelo custode bellissimo, con un sorriso meraviglioso, due splendidi occhi azzurri e un buffo ciuffo biondo.
Ciao Matteo".
di Redazione
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