SAN CASCIANO – Il presidio di Libera “Emanuela Loi” di Sant’Andrea in Percussina da tre anni s’impegna coinvolgendo le scuole a istituire il premio “Emanuela Loi”.
Per l’anno 2019, per la prima volta, sono stati coinvolti gli alunni delle classi V della primaria "Machiavelli" di San Casciano, con dei disegni sul tema sulla mafia.
La premiazione si è svolta al Cinema Teatro Everest. Qui, oltre a Monica Cini, referente del presidio Libera di Sant’Andrea in Percussina, e ai membri Laura Puccioni, Adriana Parella, Lucia Giunti, Marisa Mori e Massimo Torricelli, le insegnanti e gli alunni, è stata invitata una persona davvero speciale.
Margherita Asta, che con semplicità si è rivolta ai giovani studenti raccontando la storia dei suoi fratelli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta, di 6 anni, e di sua mamma Barbara Rizzo, di soli 31 anni, rimasti vittime dell’attentato dinamitardo di Pizzolungo, nel trapanese, il 2 aprile 1985, organizzato allo scopo di uccidere il magistrato Carlo Palermo.

"Giuseppe e Salvatore erano gemelli – ha raccontato Margherita Asta – ma erano completamente diversi, sia caratterialmente che fisicamente. Giuseppe aveva i capelli lisci ed era bruno, mentre Salvatore era biondo con i capelli ricci".
"Quella terribile mattina del 2 aprile 1985 – ha ricordato – mentre facevano colazione si misero a litigare per un paio di pantaloni. Per questo facemmo tardi e, a differenza delle altre mattine, per evitare anch’io di fare tardi a scuola (avevo 10 anni) decisi di andare con una vicina di casa. Se oggi sono qui a raccontarvi cosa avvenne quella mattina è grazie alla causa del litigio dei miei fratelli che mi salvarono la vita".
"Ebbene – ha proseguito – lungo la strada che da Pizzolungo porta a Trapani, destino, fatalità, casualità, volle che mia madre fu sorpassata dall’auto del giudice Carlo Palermo all’altezza dell’autobomba. E quando le tre auto (l’autobomba, la macchina del giudice e quella dove c’era la mia mamma con i miei fratelli) furono allineate, in quell’istante fu azionato il telecomando che innescò l’esplosione".
"La macchina di mia madre – ha raccontato ancora – fece così da scudo a quella del giudice, che rimase ferito, così come i quattro agenti della scorta, Salvatore La Porta, Rosario Maggio, Antonio Rugginello, Raffaele Di Mercurio".
Un dramma della follia mafiosa: "Alle 11 entrò nella mia classe la bidella dicendomi di prepararmi per andare a casa. Non nascondo che ero contentissima, ma quando arrivai, accompagnata dalla segretaria del mio babbo venuta a prendermi, non trovai ad aspettarmi la mia mamma, ma mi venne incontro mia zia. Mi portò in una stanza dicendomi che era successo un incidente e la mamma e i miei fratelli a causa dell’incidente erano volati in cielo. Quello è stato sicuramente il momento più brutto della mia vita".

Margherita Asta ha poi proseguito il racconto dicendo che fare memoria è accendere i riflettori e conoscere la storia del nostro Paese, che è anche rappresentata da tutte le vite di innocenti vittime di mafia, che nel momento della tragicità sono diventate parte della storia.
E i lavori fatti dagli alunni, con i loro disegni, sono un piccolo passo che permetterà in età adulta di scegliere di stare dalla parte della giustizia e della legalità.
Tante le domande degli studenti rimasti colpiti dal racconto di Margherita Asta, dopodiché è arrivato il momento dell’assegnazione del premio “Emanuela Loi”, aggiudicato alla classe V B per la migliore realizzazione delle “Carte della Legalità”.
A ritirare l’attestato, insieme a tutti i suoi alunni, la maestra Francesca Marcucci. Che ha lasciato la parola a un alunno manifestando la felicità per il premio: "Oggi abbiamo vinto tutti – ha detto – perché abbiamo avuto la possibilità di ascoltare Margherita che ci ha donato il racconto della sua vita".
Premio con menzione speciale è stato assegnato a Charlotte, della classe V C. Margherita ha donato alla scuola anche un suo libro scritto assieme a Michela Gargiulo “Solo con te in un futuro aprile” (Editore Fandango Libri).
Per la cronaca: dopo trentaquattro anni dall’attentato non sono stati trovati i colpevoli.
di Antonio Taddei
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